A SUD DEL PRIDE: CALABRIA

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Inchiesta di Gay.it sulla vita gay nel meridione, in attesa della manifestazione nazionale di Bari del 7 giugno. Partiamo da Cosenza, dove l'Arcigay ha appena ottenuto la sede.

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Parte con questo servizio un’inchiesta sulla situazione dell’associazionismo gay al sud, che ci porterà a conoscere le realtà di Sicilia, Campania, Puglia, oltre a quella della Calabria. In attesa del Bari Pride 2003.

COSENZA – Per poter citare la Calabria come protagonista di eventi o fatti che abbiamo in qualche modo “fatto storia” nel movimento omosessuale (almeno in tempi recenti), dobbiamo risalire fino alla fine degli anni ’70, quando il nascente movimento nazionale, organizzò uno dei primi campeggi gay estivi proprio in Calabria, precisamente a Isola Capo Rizzuto, vicino Crotone (a lato alcune immagini da quella esperienza).

Evento che fu ripetuto più volte da quelle parti, fino a quando nell’84, a Rocca Imperiale, località sempre nei pressi scelta quell’anno come sede del campeggio, la popolazione “insorse” nei confronti degli organizzatori di quel raduno. L’intervento in difesa dei gay, in una piazza pubblica del paese, dell’on. Mancini, che fu segretario del partito socialista e più volte ministro, quindi sindaco di Cosenza fino alla sua morte, consentì il normale svolgersi del campeggio. Da quell’episodio nacque la storica amicizia con Franco Grillini e in genere la personale vicinanza di Mancini alle tematiche omosessuali, che hanno portato gli organizzatori del BariPride a ricordarlo ad un anno dalla sua scomparsa.

Aldilà di qualche episodio marginale o della vicenda di qualche singola persona, è difficile rintracciare qualcosa di significativo nella storia della comunità gay calabrese. Ci sarebbero – questo sì – centinaia di storie da raccontare di gay, lesbiche e trans nati in Calabria e andati via. Di sicuro, questa regione è sempre stata una sorta di “serbatoio di gente nuova” per le città del nord, verso il quale il fenomeno della migrazione sessuale dalla Calabria assume connotati di una vera e propria fuga, appena possibile, prima che sia possibile, sempre con i soliti motivi: l’università in primis, almeno per i giovani, la mancanza di lavoro per tanti altri (il tasso di disoccupazione del 30% presente nella regione è il valore più alto in Europa). E sono tanti i calabresi gay che, lontanissimi dalla loro terra d’origine, hanno fatto e fanno ancora la storia del movimento glbt italiano.

C’è poi chi rimane, per costrizione od obbligo, o con l’intima consapevolezza che qui o da qualsiasi altra parte del mondo fa lo stesso, perché non è dove nasci o come nasci, ma è come vivi che fa la differenza; ci sarebbe da raccontare di una regione bellissima che solo a conoscerla appena un po’, non si può non amarla, fatta di paesaggi incantevoli e mutevoli, di un clima mai rigidissimo, di gente buona e semplice.

Viverci da gay è inevitabilmente più difficile: inizialmente è davvero un farsi tutto da soli, inventarsi la vita, trovare gli stimoli giusti per non mollare tutto e seguire l’esempio di chi va via.

La storia contemporanea, in sostanza quella degli ultimi 7/8 anni, è perlomeno in controtendenza rispetto ai cronici problemi della regione. E’ sicuramente una questione generazionale, è una maturazione del tessuto gay che ha portato prima alla nascita e al consolidamento dei luoghi di incontro all’aperto (ne esistono in ogni città rilevante della Calabria, variabili a seconda della stagione), passando dall’ avvento del web che ha facilitato enormemente i contatti rapidi ed immediati creando comunque conoscenze e quindi comunità (il canale mirc#gaycalabria conta centinaia di frequentatori ed organizzano almeno due tre meeting all’anno). Per passare ad alcuni locali che hanno fatto storia, primi tentativi di dare alla comunità gay calabrese l’appuntamento fisso almeno di una serata in discoteca. Con alterne fortune, chiaramente, come si addice a delle realtà comunque pionieristiche, e frutto magari del vissuto personale di alcuni singoli che, grazie ad esperienze maturate precedentemente fuori regione, hanno cercato di ricrearle nella loro terra d’origine. Come il caso di Lucio Colacino, 38 anni di Soverato che con le feste tematiche al “Luppolo e Farina” prima e con la disco “La Rosa Dei Venti” dopo ha iniziato la provincia di Catanzaro alle serate gay. A Palmi, in provincia di Reggio Calabria, è tuttora attivo “La Quiete” locale gestito da due gay, che offre settimanalmente ormai da diversi anni uno spettacolo di trasformismo e cabaret, diventato un appuntamento fisso per tutto il reggino. A Cosenza, dopo l’esperienza del “Pettirosso”, è lo “Skorpion” di Rende ad offrire alla comunità gay calabrese ormai da almeno tre anni, l’unico appuntamento Disco della regione.

