A SUD DEL PRIDE: NAPOLI

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Seconda tappa dell'inchiesta di Gay.sulla vita gay del meridione, in attesa della manifestazione di Bari del 7 giugno. La lunga storia gay del capoluogo campano.

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NAPOLI – Napoli è storicamente un crocevia, un mondo eterogeneo e composito non assimilabile ad altre realtà. Neanche alle altre città campane. Per questo, parlando di come vivono i gay al sud e della storia dell’omosessualità, Napoli merita un capitolo a parte.
Il capoluogo partenopeo e protagonista, insieme con Capri e altre realtà della regione, del grande turismo europeo. Nell’Ottocento, Napoli era una tappa obbligata del grand tour, capitale d’Europa ed in Europa seconda, per numero di abitanti, locali di intrattenimento notturni ed estensione geografica, solo a Parigi. Insomma, un vero centro di attrazione per tutti gli amanti del divertimento, e la vita di ozii e di buon vivere ha richiamato da sempre aristocratici e viveur, omosessuali in primis (Krupp ad esempio fu ospite di Dohrn prima di stabilirsi a Capri).

La figura più tipica, addirittura stereotipa, dell’omosessualità a Napoli, è il femminiello, nomignolo comune e non offensivo per riferirsi ad un travestito, un transessuale o un crossdresser, cantato anche dalle opere teatrali di Enzo Moscato (foto), e frutto della particolare vita di comunità esistente nei quartieri più popolari del centro storico, Vicaria (Forcella), San Lorenzo, gli Orefici, i Quartieri Spagnoli, dove la promiscuità dovuta alle particolari condizioni di vita dei vicoli ha favorito da sempre l’integrazione di un pluralismo di razze e culture diverse.
Accanto a questa figura, esiste però di certo anche quella dell’omosessuale mascolino, celebrata nell’indimenticabile “Morte della Bellezza” di Giuseppe Patroni Griffi, e per il quale il termine “femminiello” costituisce un insulto pari a quello – altrettanto diffuso – di “ricchione”.

Nel 1860, Napoli perde il suo ruolo di capitale del regno Borbonico, e per la città inizia una trasformazione urbanistica, sociale, antropologica, ben rappresentata anche nell’opera di Annibale Ruccello, “Ferdinando” che ha chiavi di lettura gay (Ruccello era gay). Da qui iniziano cento anni di lento degrado, anche dal punto di vista della vita gay. Ciò non toglie che la città ospiti in questo periodo alcuni locali che fanno la storia della comunità omosessuale locale: a Via Partenope esiste ancora il primo locale di travestiti della storia, aperto dalla celebre Coccinelle, e, fino agli anni ’50, chi le ha viste parla di saune con giorni solo maschili che non erano dissimili da quella che aprì, primo locale gay aperto da gay a Napoli, al Centro Direzionale dieci anni fa, la Blue Angel di Pasquale Ferro.
A partire dagli anni ’80, si assite a quello che con Bassolino viene definito “rinascimento napoletano”. Riparte anche la vita notturna gay, fatta di gruppi che organizzano serate in locali presi in gestione, mentre i veri e propri “locali gay” sono pochi. Esistevano il Bagatto (molto frequentato da travestiti) o il Blanche, poi Kebir, famosi negli anni ’80 e fino a dieci anni fa. Hanno aperto da qualche anno il Bar B e il Ferdinand Strasse, il primo su due livelli con dark room (unica in città) e pub, il secondo aperto dal tedesco Klaus.
Esistono naturalmente anche luoghi di aggregazione all’aperto, che variano con larga periodicità. Se agli inizi degli anni ’90 il luogo di ritrovo era Piazza Dei Martiri, adesso è diventato Piazza Bellini con il bar Intra Moenia e i vari bistrot che sorgono attorno. Luoghi di battuage sono Via Brin (in automobile alla periferia est), l’area di servizio di Agnano sulla tangenziale, il Centro Direzionale di notte, la Villa Comunale lato Via Dohrn.

