L’Organizzazione Mondiale del Turismo agli operatori: “L’accoglienza gay-friendly porta guadagno”

L'organizzazione lancia un appello alle mete ormai sature per sole e mare: "Reinventatevi come mete gay-friendly".

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Il segmento LGBT è uno dei più redditizi, dal punto di vista della capacità di spesa e della durata dei soggiorni, per l’industria turistica: a confermarlo il Second Global Report on LGBT Tourism pubblicato dalla UNWTO (United Nations World Tourism Organization) e da IGLTA (International Gay & Lesbian Travel Association).

In generale, la comunità LGBT tende a selezionare destinazioni considerate friendly: le più gettonate, per quanto riguarda gli italiani, sono Grecia, Spagna e Stati Uniti. Il 63% dei britannici, inoltre, ha dichiarato che non viaggerebbe in luoghi dove l’omofobia è di casa e Ian Johnson di OutNow, azienda di consulenza globale di LGBT business development, ha riferito che la parola chiave nel segmento turistico è “benvenuto”. L’ostilità verso la comunità LGBT, insomma, danneggia seriamente la reputazione di una destinazione turistica, come conferma il sopracitato documento.

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Gli operatori dell’industria cercano di attrarre questo segmento anche perché, una volta giunto a destinazione, è disposto a spendere cifre considerevoli e a creare un rapporto di fidelizzazione che porta spesso a una seconda visita.

A far la parte del leone, però, sono i matrimoni gay, la cui legalizzazione diventa da subito un brand di forte appeal per le destinazione turistiche. Certi Paesi, poi, cavalcano abilmente l’onda, proponendosi come soluzioni tolleranti e accoglienti: le campagne irlandesi “Ireland Says I Do” e inglesi “VisitBritain’s Love is Great” docent. Importante anche il settore delle lune di miele, dove brillano l’iniziativa congiunta di Aeroméxico, Axel Hotels, Friendly Map e della Camera di Commercio dell’Argentina (“NecesitamosMàsBesos”) e la catena alberghiera Marriott Hotels con la sua #LoveTravels.

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Interessante anche il mercato LGBT indirizzato ai cosiddetti millennials (quelli nati tra i primi anni ’80 e i primi del 2000), che presentano però caratteristiche e abitudini di viaggio affini ai coetanei eterosessuali: economia di condivisione, contatti netti con la cultura locale, combinazione di servizi di lusso ed economici e propensione alla condivisione di contenuti sui social media, che inevitabilmente andranno ad influenzare altri viaggiatori coetanei.

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La UNWTO lancia, in chiusura, un appello rivolto a quelle destinazioni turistiche ormai mature per una certa offerta, ad esempio per la classica opzione “Sole & Mare”, invitandole a reinventarsi come mete ideali per un turismo LGBT.

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