SESSO A SETTE ANNI

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"Quando ero piccolo, ho avuto rapporti con mio cugino più grande di me di 10 anni. E non mi dispiaceva. Ora sono gay. Dipende da quello?" L'analisi dell'esperto...

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Ciao Leo,
mi chiamo Roberto e ho 17 anni… ogni tanto mi capita di ripensare a quando ero più piccolo e avevo rapporti sessuali con mio cugino, che ora ha 27-28 anni… Abbiamo iniziato quando io avevo 7 anni e la cosa è andata avanti fino a circa un anno fa. All’inizio non capivo bene cosa stesse facendo mio cugino, poi crescendo ho capito sempre di più e lo lasciavo fare: sono arrivato alla penetrazione (io ero il passivo)… però non ci siamo mai baciati…
Devo dire che questi rapporti li ho vissuti piuttosto bene… senza troppi problemi… anche perché mi piacevano… ci provavo gusto… Mi sono reso conto intorno ai 14 – 15 anni di essere gay: proprio capendo cosa stavo facendo sono arrivato ad accettarmi… Oggi mi sento sereno come gay e non ho problemi a dirlo a chi mi chiede se lo sono. Devo aggiungere però che con la consapevolezza delle sue e delle mie azioni mi sono sentito più di una volta come un oggetto usato per scaricare la tensione della giornata…
Ogni tanto rivedo mio cugino (è fidanzato con una donna e non si dice gay…) ed egli prova ogni volta a convincermi ad andare a letto con lui… Io gli dico sempre di no (sono fidanzato anche io) anche se ogni tanto la tentazione è forte…
Non è che questo mi ha portato inconsciamente a un rifiuto verso il sesso? Chiedo questo perché il mio ragazzo ne ha sempre voglia, io invece non ne sento il bisogno e a volte mi dà fastidio che lui ne abbia voglia… Volevo sapere più in generale quanto questo può avere influito ed influisce sulla mia sessualità e sulla mia psiche e come posso fare per togliermelo definitivamente dalla testa in modo da non avere più tentazioni di nessun genere…
Grazie mille
Robi