In realtà, dopo il Gay Pride del ’96 (foto), la vita aggregativa omosessuale è andata declinando, e oggi i gay napoletani sono meno attratti di un tempo dalle luci della “gaylife”. Da una indagine del 1998, si può stimare che l’80% degli omosessuali vivono o in coppia o da single lontano da luoghi di aggregazione specificamente omosessuale, che frequentano di rado.
Riguardo ai personaggi pubblici dichiaratamente gay della vita napoletana, possiamo ricordare il direttore dello storico Regio Conservatorio, De Simone, e Luigi Amodio, l’attivissimo direttore di Città Della Scienza. Anche il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, che si dichiarò bisessuale durante il World Pride del 2000, almeno una volta alla settimana balla nei locali gay napoletani.
La storia dell’associazionismo gay parte nel 1985 con la fondazione dell’Arcigay Antinoo realizzata da un gruppo di attivisti tra cui Tommaso Wenner, archeologo:

oggi l’associazione (nella foto, la sede dell’Arcigay Antinoo in Vico San Geronimo a Napoli), che sorge poco lontano dalla Chiesa di San Giovanni Maggiore, costruita proprio sopra un tempio consacrato all’amante giovinetto dell’imperatore Adriano, eroga servizi di telefono amico, piccolo bar, linea infoAids, possiede un Centro di Documentazione molto importante per il materiale contenuto, ed è aperto a giorni alterni (il giorno di ritrovo maggiore è il venerdi). Arcigay Antinoo ospita Arcilesbica Le Maree. Per informazioni chiamare il numero 0815528815.
Il momento di massima prosperità dell’associazione, grazie al presidente Davide Barba e ad altri grandi volontari come, tra gli altri, Federico Borreca e Stefano Vitale, nonchè Mariasilvia Tartaglione, è stato il Gay Pride “Jesce Sole” del 1996, primo al Sud, e un grande successo sono stati i progetti Aids realizzati in collaborazione con la Regione Campania e con l’Istituto Superiore della Sanità, il cui merito va sicuramente a Vincenzo Capuano, che è stato membro anche della segreteria nazionale Arcigay e socio fondatore della “Lega Italiana Famiglie di Fatto”, e a Lello Grassi, assistente sociale, una delle massime professionalità nelle problematiche dell’Aids.

Da allora però l’associazione conosce un lento declino sia per la diminuzione di iniziative, sia per la mancanza di volontari, il cui numero è oggigiorno al minimo storico. Di recente una grave infiltrazione di acqua ha provocato un allagamento nella saletta bar attualmente inagibile, e l’umidità stava per rovinare il prezioso materiale del Centro di Documentazione, la biblioteca gay/lesbica pubblica più grande del Meridione, salvata da un intervento di fortuna (nella foto, una parte del Centro di Documentazione dell’Arcigay di Napoli).
Il rilancio dell’associazionismo e del dibattito politico di comunità a Napoli è da molti auspicato in quanto sarebbe l’unico strumento per migliorare la qualità della vita delle persone omosessuali nel capoluogo partenopeo e la via migliore per promuovere iniziative di studio sulla storia e sulla cultura omosessuale napoletana, un territorio oggi del tutto inesplorato (nelle università napoletane non vi sono insegnamenti simili ai gay/lesbian-studies presenti in altre città italiane nonostante si registri periodicamente la formazione di gruppi studenteschi gay).

Uno sprono in questo senso potrebbe essere il prossimo Coordinamento Regionale tra le associazioni gay e lesbiche campane voluto anche da Enzo Sacco e Patrizio Napolano, infaticabili volontari e attuali membri del consiglio direttivo dell’associazione napoletana (nella foto, da sinistra Vincenzo Capuano, Patrizio Napolano, Enzo Sacco, dell’Arcigay Napoli).
E’ difficile capire per chi è abituato alla “normalità” del Nord che il primo problema di un omosessuale al Sud non è l’omosessualità, ma il lavoro che manca. La disoccupazione, o meglio il concetto di lavoro sottopagato, a nero, sono un ricatto cui alla lunga difficilmente si resiste. Le politiche di liberazione omosessuale sono state finora sorde al Sud dove una vita autonoma, liberata, lontana dalla famiglia, non può esistere se non emigrando. Senza produrre lavoro, sostentamento, seppur minimo, non si può purtroppo aiutare un ragazzo omosessuale o una ragazza lesbica del Sud.
Carmine Urciuoli, 27 anni, napoletano, analista programmatore, cultore di internet e dei new media, giornalista free-lance, ha svolto attività di Counselling e volontariato presso l’Associazione Culturale Arcigay Antinoo di Napoli, e attualmente collabora con la rivista Pride.

di Carmine Urciuoli

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