SCEGLIERE LA CASTITA’

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Alla fine di un percorso di riavvicinamento alla Chiesa, un lettore si confessa: "Ora ho paura di addentrarmi in questa strada". Risponde l'esperto: "Dio non vuole che tradiamo...

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Ciao, mi chiamo Pierluigi e sono un ragazzo di 25 anni. Ho vissuto il rapporto tra fede ed omosessualità inizialmente male poi un po’ meglio comprendendo di non dover rinunciare alla mia sessualità perchè è un dono di espressione dell’amore. Mi sono costruito una mia fede personale che mi stava bene ma che si contrastava con il dettato ecclesiastico. Stavo quindi in continua tensione alla ricerca della Verità: “Cosa è giusto per me?”. Ho avuto momenti in cui mi sono arrabbiato con la Chiesa, con il Vaticano
Poi, recentemente, ho sentito la necessità di un confronto diretto con un prete. Ho scelto il Parroco della mia Parrocchia con il quale mi sono scambiato delle e.mail in cui lui mi ha scritto: “ti voglio bene così come sei”. Questo mi ha spinto ad andare a conoscerlo e lui mi ha accolto amichevolmente con una grande sensibilità e rispetto e mi ha offerto la sua amicizia. Io sono stato molto contento di questo, ed abbiamo continuato a confrontarci l’un l’altro alla pari. Abbiamo parlato in generale di quello che la Chiesa Ufficiale afferma sull’omosessualità e cioè che non si condannano gli omosessuali ma solo gli atti di omosessualità, i quali si considerano atti disordinati perché non sono atti per Dio non essendo finalizzati alla procreazione. Da li la comprensione che ogni realtà deve essere finalizzata a Dio anche mediante le altre persone. Io ho riflettuto pensando che l’espressione della mia sessualità è un atto d’amore verso un’altra persona e quindi verso Dio. Ma Dio afferma che la sessualità serve come atto unitivo e contemporaneamente procreativo, mi manca il secondo e quindi è un atto disordinato? Anche se lo fosse non mi preoccupa perché è quindi disordinato anche l’atto sessuale tra una coppia eterosessuale sposatissima che non usa addirittura anticoncezionali ma che fa l’amore nei periodi non fecondi, o una coppia sterile…
A questo punto mi accontenterei di questi paragoni per acquietarmi un po’ affermando semplicemente che per seguire alla lettera il messaggio cristiano dovremmo essere tutti dei santi. Quindi, tutti noi omosessuali ed eterosessuali… viviamo con un po’ di flessibilità rispondendo alla nostra coscienza. Arrivando a questo punto il mio amico prete mi dice che concludendo così, la flessibilità diventerebbe un compromesso per terminare il confronto e quindi evitare un’eventuale crescita personale. A questo punto ho paura! Ho paura di addentrarmi in un percorso di crescita che mi possa portare in seguito a dare alla mia sessualità un altro significato e a scegliere poi anche felicemente e serenamente l’eventuale castità. Ho paura che arriverò a quella serenità di vita da me sempre sognata ma che metterà in discussione totalmente il mio pensiero attuale , la mia idea odierna che è giusto vivere completamente la sessualità. Mi sento strano, combattuto, non so se rimanere sui miei passi o andare avanti dato che sento che mi manca qualcosa e da quando conosco questo prete mi sento più sereno, fiducioso. Prima stavo osservando il quadruccio di San Francesco che lui mi ha regalato ed ho provato una bellissima sensazione, mi sono sentito di nuovo vicino a Dio.
Grazie tanto dell’ascolto, scusate se la lettera è un po’ lunga e spero di essere stato chiaro.
Pierluigi