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Parlare di associazionismo in Calabria significa raccontare storia di ieri. Solo il 21 novembre del 2001, con atto pubblico notarile, nasce “Eos Calabria“: è la prima volta che nella regione otto gay insieme (Gabriele Filippa, Stefano Gioia, Gianluca Carbone, Francesco Caruso, Tommaso Muto, Matteo Autolitano, Giovanni Mancuso, Federico Cerminara) danno vita ad un’associazione di cultura omosessuale. E’ l’incontro di otto storie di persone che hanno deciso di rimanere a vivere in Calabria senza compromessi, in piena visibilità di fronte alla società civile, offrendosi non solo come interlocutore politico e sociale, ma anche come fonte attiva di momenti culturali importanti, garantendo sempre una voce libera e impegnata alla nascente comunità gay calabrese.

La prima conferenza stampa è del 21 gennaio 2002, e l’affiliazione all’Arcigay viene ratificata durante il X° Congresso Nazionale di febbraio 2002 a Rimini (foto a lato). Inizia cosi l’attività di Eos con l’apertura della sede di Via Frugiuele a Cosenza, dove si svolgono le assemblee, si organizzano proiezioni e dibattiti, si fanno le classiche “cene sociali”. Tutto, è sempre una prima volta.

Eos nasce con la volontà precisa di essere un punto di riferimento per l’intera regione, ma è chiaro che inizialmente era Cosenza ad offrire un terreno più fertile per mettersi alla prova: una comunità gay cittadina che viveva relativamente bene la realtà dello Skorpion, l’Università della Calabria che garantiva un certo livello di apertura culturale ed in genere, una città che sembrava comunque più aperta alle tematiche, anche per via di una storia politica che prometteva un certo grado di vivibilità ad Eos.

Ma nel mese di marzo 2003, l’Associazione di Cultura Omosessuale Eos di Cosenza è costretta a sospendere tutte le attività sociali e culturali a tempo indeterminato, a causa dell’impossibilità di sostenere il peso economico della sede. Già nel luglio del 2002, infatti, l’associazione aveva dovuto recedere dal contratto di locazione stipulato per la sede di via Frugiuele, e a partire da quel momento, l’impossibilità di avere un luogo di ritrovo definito, aveva fatto registrare un crollo verticale dell’interesse e della collaborazione da parte della stragrande maggioranza di soci e amici di Cosenza.

Passano così tre mesi in cui, pur essendo Eos Calabria ancora ufficialmente in vita e attiva politicamente (il sito www.eoscalabria.com è sempre aggiornato), la sospensione delle attività sociali e culturali riporta tuttavia la regione indietro di qualche anno. In attesa o, meglio, nella speranza, che le istituzioni diano un segno concreto e tangibile e di saper cogliere fino in fondo il valore di una battaglia che non è seconda a nessuno nel campo dei diritti civili e per la qualità della vita degli essere umani. Segno che giunge poche settimane fa con la consessione da parte del Comune della nuova sede. Così, dopo tre mesi, Eos Arcigay Calabria riprende le riunioni dei soci: l’appuntamento è per Sabato 24 Maggio, ore 16,00 c/o Casa delle Culture (Cosenza) (Piano terra)

Gabriele Filippa, 32 anni, nato e residente a Lamezia Terme (prov. Catanzaro), diplomato in Ragioneria, Agente di Commercio, è Presidente di Arcigay Eos Calabria dal gennaio del 2002, Consigliere Nazionale Arcigay dal febbraio 2002.

di Gabriele Filippa – Eos Calabria

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