Aggressione a Torino, una vittima: “La gente non si è nemmeno alzata”

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La polizia rassicura l'associazione Quore sull'episodio ai danni di quattro gay. Solidarietà dal sindaco Fassino e da Roberto Saviano. Uno degli aggrediti: "Non scappate, correte in aiuto".

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Dopo il grave episodio dell’aggressione ai quattro ragazzi gay torinesi presi a botte e cinghiate al Parco del Valentino, fuori dal locale Cacao dove si svolgeva la serata del Queever, sale l’allerta omofobia nel capoluogo piemontese. Daniele Viotti e Alessandro Battaglia dell’Associazione lgbt Quore sono stati ricevuti sabato mattina dal Capo Nucleo Volanti della Polizia di Stato, il dottor Giovanni Temporale, che li ha rassicurati: «Ha detto che si tratta di un episodio isolato – ci riporta Daniele Viotti – e non risulta nessun altro caso di tale gravità. Torino è una città tranquilla rispetto alla violenza omofobica. Ci ha garantito che si impegnano a prestare attenzione alle nostre serate per garantire la sicurezza. Ma non ci sarà uno spiegamento di forze. Ieri sera al Queever c’era un clima assolutamente sereno, non ci fermano certo queste cose. A mezzanotte c’era una volante dei Carabinieri solo per garantire tranquillità. Diciamo che il nostro incontro voleva avere un significato “operativo” più che “politico”». «In settimana incontreremo anche il Questore (Antonino Cufalo, ndr) che adesso si trova a Roma – continua Viotti -. Invitiamo tutti a segnalare all’Associazione Quore qualsiasi episodio di violenza omofobia o anche solo situazioni sospette. Restiamo in canale aperto con la Questura».

Anche il Sindaco Fassino ha espresso la sua solidarietà: «I miei auguri ai ragazzi aggrediti e l’auspicio di una pronta guarigione. Torino è una città che nella sua cultura e nel suo costume non ha mai avuto tensioni omofobe o intolleranti. L’aggressione è comunque gravissima e mi auguro che i responsabili vengano puniti».

«Ciò che è accaduto a Torino è lo specchio di quanto accade in questa Italia ferita dalla crisi – ha commentato Roberto Saviano su Twitter -. Tutto diventa secondario, i diritti diventano inutili orpelli, accessori dismessi; tutto viene dopo le attività che chiudono e la disoccupazione che aumenta. Ma quando un Paese non evolve, non migliora, non introduce diritti – senza i quali non può esserci alcuna ripresa – la conseguenza può solo essere questa lenta ma inevitabile involuzione».

Ieri sera è salito sul palco del Queever uno degli aggrediti, Davide, giunto in soccorso ai ragazzi aggrediti e ferito a sua volta a un occhio e un orecchio con cinque giorni di prognosi. Il suo è stato un accorato appello a combattere il più temibile alleato dell’omofobia, l’omertà: «Non bisogna far finta di niente. Al dehors dove è avvenuta l’aggressione ho visto gente che non si è nemmeno alzata. Sono belle le parole contro l’omofobia ma poi bisogna rispondere coi fatti. Anziché scappare o assistere senza intervenire bisogna accorrere in aiuto. Alcuni non hanno voluto nemmeno lasciare la dichiarazione di testimonianza alla Polizia. Da soli magari è rischioso ma se fossimo stati in tanti saremmo riusciti a fermarli. Come si dice, l’unione fa la forza».

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