«SONO STANCO DI NASCONDERMI»

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Quando accettarsi non è tutto, occorre rivelarsi.

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Salve,

sono un ragazzo di Piacenza, ho 18 anni e da quattro ho capito di essere gay. Il mio problema, come credo sia quello di molti ragazzi,è il dirlo ai miei genitori. Ho dei genitori molto giovani senza pregiudizi e che accettano i gay, quando se ne parla. Il problema è che risulta impossibile prevedere la loro reazione in vista di un futuro coming-out. Gli amici che sanno della mia condizione cercano di non farmici pensare, ma è praticamente impossibile dato che si parla di un rapporto con persone care. Per di più, quello che mi fa sentire più in colpa è il dover nascondere ai miei le mie relazioni passate e i miei progetti futuri ed io odio mentire. Inoltre la mia ultima relazione è finita male e di conseguenza non ho neanche l’amore per risollevare il mio morale. Spero che la vostra risposta alla mia domanda possa essere d’aiuto ad altri ragazzi che si trovano nella mia condizione.

Vi ringrazio.

Giordano

Salve Giordano,

sì, credo che la tua situazione sia comune a molti giovani, anche perché, considerando oggi un più alto livello culturale delle persone in generale e, il grado di visibilità sulle questioni gay, sia più facile aprirsi ed essere spontanei, autentici e sicuri con se stessi e, quindi, più integrati e presenti nel tessuto sociale.

I tuoi genitori, che descrivi giovani e aperti, non fanno discriminazioni e questo, teoricamente, dovrebbe facilitarti il desiderio e la volontà (sana secondo me) di parlarne con loro, senza omettere e peggio ancora mentire. Non voglio affermare che nella vita non si menta mai, né che capiti di evitare di dire, di omettere! Tu sostieni che il "dirlo", l’aprirsi a loro è un gesto d’intimità e di fiducia, allora un senso e una motivazione sicuramente c’è: quello di sentirsi accettati e compresi all’interno dell’ambiente in cui vivi e, che oggi è, la tua famiglia. La tanto bistrattata famiglia, la "famiglia in crisi", quella che, non raramente, non è in grado di rispondere ai veloci cambiamenti della società "globale" e freneticamente accelerata d’oggi e, si sa, che i giovani… sanno, e vogliono, correre e, senza grandi sforzi!

Essa, la famiglia, comunque resta per molti di noi il luogo in cui ci formiamo e cresciamo, dove molti dei nostri modi di essere dipendono dalle dinamiche che, nell’arco evolutivo, ci trovammo a vivere in quel microcosmo.

I suggerimenti dei tuoi amici, anche se in buona fede, possono essere limitativi e farti restare in una situazione che, nel tempo, potrà essere difficile da gestire. Di solito i genitori, dopo un periodo di disagio e di vari sensi di colpa, annessi e connessi che possono presentarsi, tenderanno a vivere la questione, nel tempo, con serenità; alcuni scoprono che la diversità, e che ora sentono e vivono da vicino, è una risorsa e possono scoprire nuovi scopi che, non sono solo quelli di occuparsi del proprio figlio, ma, probabilmente d’interessarsi alle diversità discriminate in generale, cariche di pregiudizi e alle quali, forse, non avevano mai pensato e, chissà… magari s’iscrivono a qualche associazione, tipo AGEDO, che si occupa dei genitori di figli gay!

Infine, mi dispiace per la tua relazione finita male, sai quando lo dissi ai miei vivevo un "rapporto" importante e, fu più facile affrontarli, mi sentivo sostenuto, sentivo complicità, ecc. Diverso è quando, invece, si è soli! Ma questa "presenza" quella di un partner non deve essere condizione determinante per la quale rinunciare o no (e per me è vero anche oggi che sono single!) a quelle che sono le caratteristiche del mio modo d’essere, della mia diversità e della mia specificità.

Spero che tu (e lo spero anche per me), prima o poi ri-trovi qualche "amore" con cui condividere importanti decisioni della vita ma, io, non aspetterò che ci sia un Lui per andare avanti e per occuparmi di me e, per quanto possibile, di chi mi sta vicino.

Un saluto affettuosissimo,

Il LEO del Coming Out!

di Maurizio Palomba

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