A Napoli, la storia gay di Leopardi e Ranieri

Contro bugie e ipocrisie finalmente la verità: Giacomo amava il suo benefattore napoletano

Forse non tutti sanno che, al vico Pero, nel cuore del Rione Sanità, centro popolare di Napoli, famoso per aver dato i natali a Totò, è morto uno dei più grandi poeti della nostra storia: Giacomo E non tutti sanno che Giacomo Leopardi morì tra le braccia di Antonio Ranieri, intellettuale napoletano in carriera che per sette anni visse insieme al poeta in un sodalizio molto particolare. Un sodalizio “chiacchierato”. Un sodalizio che, lo stesso Ranieri, non esitò a rinnegare dopo la morte dell’amico, per fugare compromettenti ma fondati pettegolezzi.

E per la prima volta, dopo quasi duecento anni, proprio da Napoli parte un progetto teatrale che decide di svelare – con precisione filologica – la vera natura della relazione tra Leopardi e Ranieri.

“Leopardi amava Ranieriè un testo scritto da Claudio Finelli e Antonio Mocciola e diretto da Mario Gelardi, regista sempre attento alla funzione civile e sociale dell’arte (ha diretto la celebre versione teatrale di Gomorra di Roberto Saviano). Lo spettacolo va in scena, in prima nazionale, al Nuovo Teatro Sanità dall’8 al 10 Aprile.

Claudio Finelli non ha dubbi circa la validità del progetto:

“É venuto il momento di dire la verità. È ora di svelare quello che per anni, libri e insegnanti vi hanno inutilmente nascosto. Giacomo Leopardi ha avuto un grande amore. Un amore gay: Antonio Ranieri.  E se Ranieri, per la vergogna, decise di bruciare le lettere che scrisse al poeta, le lettere di Giacomo parlano chiaro: Leopardi amava Ranieri.”

A proposito della storia d’amore tra il poeta e il nobile napoletano, Antonio Mocciola sottolinea:

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“Quella tra Leopardi e Ranieri è una storia che non ha fatto epoca, perché l’epoca era quella sbagliata. Il poeta marchigiano malaticcio e il bellimbusto partenopeo rampante: l’unione fece la forza di entrambi, finché il cuore di Giacomo non resse. Le parole di Giacomo pesano come macigni, e la sua bella grafia parla ancora d’Amore. Per chi ai tempi non volle sapere, non volle vedere, non volle comprendere. E per chi ancora adesso assegna a Giacomo Leopardi solo caste fantasie frustrate o, peggio ancora, sesso raccattato con avarissime mance. Non fu solo quello. Che ci piaccia o no, Leopardi Amava Ranieri”.

E se qualcuno si chiedesse a cosa serve conoscere l’orientamento affettivo e sessuale di Leopardi, si potrebbe rispondere che serve a contrastare l’ipocrisia e la menzogna che da secoli vela questa relazione, alimentando implicitamente l’idea che una relazione omosessuale desti vergogna e riprovazione.

Serve come serve conoscere le amanti di Foscolo e quelle di D’Annunzio, le muse di Boccaccio e quelle di Petrarca.

Serve a ristabilire la verità. La Storia. Quella vera.

8/9/10 Aprile 2016

IL NUOVO TEATRO SANITA’ presenta:

LEOPARDI AMAVA RANIERI

di Claudio Finelli e Antonio Mocciola

con ANTONIO AGEROLA e FULVIO SACCO

e con l’amichevole partecipazione in video di LALLA ESPOSITO e IRENE GRASSO

Regia di MARIO GELARDI