Abolita la legge contro la propaganda gay a San Pietroburgo

Tra e prime ad essere approvata. Per gli attivisti, si temevano ripercussioni dall’Europa.

San Pietroburgo ha abolito la legge contro la cosiddetta “propaganda gay”. Nel febbraio del 2012 era stata tra le prime città russe ad approvare una legge che punisce, di fatto, qualsiasi tipo di manifestazione promossa dalle associazioni lgbt (Pride in testa, naturalmente), San Pietroburgo si affretta ora a cancellare l’odiata norma, ufficialmente perché essendone stata approvata una federale (quella firmata da Putin), non sussisterebbe più la necessità di averne una locale.

Secondo gli attivisti della comunità lgbt locale, invece, la ragione vera sarebbe da ricercarsi nel timore da parte delle autorità cittadine, di conseguenze per via di possibili provvedimenti da parte della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo che sta analizzando tutti i casi di leggi liberticide e omofobe come quella di San Pietroburgo. Qualunque sia la ragione, resta il fatto che la legge approvata da Mosca, vale anche a San Pietroburgo.

Il promotore della norma, tuttavia, il parlamentare russo Vitaly Milonov, ha fatto sapere che non intende arrendersi e che continuerà la sua battaglia contro, appunto, la “propaganda omosessuale”.

L’approvazione della legge, secondo alcune associazioni locali, non solo aveva provocato l’inasprirsi di episodi di violenza omofoba contro le persone lgbt, ma aveva dato vita a vere e proprie campagne di boicottaggio da parte di turisti di tutto il mondo, a prescindere dal loro orientamento sessuale. Solo per fare un esempio, infatti, alle guide turistiche era vietato spiegare ai visitatori che il noto compositore Tchaikovksy era gay, pena il rischio di incappare in una multa che poteva arrivare fino a 12 mila euro.

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Nell’ottobre dello scorso anno, anche la Moldavia aveva abolito una legge omologa, dopo averla approvata pochi mesi prima.