Caro Pierluigi,
sono contento che tu abbia trovato accoglienza e dialogo con il tuo parroco. E’ già un atteggiamento da apprezzare.
Vedo che tu sei ad un punto importante della tua vita in cui si è accesa dentro di te una “disputa” di non lieve conto: “Concentrarmi sulla castità o cercare quel qualcosa che mi manca?”
Voglio dirti quello che penso con tutta semplicità e schiettezza, basandomi anche sull’esperienza di questi quarant’anni di esperienza e di studi biblici.
1) Oggi molti studiosi delle Scritture negano che si possa usare la Bibbia per condannare l’omosessualità. Chi usa la Bibbia a suon di citazioni, estratte qua e là dal testo, compie un’operazione semplicistica e falsificante. Se vuoi posso fornirti una bibliografia immensa (se desideri puoi comunque già trovare una “bibliografia minima” sul nostro sito internet www.viottoli.it nella sezione “Fede e omosessualità”).
2) Purtroppo (qui non sono d’accordo con il tuo parroco) il magistero della chiesa non può mettersi al riparo dicendo che condanna solo gli atti omosessuali. Questa è oggettiva ipocrisia, anche se dette in buona fede da alcuni preti. L’omosessualità o è accettata nella sua realtà di emozioni, sentimenti, affetti e sessualità o è condannata (cioè vista come comportamento disordinato). In realtà la chiesa ufficiale (lo scrivo con grande dolore) è una delle più spietate componenti della persecuzione “mascherata” dei gay e delle lesbiche. Esiste, infatti, la persecuzione dei roghi, del disprezzo e dell’oltraggio, ma esiste anche quella pratica ecclesiale fatta di “compassione”, di “comprensione”, di “accoglienza misericordiosa” che è un modo viscido e tipicamente religioso di emarginare gli omosessuali, di farli sentire un po’ inferiori, quasi malati … La sostanza è che li si colloca sempre un gradino sotto gli eterosessuali.
3) Che cosa c’è sotto questo atteggiamento? C’é una ossessione filosofico – teologica tramontata da tempo tra chi, come me, si occupa a livello di studi rigorosi del vissuto degli omosessuali. Sopravvive la vecchia idea, ormai seppellita da migliaia di ricerche, che l’eterosessualità sia “naturale” e l’omosessualità “contro natura”. Spero che tu abbia letto e studiato quanto sia privo di fondamento questo “pregiudizio” che viene ancora difeso, divulgato e predicato come deviante dalla Bibbia e dalla scienza. Parlare oggi di omosessualità nei termini di “contro natura” è pura e semplice ignoranza che occorre smascherare. Leggiti il libro di Paolo RIGLIANO “Amori senza scandalo” (Feltrinelli). Ma sotto questa dottrina della chiesa ufficiale c’è anche il sospetto per tutto ciò che è gioia, piacere, corpo che non sia rigidamente inquadrato nello schema patriarcale ed eterosessuale. Leggiti due libri di teologia che ti illumineranno: “Il posto dell’altro” (Edizioni La Meridiana) e “Bibbia e omosessualità” (Edizioni Claudiana).
4) La castità non è “astensione dall’esercizio della sessualità”, ma è quell’orientamento di vita che non separa i sentimenti, gli affetti, la ricerca di un amore fedele dall’esercizio della sessualità. Penso che un gay credente possa vivere in tutta tranquillità la sua esperienza d’amore con un altro gay e possa vivere contemporaneamente la sua piena esperienza di fede. Non c’è da confessare la vita omosessuale e non è affatto il caso di tenersi lontano dall’eucarestia
5) Stai attento a chi consiglia ai gay un sentiero di castità ascetica. E’ una via che può essere praticabile per chi la sceglie con tutto se stesso e la vive con serenità, ma non è segno di maggiore fede. Farsene un impegno lottando contro quel “qualcosa che manca” (un amore in cui ci sia anche la bellissima esperienza dell’intimità sessuale) conduce alla sofferenza, al tormento, spesso alla malattia. Vorrei dirti: ascolta il tuo cuore e il tuo corpo. Non fare l’asceta. Gesù ti vuole gioioso, amante, felice. L’omosessualità è un dono di Dio tanto quanto l’eterosessualità. Dio non vuole che noi tradiamo ciò che siamo: ci invita a vivere nell’amore e nella pace.
Certo nell’amore vero, impegnativo, perseverante, aperto ai più poveri della terra, non chiuso nella prigione di una coppia etero o omo. Ma non avere mai paura di amare.
Spero che Dio sussurri al tuo orecchio quanto ti vuole bene, quanto desidera che tu sia nella pace.
Ti abbraccio con tanto affetto.
don Franco Barbero (franco.barbero@viottoli.it)

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di Franco Barbero

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