SESSO AL PRIMO APPROCCIO

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Conoscersi appena e poi finire a letto: ma un ragazzo senza problemi con la propria omosessualità, non ci sta: «Non sono carne da macello!»

2027 0

Ciao,

sono un tipo di 19 anni e avrei piacere di aver un parere o comunque poter dialogare su un problema… Da anni ormai so che sono gay e non ho problemi, ma a che prezzo mi chiedo?! Ho già superato il fatto di dirlo o meno, tanto le condizioni che avevo non potevano peggiorare e da qualche settimana l’ho dichiarato anche ad alcune persone con cui studiavo per gli esami! Fin qui tutto ok, il fatto però è un altro: che tutti, sia loro che le persone che incontro mi dicono che ancora sono un bambino, molto maturo, ma piccolo, perchè sto troppo a guardare il capello come si dice, che non vado a letto se quello mi piace, che mi fo troppo menate, ecc. Forse è vero, però non mi sento un pezzo di carne, specie con le persone che ho conosciuto (gay ovviamente) e quando trovavo ragazzi con cui andavo alla perfezione: «sei un ottimo amico, mi piaci, però se non va….rimaniamo amici». Come con quest’ultimo, che tra l’altro mi ha presentato il suo migliore amico di 30anni che mi piace e da una settimana gli telefono tutti i giorni, finchè..ieri sera mi dice: "ho conosciuto un 28enne che mi interessa, me lo ha fatto capire" e alla fine è scaduto dicendo che anche se non diventa il suo ragazzo ci andrebbe a letto; e così dovrei far io, dovrei andar nei locali ecc… Ma non sono un pezzo di carne. Del resto questo amico in comune non l’ho trovato in un locale. Dicono che sono molto strano perchè non voglio sbattermi in locali, non vado a letto anche se l’altro mi piace e cercare un coinvolgimento anche intellettuale è impossibile specie alla mia età. Che ne pensi?! Come posso "uscirne"? Io cerco altro, non solo sesso, mentre tutti mi dicono che è da quello che si incomincia tutto. Se così fosse, allora preferisco starmene da solo e tenermi tutto dentro: è troppo squallido. E so che ci sono tipi che la pensano come me ma non escono fuori.

Ciao,

credo che la mia risposta sarà breve forse perché comprendo pienamente, o quasi, la tua posizione. In altre parole se senti, e ritieni, che i tuoi valori (e i tuoi tempi) sono quelli che riguardano il rispetto di sé, in particolare quello che prima di concederti all’erotismo hai necessità d’intimità affettiva, ritengo giusto che tu debba rispettare questi valori personali e, quindi che tu segua i tuoi princìpi. E’ anche vero che col tempo si cambia come è vero che le soluzioni, gli schemi, o i vari stili di vita della maggiornaza dei tuoi amici non debbano essere un modello o uno schema di valori ai quali riferirsi per "dovere di appartenenza", o per "adeguamento al gruppo". Ognuno di noi, infatti, matura le proprie scelte, anche pagando qualche prezzo in termini d’esperienza e di consapevolezza che non sempre sono gradevoli. Uno dei cardini fondamentali per il proprio ben-essere, per godere pienamente della relazione interpersonale e/o intima è il rispetto per se stessi, e tu, mi sembra, ne hai da vendere.

Diversa mi sembra la questione legata alla relazione con l’altro, in altre parole, quando l’altro in pratica non vuole continuare a condividere la relazione fino a quel momento instaurata e, di conseguenza si allontana, fors’anche perché desiderava solo sesso tout court. E a quest’esperienza ci si può solo ri-adattare ed essere chiari come te, di fatto, fai. Certo che la tristezza e l’amaro rimangono, soprattutto se tu ci tenevi affiché la storia continuasse!

Allora meglio rinunciare? Ma la rinuncia (e il "tenersi tutto dentro") dell’esperienza e dello sperimentarsi anche in situazioni sgradevoli, può aprire strade che portano alla solitudine, ma il NON rispetto di se stesso potrebbe essere l’origine di un malessere più profondo di cui la solitudine ne è solo un aspetto. Cercare quello che vuoi e che ritieni congruo al tuo Sé e "in relazione" con l’altro, di là del mero aspetto erotico-sessuale, è probabilmente quello che oggi puoi fare, e non altro.

Un suggerimento che mi viene dall’esperienza personale e professionale, è cercare di non cadere nello schema opposto, quello che dice "o così o niente"; sarebbe utile forse porsi, o orientarsi, verso una disponibilità aperta e attenta, d’ascolto e di sperimentazione dei propri limiti, d’accoglimento dell’altro con le sue differenze e bisogni e, se la diversità e troppa, allora "ognuno per la sua strada".

Voglio regalarti una riflessione (chiamata preghiera) del fondatore della Gestalt Therapy, Fritz Perls, approccio psicoterapeutico nel quale mi sono formato e specializzato e che ora mi ritrovo ad insegnare nella scuola di specializzazione post-universitaria dove sono docente.

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