“SIAMO REIETTI”

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Un omosessuale cattolico scrive: "Condannare un amore perchè rivolto verso lo stesso sesso è 1'abominio". Risponde don Franco: "Essere gay e cristiani si può. Non devoi reprimerti".

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Sono fermamente cattolico, credo nella famiglia come epicentro civile e di valori cristiani..ma sono gay. Il problema è questo: come conciliare queste 2 divergenti realtà. Come non arrecare “dolore” a degli adorabili ma benpensanti genitori. Come si fa a non soffrire ascoltando un Chiesa che non ci accetta, quando io nella chiesa voglio trovare rifugio e conforto. Condannare un amore perchè rivolto verso lo stesso sesso è 1’abominio. Nasconderlo è inaccettabile. Diceva S AGOSTINO: ama e fa’ ciò che vuoi. Ma intanto siamo REIETTI!
Come deve comportarsi un gay cattolico? Deve forse reprimere se stesso e comportarsi da ipocrita?! Sto malissimo…
Muscia

Caro amico,
mi trovo molto spesso davanti alle domande sulle quali mi inviti ad esprimermi.
1) Penso che esperienza cristiana ed esperienza omosessuale non siano per nulla “due realtà divergenti”. Questo, semmai, è il pregiudizio che si è diffuso anche per colpa delle gerarchie cattoliche. Numerosissimi studi di teologi e biblisti cattolici e protestanti hanno demolito questo pregiudizio, ma molti gay continuano a non prenderne atto e a lasciarsi condizionare dall’insegnamento ufficiale del vaticano. E’ fondamentale capire che la chiesa è una realtà molto più ampia e liberante del magistero.
2) Se tu leggi alcune mie risposte su gay.it o consulti il sito della mia comunità (http://www.viottoli.it), ed in particolare la sezione “Fede e omosessualità”, puoi trovare una piccola bibliografia sulla quale puoi cominciare a documentarti (oltre a testi, riflessioni, documenti di vari autori). Se leggi “Bibbia e omosessualità” (edizioni Claudiana) oppure Il posto dell’altro” (edizioni La Meridiana) tocchi con mano la solidità di questi studi e di mille altri.
3) Perché la realtà della chiesa si apra e certi pregiudizi vengano superati è necessario che tutti noi, secondo le nostre possibilità ci diamo da fare. Una buona cosa è il collegamento che sta avvenendo tra i vari gruppi di gay e lesbiche credenti. In parecchie città italiane esistono tali gruppi.
4) “Come deve comportarsi un gay cattolico”? Non voglio dettarti regole, ma semplicemente segnalarti un percorso possibile e liberante. Non deve reprimersi. La repressione, la cancellazione dei propri bisogni e il sospetto sistematico verso il piacere non vengono dal vangelo. Semmai vengono insegnati da una gerarchia che, per perpetuare il suo potere, si veste di panni divini e semina angoscia. Una persona angosciata sarà più obbediente e “suddita”. Vale per un cattolico, un protestante, un buddhista, un induista, un ateo, un credente: si comincia a gustare la vita quando si esce dalla “schiavitù” e dalla ipocrisia e ci si accetta per quel che si è.
5) Capisco la tua preoccupazione di non arrecare dolore ai tuoi “adorabili e benpensanti genitori”, ma essi potrebbero diventare “meglio-pensanti” se tu li considerassi un po’ meno “adorabili” … In fondo potrebbe essere la paura di parlarne loro apertamente che ti paralizza. Il reale dolore dei genitori può diventare un sottile alibi per te che così hai la “scusa buona” per non affrontare l’argomento con loro. Questa paura dei genitori può nascondere altro e forse devi trovare il coraggio di dirtelo.
Caro amico, sono persuaso che nel tuo cuore già assapori come vere e possibili le brevi riflessioni che ti ho proposto. Mi sembra di intravederlo tra le righe che mi hai scritto.
Ora non ti puoi più permettere un anno da REIETTO. Sono sicuro che questo 2003 che sta arrivando ti permetterà di voltare pagina e di aprire un capitolo nuovo. Tocca a te alzare la testa e smetterla di chiedere il permesso di essere te stesso.
A te un fortissimo abbraccio.
don Franco (franco.barbero@viottoli.it)

di Franco Barbero

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