VOCAZIONE AL SACERDOZIO PER UN GAY

di

Sentire dentro di sé la missione di realizzare una vita dedicata al sacerdozio, ma non riuscire a conciliarla con la propria omosessualità.

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Sono in un momento delicatissimo della mia esistenza e vi tendo la mano; aiutatemi. Sono omosessuale e credente e da un pò di tempo sento (e mi è stato confermato dal mio direttore spirituale) che il Signore mi chiama al sacerdozio. Fin qui niente di strano il problema è che sento la mia omosessualità come un qualcosa che si frappone fra me e Dio, insomma mi sento non adatto al sacerdozio perchè gay. Ma ho capito che quella è la mia strada, ma non posso seguirla. Così, credetemi sto passando un periodo tremendo; aiutatemi a fare chiarezza sul mio futuro. Fiduciosamente attendo il vostro parere,

Tullio

N.B.:il mio direttore spirituale non sa che sono omosessuale

Caro Tullio,

la tua lettera è molto breve, ma il tentativo di riflettere vicino a te con questa risposta deve partire dalle questioni di fondo.

1)Ancora una volta devo prendere atto che anche tu vivi la tua omosessualità "come un qualcosa che si frappone fra te e Dio". Questo significa che tu ancora non hai superato l’idea che tra fede cristiana ed omosessualità esista necessariamente inconciliabilità, opposizione, contraddizione. Finchè non scioglierai limpidamente e radicalmente questo nodo, come potrai essere prima di tutto una persona serena e psicologicamente equilibrata?

Si tratta di un’idea che ci è stata inculcata fin dall’infanzia, di una ideologia sessuofobica, di posizioni purtroppo molto presenti ancora oggi a livello di pronunciamenti ufficiali in alcune chiese cristiane (come la nostra), ma solidamente confutabile a livello teologico. Oggi, per dono di Dio, l’elaborazione biblica e teologica ha compiuto al riguardo scelte decisive delle quali ho dato precisi riferimenti e ampia documentazione nei miei scritti degli ultimi 25 anni. Oggi lesbiche e gay possono davvero congedarsi dalla prigione ideologica che ne aveva fatto dei malati, dei peccatori. Il punto ormai acquisito è che occorre accogliere la propria omosessualità come una condizione assolutamente naturale e ringraziare Dio per questo dono.

Credimi, caro Tullio, oggi possiamo benedire Dio perché milioni di lesbiche e di gay possono finalmente vivere la propria vita, i loro affetti e i loro amori sotto lo sguardo sorridente di Dio.

2)Vengo ora alla seconda questione che, in verità, ne comprende due.

Ovviamente è comprensibile che tu non abbia detto al tuo direttore spirituale che sei omosessuale. Probabilmente, conoscendo un po’ bene l’aria che tira tra i preti, hai dubitato di poter essere capito ed "accettato". Del resto se il tuo "direttore spirituale" è uno dei preti che vanno per la maggiore, fai molto bene, a mio avviso, a non confidarti con lui. Potrebbe, con le migliori intenzioni del mondo, scaricarti addosso tutti i "pregiudizi" della teologia cattolica ufficiale.

Devi essere molto attento nella scelta del consigliere spirituale. Piuttosto di uno che ti ripete i soliti luoghi comuni, che ti consola o ti dimostra "compassione" per il tuo "problema"…, è decisamente meglio farne a meno. Tanto più che spess oc’è chi crede di "dirigere" la coscienza e la vita di altri e prende alla lettere la impropria definizione di "direttore" spirituale. Un buon consigliere deve essere una persona che ama la vita, che è colta sul piano biblico e teologico, equilibrata sul piano psicologico ed affettivo e, soprattutto, dotata di una lunga esperienza pastorale con lesbiche e gay.

Se tu fossi in difficoltà nel trovare la persona "giusta", potrei, se credi, darti un aiuto nel cercarla. In tal caso non hai che da farti vivo.

3) Se Dio ti chiama al ministero, abbraccia con tutto il cuore questa strada.

Hai davanti a te anni per riflettere, studiare, pregare, consigliarti…, ma ti assicuro che dedicare la vita alla predicazione della Parola di Dio è un dono meraviglioso, che ti riempirà il cuore di gioia, di affanni, di speranza.

Il bello poi è qui: il ministero ora è tutto da " inventare". Non ci sono modelli validi per ogni tempo. Essere prete oggi è "impresa creativa" nel senso che ci si trova immersi in un realtà in forte cambiamento. L’importante sta proprio nel valorizzare tutte le testimonianze positive senza però rinchiuderci in un modello. In qualche modo bisogna inventare ogni giorno il proprio ministero, il modo di essere prete.

Se nel tuo cuore la chiamata di Dio continuerà a farsi sentire attraverso il desiderio ardente di svolgere un servizio di animazione nella comunità cristiana, sappi che l’attuale cammino ecumenico ti offre molte possibilità e che ci sono porte aperte per un ministero anche in altre chiese cristiane. Riponi la tua fiducia in Dio. Non avere fretta e non lasciarti deprimere. Anche perché il cammino da compiere sarà lungo.

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