Adozioni gay, sì del giudice a due mamme: è la prima volta in Veneto

La normativa sulla stepchild adoption servirebbe proprio a tutelare i centomila bambini italiani cresciuti da coppie omogenitoriali.

Da ieri, 28 giugno, una bimba veneta ha due mamme anche per lo Stato: si tratta della prima adozione gay in Veneto.

Un giudice del tribunale per i minorenni di Venezia ha firmato la prima sentenza di questo tipo in Veneto, nonché una delle prime in Italia dopo quella della Corte d’Appello di Trento che a febbraio di quest’anno aveva riconosciuto due uomini come i papà di una coppia di gemelli. Ma facciamo un passo indietro: le due mamme, di 37 e 31 anni, sono fidanzate dal 2006 (e unite civilmente dal 2016) e risiedono in provincia di Venezia. La più giovane delle due, nel 2012, ha dato alla luce una bambina concepita con il seme di un donatore anonimo. Il problema? Il solito: in Italia la stepchild adoption (l’adozione del figlio biologico del partner) non è ammessa e la seconda madre non poteva quindi vantare alcun diritto o dovere sulla bambina.

Da qui la richiesta di adozione presentata dalla madre non biologica il 25 maggio 2016. La causa è stata in seguito esaminata da un consiglio formato dal presidente del tribunale per i minori di Venezia, Maria Teresa Rossi, da un secondo magistrato e da due psicologi investiti della carica di giudici onorari.

La decisione favorevole è stata depositata il 15 giugno, ad appena due settimane di distanza da un’altra sentenza a suo modo storica, che aveva costretto lo stesso Comune di Venezia a registrare all’anagrafe il figlio di una coppia lesbica nato a Londra con fecondazione eterologa. Nella sentenza la presidente Rossi cita la relazione dei servizi sociali: “Le due donne costituiscono una coppia con legame solido e duraturo ed entrambe vivono la relazione con la bambina come quella di un genitore con la propria figlia”. In un passaggio, però, il giudice invita le due madri ad assumere un atteggiamento aperto circa l’identità di genere della bambina: “Bisognerà garantirle l’opportunità di relazionarsi con persone di orientamento non omosessuale per permetterle uno sviluppo adeguato”. La richiesta al tribunale faceva affidamento sulla legge 184, che consente l’adozione in casi particolari (per chi, ad esempio, ha maturato una relazione continuativa con il minore).

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I legali della coppia esultano. L’avvocato Umberto Saracco, che con la collega Valentina Pizzol ha seguito la causa, ha dichiarato: “Chiunque abbia incontrato queste due donne sa che la loro non è stata una battaglia ideologica o politica, ma solo il desiderio della madre adottante di proteggere fino in fondo, anche dal punto di vista legale, la propria figlia. Il giudice ha sottolineato un principio fondamentale: l’interesse dei bambini ad avere una famiglia”.

La stepchild adoption, strappata dalla legge sulle unioni civili approvata lo scorso anno, è questo: il riconoscimento giuridico di un rapporto di filiazione sorto da tempo. In Italia ci sono circa centomila bambini cresciuti da coppie omogenitoriali che non godono di alcuna tutela.