Affido, anni di convivenza e perfino l’Unar: unioni civili nel caos

Dal Pd l’affido invece delle adozioni. E la senatrice M5S vuole abolire le unioni civili.

Il sito giuridico Articolo29.it ha pubblicato l’elenco degli emendamenti al DDL Cirinnà sulle unioni civili. Un fiume di proposte di modifica, molte delle quali hanno il solo scopo di fare ostruzionismo (si pensi, ad esempio a quello già noto firmato da Giovanardi e agli ordini del giorno presentati dal senatore di FI Malan che puntano a depotenziare l’azione contro le discriminazioni omofobiche portata avanti dall’Unar nelle scuole), tra i quali ne emergono alcuni particolarmente significativi.

L’esempio più lampante è il testo presentato da alcuni senatori del Pd (Fattorini, Lepri, Del Barba, Scalia) che propone l’introduzione, al posto delle stepchild adoption, dell’istituto dell’affido. Una questione antica, dentro il partito del premier che, nonostante le rassicurazioni, è tutt’altro che risolta. Lepri e gli altri, infatti, propongono di abolire l’articolo del DDL che introduce l’adozione del figlio biologico del partner e di sostituirlo con l’affido, prolungandolo fino al compimento del diciottesimo anno d’età. L’adozione, in questo caso, sarebbe possibile da parte del “genitore affidatario” solo in caso di morte del genitore biologico.

Nonostante il M5S si sia detto favorevole al testo Cirinnà, alcuni suoi rappresentanti in Commissione Giustizia hanno presentato degli emendamenti che sembrano puntare in direzione opposta. È il caso del testo presentato dalla senatrice Fucksia che chiede l’abolizione del Titolo I della legge, ovvero quello che istituisce proprio le unioni civili. Due emendamenti simili sono stati presentati anche dal senatore Malan di Forza Italia e da Giovanardi (Ncd). In un ordine del giorno a firma dalla stessa senatrice Fucksia si chiede, però, al governo di impegnarsi “a sostenere le iniziative volte a rendere l’istituto del matrimonio accessibile anche a coppie formate da persone dello stesso sesso, nel rispetto dei principi di uguaglianza e pari dignità delle persone e di tutela dei diritti fondamentali della persona”. Una posizione nettamente contrapposta a quella dei colleghi Malan e Giovanardi, ma che di fatto rischia di fare proprio il gioco di chi si oppone alla legge perché contrario al riconoscimento dei diritti delle coppie gay e lesbiche.

Peggiorativo anche un altro emendamento a firma Fucksia che prevede che l’unione civile si possa registrare tra due persone a patto che abbiano la stessa residenza e convivano “ininterrottamente da almeno tre anni”. Prima di essere riconosciuti come coppia, dunque, bisognerebbe andare a vivere insieme e dimostrare che si tratta di un rapporto che dura da almeno tre anni, senza interruzioni.

In rete non mancano le polemiche, soprattutto alla luce delle dichiarazioni rilasciate dal pentastellato Di Maio ieri sera ospite di Bruno Vespa. Di Maio, infatti, si è dichiarato di avere delle “perpelssità” su matrimonio e adozioni”.

Va notato, però, che sono stati presentati anche emendamenti migliorativi. Come quello firmato da alcuni senatori del Gruppo Misto e Sel (Petraglia, De Cristofaro, De Petris, Barozzino, Cervellini, Uras, Campanella, Casaletto, Simeoni, Gambaro, Bencini, Bocchino) che introdurrebbe il diritto alle adozioni congiunta di bambini abbandonati: non solo il figlio del partner, dunque, ma anche bambini non legati biologicamente a nessuno dei due partner.

In direzione simile va anche l’emendamento presentato dai senatori del Pd Lo Giudice, Manconi, Puppato, Mattesini e Ricchiuti secondo cui “una o due persone maggiorenni, che non si trovino nelle condizioni di cui all’articolo 330, possono, anche congiuntamente, dichiarare di assumersi ogni responsabilità nei confronti di una persona, anche minorenne”.

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Al netto del mero ostruzionismo del centro destra (ancora un esempio: il solito Giovanardi ha presentato un emendamento per cui un’unione civile va registrata davanti al sindaco di Roma, anche se la coppia è residente a Bolzano o a Catanzaro), il quadro è quello di una vera e propria babele di posizioni, in ogni schieramento.

La senatrice Cirinnà, relatrice del testo, ha più volte ribadito che difenderà la legge perché non venga snaturata e si arrivi presto in aula. Ma a meno di strumenti utili ad accorpare o a cassare buona parte degli emendamenti (si è parlato di un “canguro”, come avvenuto con la legge elettorale), la strada appare lunga e per niente agevole. Sempre che non intervenga il proverbiale decisionismo del presidente del Consiglio, naturalmente.

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