SCOUT, GAY E PEDOFILIA

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Una situazione delicata, o un caso di discriminazione?

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Mi chiamo Ada, ho 39 anni e sono un capo scout (diciamo "in maternità"). Sto navigando da giorni in cerca di siti che possano aiutare me, mio marito e la famiglia di un ragazzo che conosciamo da quando aveva 8 anni (ora ne ha 20). Il sospetto che questo ragazzo potessere essere gay lo abbiamo avuti già da quando aveva 11/12 anni, poi ha cominciato ad avere relazioni con ragazze e nessuno ha più fatto caso alla cosa (anche se gli atteggiamenti rimanevano). Sono passati gli anni ed ha scelto di aiutare mio marito nel "branco" (per chi non conoscesse l’ambiente è il gruppo dei bambini dagli 8 ai 12 anni) e ultimamente si è impegnato per il prossimo anno come capo esprimendo il desiderio di aver l’appoggio di un suo amico con esperienze in oratorio. Già dal primo incontro la relazione tra i due è stata chiara non solo ai nostri occhi, ma purtroppo anche a quelli dei bambini malgrado entrambe si siano comportati nella maniera più corretta! Dico "purtroppo i bambini" perchè è qui il problema.

Proseguo: dopo pochi giorni i genitori di S. ci chiedono di poterci incontrare e la mamma ci confida che da poco S. le ha dichiarato di essere gay e potrà capire l’insieme di emozioni che questi due genitori (65enni circa) hanno provato. Abbiamo deciso di aiutare S. ed io e mio marito gli abbiamo parlato apertamente dicendogli che se già la sua posizione poteva essere difficile (intendo quale educatore), quella del suo amico non era possibile in quanto non lo conoscevamo abbastanza per sapere che tipo d’influenza avrebbe potuto avere sui bambini. Il problema non è il fatto di essere gay, ma purtroppo troppo facilmente la parola gay viene associata a pedofilo e come ben ci si può immaginare, una carezza data con semplicità verrebbe facilmente fraintesa e, passando di bocca in bocca, si arriverebbe che S. ed il suo compagno "hanno violentato quel bambino!"

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