Aids: 35.000 le vittime in Italia dal 1982 a oggi

Diminuiscono i decessi ma rimangono stabili i dati sui nuovi infettati, ormai in prevalenza a causa di rapporti eterosessuali non protetti.

ROMA – Il Centro Operativo AntiAids (COA) dell’Istituto Superiore di Sanità ha recentemente diffuso i dati completi riguardanti l’andamento dell’epidemia causata dal virus Hiv in Italia. Dal 1982 al 31 Dicembre 2006 sono stati sessantamila i casi segnalati, dei quali trentacinquemila quelli letali. Grazie alla progressiva introduzione dei farmaci antiretrovirali il tasso di mortalità è negli ultimi anni drasticamente diminuito, passando dal 100% del 1984 all’8,8% di oggi. È tuttavia da ricordare sempre che tali farmaci non portano alla guarigione, ma ‘congelano’ per un certo periodo di tempo il progredire dell’infezione di nuove cellule da parte del virus. Tanto maggiore è la soppressione della capacità replicativa del virus e tanto minori saranno le probabilità che si producano mutazioni contro le quali i farmaci stessi perdono progressivamente efficacia. È dunque ancora indispensabile la prevenzione.

Il picco di nuovi casi, 5.600, si è registrato nel 1995 mentre tra il 2005 e il 2006 il tasso è stabile: nel 2006 i casi notificati al COA sono stati 1052 diagnosticati nell’ultimo anno e 400 riferiti a diagnosi effettuate negli anni precedenti, praticamente le stesse cifre del 2005. Le regioni più colpite sono, nell’ordine, la Liguria, la Lombardia, l’Emilia Romagna e il Lazio. Per quanto riguarda le modalità di trasmissione del virus quella per via sessuale rappresenta nell’ultimo biennio la modalità più diffusa, con il 43,8% relativo ai rapporti eterosessuali e il 20,9% relativo a quelli omosessuali, mentre è scesa invece al 27,6% (rispetto al 65,8% dei primi tempi) la trasmissione tra tossicodipendenti. Questi dati indicano una maggior consapevolezza in quelle che venivano indicate come "categorie a rischio", contrapposta ad una minor percezione della possibilità di trasmissione legata ai rapporti eterosessuali. Dal momento che c’è stato un incremento negli ultimi due anni di casi di nuove infezioni attribuibili ai contatti sessuali è evidente che, a prescindere dall’orientamento sessuale, c’è bisogno di tenere bene a mente che è necessario proteggere e proteggersi utilizzando sempre il profilattico, evitando i rapporti non protetti.

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Dai dati emerge che nell’ultima decade è aumentata la percentuale di pazienti che scoprono di essere stati infettati solo quando si presentano i primi sintomi della malattia, questo in particolare tra coloro che hanno contratto il virus per via sessuale, e sono soprattutto eterosessuali. Ciò porta da una parte ad un aumentato rischio di contagio nella popolazione, dall’altra ad accorciare i tempi di presentazione della sindrome, per l’impossibilità di effettuare la terapia antiretrovirale con sufficiente anticipo. È in aumento anche l’età delle persone colpite: il 66% del totale si concentra nella fascia tra i 30 e i 49 anni, praticamente 10 anni più tardi rispetto alla prima fase dell’epidemia. L’età mediana alla diagnosi è di 43 anni per gli uomini e 39 per le donne. (RT)