"SONO GAY, NON MALATO"

di

Convincere i genitori della nostra normalità

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Sono un ragazzo 17enne ed ho scoperto di essere gay all’età di 14 anni. All’inizio per me era un gioco ma poi, quando cominciai a prendere coscienza della cosa, fu per me un vero e proprio dramma. Dopo ogni rapporto reprimevo me stesso, vomitavo, non avevo il coraggio di guaradrmi allo specchio e mi disperavo; decisi di dirlo a mia cugina e lei lo rivelò a mia madre e mia sorella. Fu un’esperienza bruttissima e alla fine decisi di mia volontà di andare dallo psicologo e così loro si calmarono.

Col passare del tempo, però, mi accorsi che ciò che era dentro di me era uno status immutabile del mio essere e che pertanto dovevo necessariamente accettarlo. Ho cominciato, quindi, a cercare storie con ragazzi; storie d’affetto e d’amore che si sono rivelate veri e propri buchi nell’acqua. Una di queste storie l’ho anche scritta in un racconto che ha riacceso in mia madre i dubbi che credevo rimossi. Da lì è cominciata la mia odissea famigliare!!! Sono controllato a vista, tutta la libertà che avevo è svanita, mi fanno mille domande del tipo "con chi esci?", "Dov’eri?", "che facevi?", "chi era quello?" ed io non ne posso più.

Gli ho chiaramente spiegato che quella è la mia natura e che io non posso farci niente. Gli ho ribadito che a loro ho sempre detto tutto e che avrei continuato a farlo. Per tutta risposta mi hanno detto di trovarmi una tipa e di far finta che sto con lei, mi hanno detto che non vogliono sapere niente, che non devo cercarmi storie gay, che se voglio posso fare sesso con chi mi pare ma che devo rimanere single.

Ma io non cerco sesso… voglio solo affetto e questo loro non lo capiscono. Mi vedono come uno che deve cambiare e che contro la sua volontà deve stare con un ragazza. La cosa che più mi sconvolge è il fatto che loro non pensano affatto a jme e che si preoccupano solo di cosa la gente potrebbe pensare nei loro riguardi se sapesse che sono gay (sono stati loro a dirlo!). Io sono cresciuto con una mentalità molto aperta, senza pregiudizi e per tanto le violenze psicologiche che compiono su di me mi lasciano incredulo ed allibito. Non riesco più a far nulla.

Sono sempre nervoso perché trovo solo gente che vuole sesso e perché le cose ultimamente mi vanno male e loro non fanno altro che aggravare le cose; non riesco più a pensare a riflettere in questa Calabria ostile e pregiudizievole… per questo motivo ho prenotato una visita psichiatrica per far capire ai miei che l’omosessualità non è una malattica psichica. Fortunatamente finita la scuola andrò a vivere e a studiare da solo a Firenze dove spero di trovare maggiore libertà. Ma adesso cosa faccio? Come faccio a vievere altri nove mesi qui, dove i gay si nascondono? Come faccio a sopportare i miei? Perché, nonostante la mia sincerità e lealtà nei loro confronti, i miei non capiscono?

Vi prego aiutatemi!!!

Caro Massimo (immagino che questo sia il tuo nome),

La tua lunga lettera, piena di voglia di sincerità, di potere amare ed essere amato, ma che di contro spiega il tuo imbatterti in incomprensione ed ipocrisia da parte della tua famiglia, mi ha veramente commosso e mi ha convinta sempre di più di quanto sia necessario poter raggiungere tutte le famiglie, capillarmente, per spiegare come l’omosessualità non sia una malattia: l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) l’ha depennata dalla lista delle malattie psichiatriche nel 1993, dopo l’evidenza che la sua condanna era basata sulla prevenzione, sui pregiudizi, su falsi dettami di molte religioni.

Esistono milioni di persone omosessuali, più o meno velate in base al luogo di residenza – dove la mentalità è più chiusa ed arretrata è difficile aprire un discorso di apertura alle diversità- ed in base al bisogno personale di sincerità e di stima di se stessi per chi si è in realtà.

Forse il tuo momento negativo ti porta però ad essere più pessimista: vedrai che quando troverai l’amore vero tutte le sofferenze legate al rifiuto di riconoscerti da parte della famiglia, andranno in secondo piano. È chiaro che noi tutti vorremmo amore, affetto e riconoscimento da parte dei nostri cari, ma non disperare, tutto sommato mi pare di capire che i tuoi ti vogliono bene, temono solo che tu finisca in mano di qualche maleintenzionato, come in realtà ne esistono in circolazione: i ragazzi come te ci sono, ma non hanno il tuo coraggio di essere sinceri, di riconoscersi e di farlo sapere agli altri: anche loro saranno alla ricerca di un affetto, come del resto è umano pensare.

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