Intervista ad Aaron, ragazzo FtoM che ha un microchip sottocutaneo che rilascia testosterone

Per il momento Spagna-Italia 1-0. Leggere per credere la storia di Aaron.

La Spagna è un Paese in cui diritti civili sono largamente tutelati e la comunità LGBT+ è molto forte. Le persone omosessuali possono sposarsi e adottare figli, ma anche la comunità trans è presa molto in considerazione. In Catalogna in particolare, è possibile fare gli interventi chirurgi liberamente, senza alcun vincolo legale, e la psicoterapia è “consigliata” ma non obbligatoria. Per intenderci, nessuna autorità interferisce con l’autodeterminazione e la libertà delle persone. Non è un caso quindi, che moltissimi ragazzi e ragazze transgender italiani, si rivolgano alle strutture catalane e spagnole. Ho sentito numerosi esponenti della comunità T, e tutti ci hanno passato le medesime informazioni: i trattamenti chirurgici sono di alto livello e le terapia ormonale è di livello avanzato, è persino possibile inserire un impianto sottocutaneo invisibile che rilascia il testosterone e quindi evitare di bucarsi con la frequenza della terapia standard. Ci parla meglio di tutto questo Aaron.

Aaron: Sono un ragazzo trans italiano che vive in Spagna. Amo l’Italia e la Spagna e sono una persona felice, con molta voglia di vivere.

Eddie: A quanti anni hai capito di essere un maschio, anche se nato in un corpo femminile?

Aaron: E’ una sensazione che ho avuto sin da piccolo. Ho un fratello maggiore e dicevo che io ero il suo “fratellino”, ma tutti mi correggevano dicendo che ero “la sorellina”. Se gli adulti ti ripetono sempre una cosa alla fine ci credi, pensi che sia impossibile come essere Spiderman.

Eddie: Cioè vorresti tanto esserlo ma sai che non puoi.

Aaron: Esatto. Prima di prendere informazioni sulla transizione pensavo che le persone trans fossero soltanto MTF (Male to female), poi ho scoperto che esistono gli FTM (female to Male) grazie a dei video su you tube, così nel 2016 ho iniziato.

Eddie: quali sono le principali differenze tra Spagna e Italia?

Aaron: Partiamo dal fatto che ciascuna ragione è autonoma a livello di legislazione sanitaria. Tutti possono avere leggi diverse, io ho fatto la transizione in Catalugna, a Barcellona, dove c’è la comunità con maggiore libertà e flessibilità, infatti qui non c’è bisogno di alcuna documentazione per fare la transizione. Credo sia un percorso molto agevolato rispetto all’Italia. La parte burocratica è molto più veloce, così come accedere agli ormoni e al cambio di nome. Per le operazioni non devi passare dal giudice.

Eddie: E’ vero che fai un tipo di terapia ormonale all’avanguardia?

Aaron: Sì, ho un microchip della compagnia “sottopelle therapy”, sono italiani andati in America per brevettare l’idea. Si tratta di un piccolo microchip in pancia che rilascia testosterone in base ai livelli del sangue, quando il tuo corpo ne ha bisogno. Basta riempirlo ogni 7-8 mesi.

Eddie: a parte la questione medica e legale, come ti trovi a livello di integrazione sociale?

Aaron: a livello sociale credo sia molto più facile fare la transizione qui. Io ho iniziato nella mia università e l’ho confidato ad uno miei professori. Lui mi ha chiesto semplicemente “sei sicuro? Cambio il nome sulla rubrica del telefono?” Qui i prof. hanno classi di 15/20 persone non 200 come in Italia, c’è un rapporto diverso. C’è sempre stato un immenso supporto da parte di tutti.

Eddie: Forse Barcellona è un caso fortunato?

Aaron: No, all’epoca mi trovavo nel sud della Spagna, a Marbellia.

Eddie: Al di fuori dell’ambiente universitario, hai vissuto qualche episodio di bullismo o discriminazione?

Aaron: Mai. Nessun problema quando ho iniziato a lavorare, nemmeno in “pre t”. Lavoravo in Hotel, quando ho fatto il contratto ho chiesto e mi hanno dato il badge con il nome “Aaron”. Solo risorse umane e il manager sapevano il mio nome anagrafico. Non avevo un aspetto maschile ma nonostante questo tutti rispettavano la mia identità. Ed è andata sempre così, ho lavorato tanto con documenti non cambiati, per diverse imprese.

Eddie: Te la senti di parlare delle tue relazione sentimentali?

Aaron: Mi piacciono le donne. Relazioni serie ne ho avute due, innamoramenti tre o quattro.

Eddie: Hai mai avuto difficoltà in quanto transegender?
Aaron: Io credo che la difficoltà fosse più dovuta a un fattore mio e non delle ragazze. Cioè le ragazze non avevano questo preconcetto ma ce lo avevo io. Credo che a volte le porte ce le blocchiamo noi stessi, per paura di non far godere la persona. In realtà ci sono molti modi per far godere, le persone arrivano al piacere in tanti modi. Bisogna parlare in maniera onesta e se hai tante cose in comune e un sentimento forte i problemi si superano. Io inizialmente ho perso relazioni per paura, adesso non è più così.

Eddie: C’è qualcosa che vuoi dire agli altri ragazzi trans?

Aaron: Il messaggio che voglio lanciare è che essere trans non è qualcosa di negativo ma una possibilità di arricchirsi spirutualmente ed emozionalmente dei due generi. Di vederla come una cosa positiva da cui si può imparare molto. Grazie alla transizione io ho conosciuto persone fantastiche che non avrei conosciuto senza. Ho avuto la fortuna che persone come te hanno voluto ascoltare e pubblicare la mia storia. Per me è giusto e doveroso aiutare gli altri, quando raggiungi l’equilibrio e stai bene. Fare una transizione pubblica ed essere attivista, ti toglie tante cose e ti mette in pericolo, ma è compensato dai riconoscimenti delle persone che aiuti.

Ringraziamo Aaron per la sua testimonianza e ci auguriamo che anche la società italiana inizi un percoso di tolleranza e sostegno delle persone transgender, che le cure mediche e chirurgiche raggiungano livelli sempre più avanzati e sicuri, con il miglior rapporto rischi/benefici e che a livello legale si prenda la strada dell’autodeterminazione, senza obbligare le persone a percorsi costosi, lunghi e in cui qualcuno può decidere al posto della persona interessata.
Vi sembra un’utopia? Come abbiamo visto, in molti paesi è già realtà. Per il momento Spagna-Italia 1-0.

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