Cinquanta lesbiche firmano un appello contro l’utero in affitto: “No alla mercificazione delle donne e dei bambini”

È già polemica: è l’unica protesta all’interno della comunità LGBT, che è più che favorevole. Ecco le motivazioni delle firmatarie.

Di conseguenza, in nome dell’autodeterminazione delle donne e dei diritti dei neonati, noi, firmatarie della dichiarazione rifiutiamo la mercificazione delle capacità riproduttive delle donne e rifiutiamo la mercificazione dei bambini“. Questo recita il documento contro la pratica dell’utero in affitto firmato da cinquanta lesbiche italiane e sostenuto da Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, Gianpaolo Silvestri, fondatore di Arcigay e ex senatore dei Verdi, e alcune femministe tra cui Silvia Federici.

Le firmatarie “chiedono a tutti i Paesi di mantenere la norma di elementare buon senso per cui la madre legale è colei che ha partorito, e non la firmataria di un contratto, né l’origine dell’ovocita; chiedono a tutti i Paesi di rispettare le convenzioni internazionali per la protezione dei diritti umani e del bambino di cui sono firmatari e di opporsi fermamente a tutte le forme di legalizzazione della maternità surrogata sul piano nazionale e internazionale, abolendo le (poche) leggi che l’hanno introdotta“. La forte presa di posizione è assolutamente controcorrente all’interno del mondo LGBT, che di fatto accetta apertamente la gestazione per altri (vi ha fatto ricorso anche Nichi Vendola, suscitando varie polemiche LEGGI >).

Nel testo si legge: “Questo sistema ha bisogno di donne come mezzi di produzione in modo che la gravidanza e il parto diventino un mestiere (nemmeno riconosciuto come tale, in nessun luogo) e i neonati dei prodotti con un valore di scambio. Certe donne acconsentono a impegnarsi in tale contratto che aliena la loro salute, la loro vita e la loro persona (ad esempio attribuendo la decisione su eventuali aborti al medico che risponde ai committenti) sotto pressioni multiple: i rapporti di dominazione famigliari, sessisti, economici, geopolitici, e la sempreverde mistica della maternità – questa volta per altri – con la glorificazione dell’autosacrificio femminile, che rende felici i committenti, molto più spesso eterosessuali, in minore proporzione gay”.

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Il testo ha incontrato i favori dell’ambiente cattolico (“Molto coraggioso, ne condivido in grandissima parte i contenuti”, dice Paola Binetti di Area Popolare) e l’opposizione dei laici (“Non c’è sfuttamento né commercio”, chiosa Micaela Ghisleni).

Uno dei punti più contestati è proprio quello sullo sfruttamento: “Ci può essere sfruttamento in contesti nei quali l’autodeterminazione della donna è messa a rischio da condizioni economiche disagiate e da subalternità culturale, come India o Ucraina. Altro invece è applicare la gpa dove la donna resta al centro di sistemi di garanzie che escludono lo sfruttamento, tipo California e Canada. Là ci sono contratti, la donna non lo fa per bisogno ma per scelta come dono“,  spiega la Ghisleni. La replica del mondo cattolico si basa invece sui diritti dei bambini: Nessuna donna cederebbe suo figlio dopo 9 mesi di gravidanza a degli estranei se non si trovasse in gravissime difficoltà. Le femministe, per esempio in Italia la Muraro, in Francia l’Agasinsky, si sono schierate contro la maternità surrogata perché hanno anteposto i diritti dei bambini al proprio presunto diritto al bambino“, afferma Paola Binetti.

17 commenti su “Cinquanta lesbiche firmano un appello contro l’utero in affitto: “No alla mercificazione delle donne e dei bambini”

  1. E’ una cosa allucinante. Una presa di posizione estremista e retrograda al massimo, che si scaglia contro la libertà delle donne di offrire servizi di gestazione per altri a pagamento e anche gratuiti strumentalizzando in modo indegno singoli episodi di abuso, facendo propria una retorica anticapitalista d’accatto e trattando le donne come individui incapaci di gestire sé stessi, di dire sì o no, di redigere e firmare in tutta consapevolezza un contratto per poi rispettarlo, quindi per definizione vittime da proteggere a suon di divieti; come delle bambine, insomma. Il tutto, ovviamente, cercando di distorcere ciò che avviene nella surrogazione: nell’appello ad esempio viene detto che si recide cioè si tronca, si taglia, il legame genetico tra gestante e nascituro; in realtà non si recide un bel niente, dato che il nascituro non ha mai avuto alcun legame genetico con la gestante. Non viene reciso nemmeno l’eventuale legame affettivo di cui si parla subito dopo, dato che gestante e nascituro possono benissimo incontrarsi e frequentarsi. E’ un appello che trovo profondamente squallido, in linea col peggiore femminismo retrogrado e moralista che si allea coi cattobigotti per far sì che lo Stato impedisca alle persone di gestire da sé i propri genitali, vivere la propria vita, realizzare in piena libertà i propri sogni. Si vergognino.

      1. Perché vogliono che venga impedito alle donne di gestire se stesse, di scegliere liberamente che cosa fare o non fare coi propri genitali. Perché vogliono che lo Stato si metta a imporre dall’alto alle singole persone, in questo caso alle donne, il modo in cui vivere, gestire il proprio corpo, guadagnare. Perché così facendo umiliano, calpestano, la dignità delle persone, delle donne in primis, che a quanto vedo trattano come fossero delle persone senza cervello, delle bambine, rendendo un pessimo, davvero pessimo, servizio alla causa femminile. Perché utilizzano strumentalmente ciò che avviene in singoli episodi di abuso magari nel terzo mondo e distorcono puntualmente tutto per cercare di far credere che la gestazione per altri sia una sorta di mostruosità, insultando l’intelligenza di tutti. Quella presa di posizione la trovo a tutti gli effetti una presa di posizione di cui vergognarsi. E’ indegna del ventunesimo secolo, è allucinante, medievale.

