Un gruppo antigay posta la foto di un ragazzo con un bambino “prova” delle nostre perversioni: peccato che è etero ed è suo figlio

Nicholas Crespi è un bel ragazzo di Busto Arsizio. Si definisce così su Facebook: “geneticamente perfetto…clinicamente pazzo!!!mentalmente geniale… 19 viti in lega di titanio nel braccio…HO UNA BICICLETTA ARRUGGINITA MA I CERCHIONI SONO d’ORO SONO ANTICONFORMISTA, E POETA NEW STYLE ..VIVO SOLO ..amo le tipe con style…”. Un tipo qualunque. Eterosessuale. Eterosessualissimo: Nicholas ha infatti una compagna ed un bellissimo bambino.

E’ estate. Nicholas è al mare con il suo bambino e la sua compagna. Hanno evidentemente voglia di scherzare e così si fanno una foto. La postano su Facebook e probabilmente se la dimenticano: è una delle tante foto che Nicholas mette su Facebook col suo bambino, a futura memoria di quando diventerà grande e insieme potranno vederle. Roba normalissima, insomma.

Nicholas non sa che c’è qualcuno in agguato però: i fanatici dell’ideologia “gender, che tutto controllano e tutto vedono, notano quella foto su Facebook e la postano il 14 dicembre nientepopodimeno che su una pagina Facebook in questi giorni (ahinoi) trafficatissima, “No all’adozione omosessuale“. Il commento dei gestori della pagina è netto: “La nostra mamma è differente“. In questi giorni la foto fa il giro del web: oltre 5.000 condivisioni, quasi 700 likes, 500 i commenti.

Il volto di suo figlio ovviamente non è pixelato: figurarsi se a costoro interessano realmente i diritti dei bambini e le leggi che li tutelano (in questo caso il codice deontologico della Carta di Treviso che impone ai giornalisti di “pixelare” i volti dei bambini).

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Al povero Nicholas, coinvolto suo malgrado – insieme a bambino e compagna – in una battaglia che non è sua, non resta che commentare laconicamente: “Questa foto mi è stata rubata io non sono gay ho una compagna e un bambino quel giorno eravamo al mare stavamo giocando non so perché avete fatto questo”. Qualcuno gli consiglia di andare alla Polizia Postale, cosa che facciamo anche noi.

Ecco, quindi, quanto sono seri, affidabili ed onesti i nostri avversari e quanto a costoro interessano realmente i diritti dei bambini: #perdire.

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