SE DICHIARARSI ROVINA L’"IMMAGINE" DELLA FAMIGLIA

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In una famiglia benestante, abituata a relazionarsi in un sistema sociale chiuso e regolato dalle apparenze, un figlio gay è più difficile da accettare?

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Gent.mi, ringrazio Dio di essere gay e di potermi accettare per ciò che sono. Vorrei rendere partecipe la mia famiglia della mia gioia, purtroppo ho paura di recar loro un grande dolore. Ho una famiglia molto presente e sono certo che loro lo sappiano …ma non c’è peggior sordo di cho non vuol sentire! Non mento, celo! Ciò nonostante non mi piace affatto, non faccio nulla di male a dispetto di molti altri etero ritenuti normali (quindi liberi di tradire e giocare con i sentimenti).

E’ da 10 anni che so di essere gay e solo dal primo di ottobre scorso è avvenuto il mio outing, dall’ora mi sono accettato e sono felice e sereno.

Un giorno all’università il mio docente di metafisica disse che "un genitore che ama i propri figli, ama anche i loro progetti" … sono certo che i miei genitori mi amano ma non so fino a questo punto.

La mia è una famiglia molto benestante di Milano, racchiusi in un "clan" ossia tutti sanno tutto dell’uno e dell’altro… trovo la cosa troppo spregevole.

Fin dall’infanzia tutto veniva rapportato a mamma e papà, poichè come dicevano loro, "siamo noi i vs. migliori amici" a tutt’oggi vogliono sapere e non si accontentano di mezze risposte, davanti all’evidenza tacciono!

Ho condotto 3 anni di studi di psicologia a S.Diego CA e muoio all’idea che sono centinaia i ragazzi della mia età che "muoiono" straziati da rimorsi e scrupoli del tutto inesistenti. Poco fa penso di essermi "innamorato" il mio pseudo-lui ha grandi problemi ad accettarsi come gay, figuriamoci come coppia. Di ragazzi come lui ne incontro a decine, li amo per la loro bellezza e purezza ma poi con occhi più che tristi mi dicono: "i miei non dovranno mai saperlo!" Spero di averti fornito abbastanza informazioni sul mio caso e spero mi risponderai presto.

Resto a disposizione per ogni eventuale altra informazione e sarei lieto di scrivere qualcosa per voi.

Un caro abbraccio fraterno Alessandro.

Carissimo Alessandro,

innanzitutto ti faccio i miei auguri per il I° ottobre 2000. Non scherzo, penso che quel momento in cui hai finalmente detto a te stesso ed al mondo che sei gay, in cui hai riconosciuto che i tuoi sentimenti e le tue attenzioni sono rivolte ad un ragazzo come te, sia stato veramente lo sbocciare della tua vera vita: ora sei felice perché ti senti genuino, senti che puoi dichiarare a tutti chi sei, soprattutto puoi liberamente amare senza sensi di colpa!.

Mi dici che la tua è una famiglia benestante di Milano che gestisce le relazioni in un sistema chiuso: solo al suo interno c’è la sicurezza, il conforto, il sostegno, la possibilità di comunicazione vicendevole. Ebbene, penso che tu debba approfittare proprio di questa costruzione particolare per esaudire i loro desideri: tutti devono dire tutto. Se è così, non credo che le vicende, i sentimenti i modi di essere vadano selezionati e ripuliti per essere più presentabili ed accettabili. Nella vita, nelle relazioni familiari ci sono sempre dei momenti di malessere, di depressione, di "momenti no": di solito si superano, se veramente regna l’armonia, insieme o anche, come purtroppo hai fatto tu, in solitudine, senza tenere fede alle "regole" della comunicazione in famiglia

Sono moltissimi i ragazzi o le ragazze che non osano parlare, convinti di far molto male ai genitori: io insisto nel dire che noi abbiamo le spalle molto larghe, che sappiamo, fin dalla vostra nascita, sopportare mille contrarietà, spesso anche molto gravi. Ora tocca ai tuoi sapere chi sei, mi sembra giusto. Ti saranno grati per la tua sincerità, oppure, come ultimamente mi riferiscono molti genitori, si rammaricheranno con te per non aver detto nulla quando ti sei scoperto omosessuale.

Forse non sei ancora completamente sereno e sicuro di esserti accettato, altrimenti non avresti troppa paura ad affrontarli: ricordati comunque che esiste l’AGEDO, pronta ad aiutarli a capire e superare questo momento che, effettivamente, è sempre molto difficile. La bella frase del tuo docente di metafisica "un genitore che ama i propri figli, ama anche i loro progetti" ti deve incoraggiare e non far dubitare della "quantità" di amore che i tuoi hanno per te: quando si ama veramente, si ama tutta la persona, pur riconoscendone i possibili e spesso anche molteplici limiti.

Forse l’unica difficoltà potrebbe essere legata ai pregiudizi ed ai preconcetti che ancora ci offuscano la vista. A tal proposito potresti, se non l’hai già fatto, tastare il terreno sulle loro credenze in merito e piano piano portarli a parlare, ad affrontare l’argomento, visto che, secondo te, già sanno tutto! È anche capitato che un ragazzo, dopo averlo detto, si sentisse rispondere dalla madre:" Finalmente me lo dici! È da molto tempo che aspetto questo momento ed io non osavo parlarti per paure di ferirti!"

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