Palpeggiava pazienti maschi senza guanti in ospedale: medico a processo

Gravi accuse di violenza sessuale a Padova nel reparto di malattie infettive. L'indagine iniziata nel 2023. Chiesto il rito abbreviato: basteranno 5mila euro?

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F.B., 50 anni, infettivologo e responsabile dell’ambulatorio PrEP dell’Unità operativa di Malattie infettive e tropicali dell’Azienda Ospedaliera di Padova, sarebbe al centro di una gravissima vicenda di abusi in corsia. Il servizio è specializzato nella profilassi pre-esposizione da HIV e nel monitoraggio delle infezioni sessualmente trasmissibili (IST).

Il medico è indagato per violenza sessuale continuata e aggravata. Secondo la ricostruzione della Procura, durante le visite si sarebbe qualificato come omosessuale fin dall’anamnesi con pazienti di sesso maschile, modalità definita dagli inquirenti lontana da ogni protocollo deontologico. Gli accertamenti diagnostici, che comprendono tamponi nelle parti intime e palpazioni, sarebbero stati condotti senza infermieri presenti, senza guanti e a porta chiusa.

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Una delle vittime ha descritto situazioni in cui il medico avrebbe sfruttato la fragilità psicologica dei pazienti: in un caso documentato agli atti, un paziente che aveva saltato la terapia sarebbe stato «ricompensato» con un bacio e una stretta fisica, presentata dal medico come «gesto di pace».

Quattro vittime, denunce archiviate e riapertura dell’indagine

Il fascicolo è nato nel 2023, quando due pazienti hanno presentato querela raccontando di essere stati toccati nelle parti intime durante le visite. I procedimenti erano stati inizialmente archiviati per insufficienza di elementi. La svolta arriva nella primavera del 2025: un terzo paziente si presenta in Procura descrivendo dinamiche pressoché identiche, e il pubblico ministero S.D. riapre le indagini affidandole ai Carabinieri del NAS.

La quarta vittima e la credibilità delle testimonianze

Una quarta denuncia è poi arrivata da uno specializzando che, dopo aver letto la notizia sulla stampa, ha inviato una lettera direttamente alla Procura. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta della difesa di rientro in servizio del medico, sottolineando come i quattro racconti fossero convergenti nei dettagli nonostante le vittime non si conoscessero e non avessero mai avuto contatti tra loro. Il medico rimane sospeso dall’esercizio delle funzioni.

Il silenzio dell’ospedale e la mancanza di supporto per le vittime

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Tra le denunce delle vittime emergerebbe anche un quadro di omertà istituzionale. Un paziente uscito «frastornato» da una visita aveva segnalato di essere stato toccato in modo inappropriato, ma le sue parole non sarebbero state prese sul serio dall’azienda ospedaliera. A rendere il quadro ancora più critico, la definizione degli utenti del servizio PrEP come «popolazione borderline» attribuita a una dirigente del reparto.

Un vuoto di supporto per gli uomini vittime di violenza

Le quattro vittime, tutte uomini, hanno incontrato ostacoli strutturali nel trovare supporto psicologico. I centri anti-violenza, i cui fondi sono storicamente destinati alle donne, non avrebbero potuto offrire loro alcun aiuto concreto. Una lacuna normativa e di welfare che le vittime chiedono venga affrontata.

Il processo e la posizione delle vittime

Il medico sarà giudicato con rito abbreviato il 17 giugno 2026. I 4 presunti abusati si sono costituiti parte civile. F.B. avrebbe proposto 5.000 euro di ristoro a ciascuna vittima, cifra rifiutata: le parti civili chiedono 15.000 euro, considerandola un minimo adeguato alla gravità di una «condotta seriale da parte di un pubblico ufficiale che non ha mai manifestato pentimento».

«Denunciare è l’unica maniera per fermare le violenze», ha dichiarato una delle vittime a nome di tutte. «Vogliamo dire a chi ha subito violenza: non state zitti».


I nomi degli indagati sono sostituiti con iniziali puntate, considerando che l’indagine è in corso e che all’orizzonte si configura un rito abbreviato. Tutte le accuse si riferiscono a fatti non ancora definitivamente accertati in sede giudiziaria.

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