Adozioni gay alla Corte Europea

Un caso che potrebbe rivelarsi capitale: un insegnate francese gay si rivolge all’organo comunitario per vedere accolta la sua richiesta di poter adottare un bambino. Domani la sentenza.

Martedì la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo renderà nota la sua decisione sul caso che oppone la Francia aun omosessuale di 47 anni, che aveva sporto denuncia per discriminazione, violazione della vita privata e violazione del diritto a un processo equo. In ottobre, Philippe Fretté era stato ascoltato dalla Corte alla quale aveva denunciato il rifiuto del Consiglio di Stato francese a concedergli il diritto di adottare un bambino.

Nel 1991, Fretté, insegnante celibe, aveva riempito la domanda per poter adottare un bambino. Nel 1993, un rapporto recepito dalla direzione dell’assitenza sociale, all’infanzia e alla sanità di Parigi (DASS) concludeva che l’uomo possedeva delle "qualità umane e educative certe" e che un bambino "sarebbe certamente stato felice con lui". Ma gli autori del rapporto si domandavano anche se la sua omosessualità fosse compatibile con il fatto di allevare un bambino… L’amministrazione, così, stimo che non lo fosse, invocando l’"assenza di riferimenti materni costanti".

Nel 1995, la decisione amministrativa fu bocciata dal tribunale amministrativo, che sentenziò che non ci fossero prove che l’orientamento sessuale dell’insegnate potesse essere pregiudiziale o pericoloso per il bambino.

Ma nel 1996 la decisione del giudice amministrativo è stata annullata dal Consiglio di Stato che non vedeva nelle "condizioni di vita2 di Philippe Fretté "garanzie sufficienti".

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Avendo esurito tutti i ricorsi a livello nazionale, l’insegnante decise di appellarsi all’Europa, denunciando la Francia. La denuncia è stata considerata accettabile nel giugno scorso.

L’avvocato di Fretté aveva spiegato alla Corte che la Francia aveva violato gli articoli 8 e 14 della convenzione europea dei diritti dell’uomo (diritto al rispetto della vita privata e familiare e divieto di discriminazione). Ha pertanto invocato un "pregiudizio sociale" e una "irrazionale paura".

Ronny Abraham, direttore degli affari giuridici del ministero della Giustizia e rappresentante della Francia nel caso, ha, dal canto suo, spiegato che non è tra le competenze della Corte Europea di "sostiuirsi alle autorità sociali e giudiziarie per chiudere una controversia così delicata e imporre una soluzione univoca".

La decisione della Corte dovrà essere rispettata dalla Francia.

di Gay.com France