Nell’esperienza relazionale e sessuale da te descritta, caro Roberto, c’è stata e c’è molta confusione. Provo ad evitare di indulgere a qualsiasi forma di moralismo, non è peraltro nella mia natura, e mi limito a chiedermi e a chiederti quanto segue: che tipo di consapevolezza della propria affettività, della propria sessualità può avere un bambino di 7 anni? Che capacità egli può avere acquisito di compiere scelte autonome e consapevoli?
La sessualità è una zona importante della vita di ogni persona. Nell’incontro sessuale vi è insita una potenzialità comunicativa in grado di includere affetto, calore, interesse, amore. Il corpo, la mente e il “cuore” dell’uno durante l’incontro sessuale si integrano, più che in altre esperienze umane, e si fanno attigue al corpo, alla mente e al “cuore” dell’altro. La scoperta della sessualità è per un bambino rivelazione della propria corporeità, del proprio mondo emozionale, è conoscenza sensoriale ed affettiva del mondo, è il rinvenimento di un’ulteriore forma di comunicazione, l’inizio di una strada, che se tutelata, accompagnata dalla cura e dall’attenzione degli adulti, può insegnare ad accrescere il senso personale di benessere, può condurre poi i ragazzi e le ragazze a costruire un buon contatto fisico ed emotivo con gli altri. Ma quanto di tutto ciò ha caratterizzato la tua personale scoperta della sessualità? Quanto la relazione confluente portata avanti – e tuttora perdurante – con questo cugino ti ha consentito di sentirti, sperimentarti, accettarti per ciò che eri con pienezza e consapevolezza? In quale misura tutto ciò è oggi realmente maturato nella società, nelle famiglie ed accompagna il cammino di individuazione psicosessuale degli adolescenti gay o delle ragazze lesbiche, ma in fondo anche di quelli orientati all’eterosessualità?
Bada bene, quanto scrivo non deve suonarti né come un’accusa nei confronti di tuo cugino, né come una insinuazione di dubbio rispetto alla spontaneità e non forzatura del processo di definizione ed accettazione del tuo orientamento omosessuale. Tu all’epoca avevi 7 anni, eri un bambino con abilità cognitive molto concrete, immediate, limitate, immerso nel processo di socializzazione e di acquisizione di nuove competenze, ancora troppo piccolo per poter essere così tanto interessato alla sessualità. Lui di anni doveva averne più o meno 17, ed era quindi ancora adolescente, nel pieno della fase evolutiva di riconoscimento ed integrazione delle proprie pulsioni. Anche se in possesso, almeno potenzialmente, di maggiori capacità discriminative e di giudizio, tuo cugino era (e probabilmente è) nella tua stessa barca. Immerso, come accade a molti adolescenti gay, in un contesto familiare confuso, disattento allo sviluppo emozionale e sessuale dei figli, probabilmente etichettante verso le pulsioni ed i desideri omosessuali.
La vostra unione così stretta, dalla quale entrambi ancora non riuscite a slegarvi, ha assunto i contorni, penso, di una forma di protezione reciproca. Ha funzionato come rifugio, confusivo e privo di elementi di compiutezza affettiva, ma anche confortevole e rassicurante. Ha potuto contenere le ansie di chi, come voi, si è sentito verosimilmente senza guida nella scoperta del proprio orientamento affettivo-sessuale differente. Tuo cugino ti ha penetrato, ma non ti ha mai baciato: avete ogni volta evitato, tenuto fuori, l’atto più intimo che vi può essere in un rapporto di amore. Avete rincorso e mai del tutto raggiunto quell’intimità che molti gay, ancora in conflitto rispetto all’accettazione della loro specificità affettiva, negano e rifiutano (ed insieme paradossalmente desiderano) il più delle volte negli avvilenti incontri occasionali ed anonimi. Avete ricusato l’intimità e il calore, perché a questi non siete stati educati, siete stati probabilmente condizionati dall’allarme, dalle squalifiche dirette o velate, di un ambiente che vedi i froci come dei pigliainculo e basta. Questa intimità d’altro canto ancora la cercate e la desiderate, in maniera appunto confluente e negatoria, continuando a cercarvi e ad agire scaramucce seduttive.
L’intimità non vi può essere peraltro dove c’è simbiosi, confusione, e mancanza di una percezione chiara dei propri confini. Si può rimanere aggrappati l’uno all’altro per tutta la vita, senza concedersi mai la possibilità di guardarsi negli occhi e sentire cosa si prova. E per guardarsi negli occhi e sentire cosa si prova bisogna mantenere una giusta distanza.
Un bambino di 7 anni in genere non cerca sesso, sebbene Freud ritenesse che da una carezza affettuosa e dal contatto fisico con l’altro i bambini potessero ricavare anche piacere ed appagamento erotici. Un bambino di quell’età cerca sostegno, attenzione, incoraggiamento per inserirsi in ambiti sociali più ampi e complessi, desidera calore, e non credo quel tipo di calore che pure può derivare dall’essere penetrati. Perché l’unica forma possibile di vicinanza, di calore, di incontro tra te e tuo cugino è stata la sessualità? Mi interessa più porre questo interrogativo che chiedermi se il tuo sentirti omosessuale può essere stato condizionato da questa esperienza precoce. Oggi saresti in grado di guardarti dentro e di riconoscere eventuali segnali di disagio relativi all’impulso che riscontri verso il tuo stesso sesso. Questo sembra tra l’altro, per quanto scrivi, non avvenire, poiché ti definisci gay con serenità (“proprio capendo cosa stavo facendo sono arrivato ad accettarmi… Oggi mi sento sereno come gay”).
Tuo cugino nasconde a tutt’oggi la sua omosessualità, e le angosce attinenti alla sua mancata accettazione, dietro il rapporto con una ragazza e forse dietro l’idea rassicurante di non essersi mai fatto penetrare da un uomo e da te. Tu, che nondimeno dici, come ho ricordato sopra, di aver accettato di essere gay, rimani passivamente legato a lui, all’antico, rassicurante, familiare, ma un po’ sadico e disattento amante (“mi sono sentito più di una volta come un oggetto usato per scaricare la tensione della giornata”), e sperimenti parallelamente difficoltà a trovare ancora una volta una pienezza nel rapporto amoroso ed erotico con il tuo ragazzo. E allora ti chiedo: cosa ti resta da accogliere nel tuo processo di individuazione di uomo gay?
È forse l’idea che due uomini siano davvero legittimati ad amarsi, ad incontrarsi profondamente, a fare l’amore con soddisfazione (e non con un senso di umiliazione), e che possano sentirsi insieme “separati”, né troppo vicini, né troppo distanti, che fa fatica ad essere davvero assimilata da te? Non lo so. È un’ipotesi, ma ti invito a rifletterci.
Per crescere non potrai eludere la necessità di separarti da tuo cugino. Dovrai lasciarlo davvero se vorrai andare verso una maturità relazionale. Le separazioni sono spesso dolorose, difficili, ci rendono più consapevoli della nostra solitudine, dei limiti del legame amoroso, dell’ansia legata al sentirci improvvisamente privi di quella preesistente consuetudine protettiva. Possono farci sentire fragili e vulnerabili, ma dispongono contemporaneamente dei mezzi per consentirci di aprirci al nuovo. Ci sono persone che impiegano tutta l’esistenza a cercare di non crescere, rifuggendo dalle separazioni e dall’ansia vitale. Anche quando ci si sente forti nella propria identità gay e si ha qualche anno in più dei tuoi, ci si può riscoprire improvvisamente fragili di fronte alla prospettiva della separazione. Un mio paziente, ad esempio, uomo gay di oltre quarant’anni, visibile al punto da ostentare spesso il suo orgoglio di essere omosessuale, si sentiva attratto solo dai ragazzi molto giovani, e pur di non accettare che egli e l’amante ventenne, troppo diverso da lui (fosse stato solo per la differenza di età e di interessi), dovessero a un certo punto separarsi per poter crescere ed evitare di farsi reciprocamente del male, ha preferito qualche tempo fa inscenare un plateale e ricattatorio “tentativo” di suicidio!
C’è inoltre chi trova esaltazione nei rapporti vittima – carnefice e nel sentire agire un po’ di crudeltà nei propri confronti (su questo modello di rapporto amoroso è venuta fuori proprio in questi giorni una raffinata canzone), e, come ho già scritto in altre occasioni, ognuno è libero di trovare l’equilibrio che sente buono per sé. Tu sembri interessato invece a rompere il tuo invecchiato adattamento. Ti interroghi su ciò che senti e vuoi separarti da una situazione priva ormai dei presupposti della crescita. Hai solo 17 anni, l’entusiasmo, la plasticità e la determinazione della gioventù, sarai motivato per questo a trovare di certo in te, e nel sostegno di qualcuno che ti ama e rispetta, la forza e le risorse utili a fronteggiare l’ansia necessaria ad aprirti a nuova vita.
Giuseppe Iaculo

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