50.000 GAY INFIAMMANO MILANO

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Un successo. La manifestazione milanese ha raccolto anche il consenso dei cittadini che la osservavano dai marciapiedi. Tra costumi colorati e discorsi politici, il resoconto completo da Gay.it.

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Il video della manifestazione.

Milano, così, proprio non si era mai vista. Nella storia del capoluogo lombardo non si erano mai viste 50 mila (c’è chi dice 30 mila, chi 40 mila…. Ma a questo punto che importa il numero esatto?) persone sfilare per le vie della città così pacificamente a ritmo di musica.

0 mila gay, lesbiche, trans ma anche molti “etero” con musica, colori, divertimento per dare un’occasione in più, a tutti, per riflettere su cosa vuole dire avere i diritti civili. E l’aspetto “ludico” non ha certo fatto dimenticare l’obiettivo, che era scritto bello chiaro in uno striscione che precedeva l’’intero corteo “diritti civili anche a gay e lesbiche”.

Un carro con musica e tre file di palloncini colorati con il simbolo “rainbow”, della bandiera gay, hanno dato il via ad un pomeriggio che rimarrà nella storia di Milano. Anche perché mai si è vista una manifestazione così numerosa e assolutamente pacifica, con poca Polizia ai lati della strada e, indubbiamente poco impegnata. Dal concentramento fissato in corso Venezia, all’altezza di corso Palestro il corteo ha attraversato il cuore di Milano… piazza S. Babila, piazza della Scala, piazza Duomo, via Broletto e piazza Castello. Una sosta obbligata sotto Palazzo Marino, sede del Comune di Milano.

Una sosta per chiedere a gran voce al Sindaco Albertini di scendere tra noi, tra chi sta manifestando perché non si vede riconosciuto i diritti che spettano ad un cittadino italiano. “Albertina vieni giù sei una frocia pure tu!!!” ha echeggiato a più riprese lo slogan delle miglia di manifestanti. Forse un po’ poco ortodosso come atteggiamento, ma il Sindaco non ha voluto concedere nemmeno il Patrocinio del Comune alla manifestazione.

Emozionante l’ingresso in Piazza Duomo, quella Piazza Duomo che al Comitato Arcobaleno (che ha organizzato il Pride) è costata giornate di febbrile trattativa con Comune e Questura perché aperta a tutti… tranne che ai gay. E sulle note di Music di Madonna, in piazza Duomo, gli organizzatori hanno anche lanciato preservativi.

Migliaia anche i milanesi curiosi ai lati della strada. Qualcuno divertito, altri stupiti, attoniti nel vedere qualcosa che Milano non ha mai visto! 50 mila gay tutti insieme che con il dialogo, la musica, le parole chiedono rispetto e uguaglianza. Ed è così che capitava di vedere negozianti, passanti, milanesi che applaudivano al passaggio del corteo, sorridenti e divertiti e altri che scuotevano la testa, la abbassavano e se ne andavano… fortunatamente erano la minoranza, ma questa minoranza ci conferma anche oggi che di Pride ce ne vogliono ancora tanti per permettere alla gente di capire.

Poi di nuovo in movimento fino a Piazza Castello dove il Pride ha vissuto la parte politica. Davanti al Castello Sforzesco la parte politica del Pride milanese. Su un palco affollatissimo eretto davanti alla celebre fontana “la turta dei spus” (tradotto in La torta degli sposi, proprio per la sua particolare forma) la soddisfazione degli organizzatori. L’arcobaleno dopo nove mesi di durissimo lavoro, senza l’aiuto delle istituzioni, a Milano ha fatto scendere in piazza 50 mila gay. Un vero record! E davanti ad un pubblico che ha definitivamente perso l’aggettivo di “minoranza” si è capito davvero che ora le cose stanno cambiando. E il popolo gay è sempre più numeroso, una costante crescita che porta ad essere più visibile e sempre più incisivi nella vita del Paese. Titti De Simone dal palco milanese ha lanciato due sfide: la prima a Silvio Berlusconi e alla Casa delle Libertà (se così la si può chiamare), l’altra alla Sinistra italiana.

A Berlusconi e al Governo di centrodestra ha assicurato il “fiato sul collo”. L’opposizione e le donne lesbiche non permetteranno che l’Esecutivo metta le mani sulla legge 194, sulla Costituzione. "La parte laica e antifascista della società che manifesta oggi non permetterà che si mettano le mani sulla scuola. Berlusconi ti rimanderemo a casa".

E poi un’autocritica alla sinistra. “Vinceremo tra 5 anni quando la sinistra tornerà ad essere sinistra”. Titti De Simone ha inviato i leaders del centro-sinistra a riflettere anche su questo Pride che ha portato in piazza l’elettorato della sinistra che ha questi ideali di società.

Ma l’affondo è arrivato da Franco Grillini. Il presidente onorario di Arcigay ha duramente attaccato tutti quei politici che hanno fatto campagna elettorale denigrando e condannando il movimento gay. Bossi soprattutto che non ha raggiunto il quorum. Con quel 4% “sei un cadavere politico, un tappetino di Berlusconi – ha tuonato dal palco. Ed ha aggiunto: – se avessi un minimo di dignità ti saresti dimesso, ma gli omofobi non ce l’hanno”. E gli omofobi, alle politiche hanno perso. Non ne ha risparmiate né a Casini, altro politico a non aver raggiunto il quorum con il suo Biancofiore, né al Sindaco Alberini, invitato più volte ma senza esito: “Caro sindaco, poteva venire anche in mutande”, ha perso una grande occasione di civiltà. E poi lo ha invitato a prendere esempio dai sindaci di Parigi e Berlino, gay dichiarati e in testa ai cortei.

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