VOLONTARI DISCRIMINATI

di

I gay nelle associazioni della chiesa cattolica

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Ciao a tutti,

sono un ventenne ragazzo toscano. Da alcuni anni sono volontario presso una Pubblica Assistenza laica (presto servizio in ambulanza) della mia città. Confrontando il mio tesserino con quello di un caro amico che presta servizio presso un’altra associazione che fa capo alle Misericordie d’Italia ho notato un piccolo particolare: nel retro del cartellino dei volontari della Misericordia si legge (più o meno testualmente): "questa associazione si inspira ai valori della Chiesa Cattolica di Roma".

Ora io mi chiedo: se fossi volontario (con l’unico scopo di fare del bene a chi sta peggio di me) presso una Associazione che si presenta come cattolica e si venisse a sapere della mia condizione di omosessuale (che non si astiene da tali pratiche sessuali… anzi, prova molto piacere nel praticarle) sarei passabile di esclusione da tale corpo? E se sì, non si tratterebbe di un evidente infrazione della costituzione?

Grazie… e continuate col vostro fantastico lavoro: almeno al sottoscritto il vostro sito è stato decisamente utile in più di un’occasione!

Linus

Caro Linus,

una piccola premessa: fra le associazioni di volontariato e assistenza la divisione è sempre stata storicamente chiara: la Misericordia è di ispirazione cattolica, e per tantissimi anni è stata un feudo democristiano; la Pubblica Assistenza è nata in contrapposizione alla Misericordia proprio facendosi forte della propria "laicità" e spesso è stata feudo del partito socialista. Oggi, naturalmente, le cose sono molto più sfumate, ma qualcosa delle vecchie caratterizzazioni rimane.

Rimane, per esempio, come hai giustamente notato tu, il fatto che la Misericordia ancora dice di "ispirarsi ai valori della Chiesa Cattolica di Roma". Il richiamo, ormai, è poco più che un omaggio formale, ma non me la sento di escludere che questi "valori" possano essere invocati per tacitare ed espellere chi rimane scomodo, per esempio un giovane che sia omosessuale e non se ne vergogni affatto e magari rivendichi pure con fierezza la propria condizione.

Come affrontare una simile situazione, ove dovesse capitare? Io ritengo che un’associazione sia libera di darsi le proprie regole di appartenenza e dunque escludere anche chi non le condivide. Certo, se si tratta di regole discriminatorie o razziste, si può sempre cercare di abbatterle in nome di regole etiche superiori. Ma alla fin fine chi non condivide i principi dell’associazione può o condurre una battaglia per cambiare tali regole o uscire dall’associazione. Il paradosso è che, a seconda di come si interpretano i "valori della Chiesa Cattolica", a mio avviso la libertà sessuale può rientrarvi a pieno titolo. Una battaglia dunque può essere fatta.

Diverso è il caso (che spesso caratterizza questo tipo di associazionismo) per cui l’iscriversi all’associazione in realtà è l’unico modo per accedere ad un lavoro o ad una necessaria pratica per poi inserirsi nel lavoro. In questi casi, secondo me, l’associazione può anche espellere chi non la pensa come la Chiesa Cattolica, ma deve in ogni modo trattenerlo "in servizio", perché altrimenti si ricadrebbe in una pratica discriminatoria.

Il caso che tu poni, caro Linus, è abbastanza simile a quello dei boy scout negli USA, portato davanti alla Corte Suprema per discriminazione antiomosessuale. La Corte ha stabilito che l’associazione poteva darsi le regole che voleva: libero il singolo di aderire oppur no. Se così è, ha detto il famoso regista Steven Spielberg, da anni presidente onorario dell’associazione, io me ne vado. Ha sbattuto la porta e se ne è andato!

Avv.Ezio Menzione

di Ezio Menzione

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