VACCINO ANTI-AIDS: SPERANZE VANE?

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Per il capo dell'International Aids Vaccine Initiative, "La soluzione è lontana". Ma Pantaleo, da Losanna, crede in un risultato entro tre anni. E la Ensoli guida la ricerca...

ROMA – La XV conferenza internazionale sull’Aids, inaugurata ieri a Bangkok, è l’occasione per parlare di vaccini, un argomento da tempo al centro del dibattito sui media, ma che ancora poche speranze concrete ha dato ai tanti sieropositivi nel mondo. Così mentre dalla Thailandia, Seth Berkley, presidente e capo esecutivo dell’International Aids Vaccine Initiative (Iavi), raffredda gli entusiasmi definendo ancora lontano un eventuale vaccino contro l’Aids «anche nella più rosea delle ipotesi», l’immunologo Giuseppe Pantaleo, dell’università svizzera di Losanna, lo smentisce affermando che «un vaccino in grado di dare un buon livello di protezione potrà arrivare nei prossimi 3-5 anni». E in Italia, Barbara Ensoli annuncia la nascita di un consorzio internazionale di ricercatori uniti per lo sviluppo di un vaccino sia preventivo che terapeutico contro l’AIDS, guidato per la prima volta dal nostro Istituto Superiore di Sanità (ISS).
Il progetto, denominato AVIP e lanciato dalla Commissione Europea, coinvolge, in un network, le università, gli istituti di ricerca e le industrie di sette Paesi (Italia, Svezia, Francia, Germania, Finlandia, Gran Bretagna, Sud Africa) che sperimenteranno in fase I quattro nuovi vaccini, preventivi e terapeutici, in cinque centri clinici (in Italia, Svezia, Finlandia, Germania e Regno Unito), mentre la sperimentazione di fase II e III sarà condotta nei Paesi del Sud Africa.
L’aspetto innovativo dei vaccini che verranno sviluppati nell’ambito dell’AVIP, afferma Barbara Ensoli, «è rappresentato dalla combinazione di geni/proteine strutturali e regolatorie dell’HIV, proteine cioè che, nel primo caso (strutturali) costituiscono l’involucro esterno del virus, e proteine che, nel secondo caso (regolatorie), ne formano il nucleo e che sono, quindi, fondamentali per la sua replicazione e maturazione. Tutti i componenti delle formulazioni vaccinali che verranno utilizzate sono già in avanzato stadio di sperimentazione come singoli antigeni, sono stati cioè già sottoposti o sono attualmente in fase di studio in trial clinici di fase I».
Frutto di questa ricerca, in Italia, è stato finora un nuovo vaccino, destinato ad un utilizzo sia preventivo che terapeutico, basato sulla proteina Tat, che ha già dato risultati promettenti in modelli animali e che è da qualche mese in sperimentazione clinica di fase I. Questo studio clinico è coordinato dall’ISS ed è condotto in quattro centri (il Policlinico Umberto I, l’Ospedale Spallanzani, l’Ospedale San Gallicano di Roma e il San Raffaele di Milano). Ricordiamo che gli eventuali volontari, interessati a partecipare alla sperimentazione del vaccino Tat, possono chiamare il numero verde AIDS dell’ISS 800861061.
Tuttavia, da Bangkok Seth Berkley lamenta proprio il fatto che «tutti i vaccini in sperimentazioni si basano su un unico principio: quello di potenziare la risposta dei linfociti T, che attaccano le cellule infettate dal virus Hiv. Nessun vaccino, invece – prosegue lo Iavi – per ora funziona secondo il principio che, stimolando le difese immunitarie dell’organismo, si combatte anche l’Aids». Berkley denunica anche l’insufficienza degli sforzi messi in campo dalla comunità internazionale, e chiede che vengano raddoppiati gli investimenti, fino a portarli a quota 1,3 miliardi di dollari all’anno, «per sostenere la sperimentazione degli oltre 30 vaccini candidati, condotta in 19 Paesi in tutto il mondo».
Una nota di speranza viene invece dall’immunologo Giuseppe Pantaleo, dell’università di Losanna, secondo cui «la ricerca sui vaccini ha fatto progressi incredibili», ma per giungere a un risultato concreto in breve tempo occorre che lo sforzo sia internazionale. In questo campo, ha aggiunto, «il lavoro di ricerca deve essere aperto allo scambio di dati e risorse», ha aggiunto Pantaleo, che è coinvolto nel Global Vaccine Enterprise, l’iniziativa internazionale nata circa un anno fa grazie alla Fondazione di Bill e Melinda Gates e la cui realizzazione è incoraggiata dal G8.
Il 2 settembre si riuniranno a Losanna gli esperti europei (compresi gli italiani) impegnati nella ricerca sui vaccini all’interno di strutture pubbliche e private. Due mesi più tardi, nell’ambito del convegno dei Paesi del G8, ricercatori e finanziatori si incontreranno per un confronto sulle strategie più efficaci da intraprendere nella ricerca di un vaccino. Quindi, grazie al programma finanziato dallo statunitense National Institute of Health (NIH), sarà possibile identificare le priorità.
Che l’approccio vincente sia quello di combinare tra loro vaccini di tipo diverso, secondo Pantaleo non ci sono dubbi, e presto sarà possibile individuare i migliori fra i 25 candidati vaccini attualmente in fase di sperimentazione.

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