          1. No. Non va rispettata. Va combattuta e sradicata cosi’ come si sono combattutte idee e opinioni sbagliate del passato (Schiavitu’, razismo, voto alle donne, divorzio, aborto etc etc).

            Difenderesti allo stesso modo le opinioni di Hitler sugli ebrei?

          2. a parte che secondo me fanno meglio negli USA dove se quattro coglioni vogliono mettersi la camicia bruna e la svastica e marciare possono farlo liberamente, piuttosto che le nostre disposizioni transitorie della costituzione, che non servono a nulla… ma questo è un altro discorso.

            per rispondere invece nel merito… non puoi paragonare la follia nazista e questa opinione, opinabile finchè vuoi, ma che rimane cmq una opinione civile e rispettabile.

          3. Nel trattare le donne come fossero delle specie di bambine, incapaci di badare a se stesse, nell’andare contro la libertà delle persone di gestire la propria vita e i propri genitali come preferiscono, nel cercare di gettar fango su chi organizza o usufruisce dei servizi di gestazione per altri parlando dei nascituri con espressioni come ‘prodotti con un valore di scambio’, e così via io non trovo alcunché di rispettabile. La possibilità di dire la propria per quanto mi riguarda non è in discussione, qui si sta parlando dell’appello.

          4. La mia opinione, invece, è che queste 4 galline siano esattamente come i 4 coglioni che si vestono da nazisti. Nessuno sta mettendo in discussione il loro diritto di esprimersi (cosa che fanno molto tranquillamente aiutate anche dalla risonanza della stampa).
            Se leggi meglio ti accorgerai che non ho paragonato le idee delle signore con le idee dei nazisti… ti ho chiesto se la tua difesa delle opioni altrui potesse essere estesa anche ad altre opinioni.

            Non intendo rispettare questa opinione che trovo incivile e priva di contenuti. Lasciamo la difesa di questa pessima opinione a persona come la Bignetti.

          5. E’ una presa di posizione di alcune donne e di alcuni uomini che trovo letteralmente vergognosa, allucinante.

    1. Quindi sei d’accordo col medioevo, con l’impedire alle donne di gestire se stesse come preferiscono, con assurdi divieti imposti dall’alto che umiliano la dignità femminile e calpestano i progetti di vita, i sogni, di una marea di gente…

      1. se per gestire si intende, come dice lei nell’altro commento “guadagnare col proprio corpo” direi che il medievale non sono io. visto che non solo nel medioevo, ma ben da prima, le donne (e gli uomini) mercificavano i propri genitali.

        1. Ho parlato di libertà di decidere come vivere, gestire il proprio corpo, guadagnare. E lo ribadisco. Se una persona con una parte del proprio corpo offre un servizio è del tutto logico che tale servizio debba poter essere anche pagato; è talmente elementare questa cosa che mi sorprende il fatto stesso di trovarmi a farla presente. Ad ogni modo, l’appello si scaglia contro la gestazione per altri in ogni caso, anche senza compenso. E’ un appello moralista, medievale e liberticida in tutto e per tutto.

          1. non sono d’accordo.

            peraltro smettiamola di usare il termine “medioevo” in senso oscurantista e dispregiativo, visto che fu periodo di grande evoluzioni, sia scientifico, sia umanistico, sia economico e che preparò il rinascimento vero e proprio, che ne seguì.

          2. Io preferisco di gran lunga il ventunesimo secolo, sinceramente. Se poi vogliamo pensare a un termine alternativo a medievale per descrivere l’appello, preistorico in effetti sarebbe un termine ancor più adeguato…

  2. Un appello disgustoso, una concezione che non ho difficoltà a definire oggettivamente fascista, che vuole estendere il proprio pregiudizio sul corpo delle altre donne. Una visione così arretrata, chiusa, rancorosa a tratti, fuori dal mondo, dalla realtà, dalla storia, che lascia stupiti. Ebbene sappiano però che le loro sono le ragioni del moralismo, chiusi alla libertà individuale, incapaci di concepire che le persone possano essere libere di scegliere. Sono schiavi del loro fascismo intellettuale che li condanna a partorire un documento che trasuda odio e che non può essere approvato in nessun caso.

  3. Secondo me con questi proclami si apre una situazione paradossale. Una donna per rimaere incinta ha comunque bisogno del seme naschile. Allora allo stesso modo un’uomo dovrebbe poter pretendere la paternità del nascituro, per gli stessi equilbri lamentati dalle donne, ma così non è. Voglio vedere se queste 50 persone, un domani che vogliono un figlio si pongono il problema nei confronti di chi donerà loro lo sperma, se si caopvolgesse la medaglia anche l’uomo in questo senso sarebbe sfruttato… E mi piace ricordare che il diritto di ogni individuo dovrebbe essere eguale a quello di un’altro. Quindi se una donna volesse per un semplice atto d’amore, senza compenso, offrire il proprio corpo, ed il proprio ovocita, per dare felicità a qualcun’altro, non dovrebbe PER LEGGE poterlo fare ? Ma stiamo scherzando o cosa ? E se al momento della nascita volesse rinunciare alla potestà genitoriale, per dare la possibilità ad altri di creare un nuovo nucleo familiare, per legge non le sarebbe concesso, mentre invece sempre per legge a una battone è permesso di abbandonare il proprio figlio ?

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