UN INTERROGATORIO IRREGOLARE

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Chiamato in Questura in relazione al caso di un giovane che aveva colpevolmente infettato con l'Hiv altri ragazzi, un lettore ha dovuto testimoniare per iscritto di essere gay.

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Caro avvocato, sarei interessato a sapere il tuo parere su una vicenda che io ho vissuto come sopruso.
Qualche giorno fa, ho ricevuto una telefonata dalla polizia giudiziaria presso il tribunale della mia città, con la quale mi si invitava a presentarmi per discutere di una pratica. Con non poca titubanza, mi sono subito presentato nei competenti uffici dove l’ufficiale preposto mi ha mostrato la foto di un ragazzo, di cui mi è stato rivelato il nome. Questi, è HIV positivo ed è stato denunciato per aver infettato coscientemente altre persone.
Dopo aver chiarito di non aver mai avuto nulla a che fare con la persona in questione, la quale probabilmente era entrata in possesso del mio numero di cellulare tramite la chat (senza che per questo ci fossimo mai incontrati), l’ufficiale ha redatto il verbale.
Il punto è che, su richiesta del magistrato che aveva delegato l’interrogatorio alla polizia, ho dovuto dichiarare per iscritto la mia omosessualità e la mia sieronegatività al virus dell’HIV. Tutto ciò è avvenuto nel corso di un colloquio privo di qualsiasi elementare precauzione e discrezione (a porte aperte, alla presenza di altri ufficiali, di agenti e forse anche di persone capitate per caso).
Ora, ciò che ti pregherei di chiarirmi, è se quanto avvenuto non abbia leso i miei diritti e la mia privacy. Le mie dichiarazioni potrebbero avere ripercussioni sulla mia carriera (peraltro, in enti pubblici)? Ed ero io tenuto a rispondere a tutte le domande che mi sono state poste?
Ti sarei grato per una chiarimento.
O’Neill 78

Carissimo, quanto tu racconti ha dell’incredibile, non tanto per le domande che ti sono state poste, quanto per le modalità dell’interrogatorio.
Infatti, tu eri stato chiamato a rendere una deposizione come testimone (più esattamente, come persona informata sui fatti) da un magistrato (un PM, che a sua volta aveva delegato la polizia giudiziaria per quello specifico atto) e come teste eri tenuto a rispondere dicendo tutto ciò che poteva avere rilevanza per l’indagine, ed effettivamente, poteva darsi che fosse capitato anche a te quanto capitato ad altri (vale a dire, essere stato colpevolmente infettato). Dunque non potevi rifiutarti di rispondere.
Fin qui, dunque, nulla di male.
Ma il punto è che simili interrogatori (del resto, tutti gli interrogatori) andrebbero compiuti col massimo di discrezione: in stanza chiusa, presente solo il testimone e chi lo interroga, eventualmente coadiuvato da una seconda persona che segua specificamente le indagini. Certamente non in mezzo ad un viavai di gente.
Era tuo diritto richiedere che l’interrogatorio si svolgesse con le modalità previste, e se così non fosse stato, rifiutarti di rispondere.
Ma ormai, sotto questo punto di vista, la frittata è fatta. Ancora più interessante è l’ultima domanda che tu poni: se per questo episodio ci possono essere ripercussioni sul tuo lavoro.
Certamente no. Non solo perché nessuna ripercussione ci dovrebbe essere anche se tu fossi sieropositivo; ma poi perché sei sieronegativo. Ed infine perché gli atti dell’inchiesta sono secretati e non accessibili a terze persone.
Certo, io non giuro mai sulla discrezione nemmeno dei magistrati, figuriamoci su quella di poliziotti, cancellieri e tutte le altre persone che hanno comunque legittimamente accesso agli atti dell’inchiesta!
Se le cose dovessero andare ancora storte, rifatti vivo.
Cordiali saluti,
Avv.Ezio Menzione

di Ezio Menzione

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