Adozioni: in GB fallisce la crociata anti-gay della chiesa

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Le agenzie d’azione cristiane inglesi volevano speciali “esenzioni” che permettessero loro di impedire alle omocoppie di poter prendersi cura di bambini senza famiglia. Il governo ha detto no.

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LONDRA – Niente discriminazioni. Il concetto è chiaro, semplice, coerente e, soprattutto, valido per tutti. Sono state ore di fuoco per il governo di Tony Blair che è stato sottoposto nei giorni scorsi a enormi pressioni da parte del clero perché la nuova legge contro le discriminazioni di beni e servizi basate sull’orientamento sessuale, che dovrebbe entrare in vigore da aprile, permettesse alle agenzie d’adozione in mano alla Chiesa di…discriminare. Secondo il Cardinale cattolico O’Connor “obbligare le agenzie a considerare l’adozione da parte di coppie omosessuali sarebbe agire in contrasto agli insegnamenti della Chiesa Cattolica”. Esponenti della Chiesa di Roma in primis, a cui si sono poi aggiunti anche leader anglicani, chiedevano speciali “esenzioni” perché la agenzie di adozione di “ispirazione cristiana” non permettessero alle coppie gay e lesbiche di potersi prendere cura di bambini soli. Il loro orientamento sessuale era già di per se motivo non tanto a non essere ritenute idonee, ma addirittura ad essere escluse in partenza, quindi senza neanche essere prese in considerazione.
In molti hanno fatto notare che tali agenzie, anche quelle cattoliche, operano percependo cospicui finanziamenti pubblici, dunque utilizzando anche i soldi provenienti dalle tasse di omosessuali, il che è uno dei motivi per cui devono poter garantire a tutti pari opportunità, senza discriminazioni. Tanto più che l’idea che un bambino non possa crescere bene se allevato da due genitori dello stesso sesso è pregiudizio allo stato puro, non supportato da nessuna evidenza scientifica. Anzi, ricerche svolte sia in Europa che negli Stati Uniti hanno riscontrato che in chi è cresciuto in famiglie omogenitoriali non si sono riscontrate differenze di rilievo in aree fondamentali quali la qualità delle relazioni personali, l’adattamento sociale, il comportamento e l’orientamento sessuale rispetto a coloro che sono invece cresciuti in famiglie eterosessuali.
Ieri sera il Consiglio dei Ministri inglese ha quindi respinto la richiesta proveniente dal mondo religioso. Tony Blair, che in un primo momento si era detto comprensivo su questi argomenti pro-discriminazione, ha fatto retromarcia. Tra i suoi ministri aveva ricevuto il supporto della sola Ruth Kelly, che non a caso è dell’Opus Dei, che è a capo proprio del dipartimento che ha l’incarico di garantire uguaglianza tra i cittadini e che già in passato è stata al centro di polemiche.
Tra i più determinati oppositori a questi speciali privilegi “d’esenzione” su base religiosa c’è stato il Segretario all’educazione Alan Johnson, che ha dichiarato alla BBC di non aver riscontrato alcuna base valida per consentire queste esenzioni. Alle agenzie cattoliche dovrebbe comunque venire concesso un periodo “di transizione” di almeno un anno per adattarsi alle nuove regole e finire di occuparsi dei bambini che sono già nelle loro cure prima che le nuove norme, ugualitarie, entrino in vigore per tutti. (Roberto Taddeucci)

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