AIDS: prevenire è anche lottare contro l’omofobia

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La lotta contro il virus HIV passa anche attraverso campagne di educazione per demolire l’intolleranza e lo stigma antigay vecchi di secoli.

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TORONTO – Al di la delle tante notizie sugli aspetti prettamente medici riguardanti l’epidemia mondiale di Aids alla XVI Conferenza Mondiale sull’Aids, che si è conclusa la scorsa settimana in Canada, è emerso che la lotta all’omofobia è parte integrante delle necessarie strategie di prevenzione, in quanto l’omofobia – ovvero il disprezzo e il rigetto delle persone omosessuali – incrementa la vulnerabilità delle persone che ne sono bersaglio e costituisce uno dei tanti fattori di base che favoriscono il diffondersi del virus Hiv. Nelle democrazie più progredite il diritto ad avere rapporti sessuali tra adulti consenzienti è garantito e protetto dalle leggi che salvaguardano le libertà individuali, ma in molti altri paesi delle Nazioni Unite c’è molta riluttanza ad affrontare questo aspetto per via dello stigma che ancora circonda i gay. In 70 nazioni i rapporti omosessuali sono ancora un crimine e in queste realtà avere un diverso orientamento sessuale significa ancora essere oggetto nel migliore dei casi di abusi verbali fino a imprigionamento, tortura e anche messa a morte. «L’impatto di Hiv/Aids sugli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini continua a essere trascurato o semplicemente ignorato dalla maggior parte dei governi e fonti di finanziamento nel mondo, portando a una prevenzione e cura che sono scarse o del tutto inesistenti» ha detto alla Conferenza Shivavanda Khan, membro del Forum mondiale su questo specifico aspetto della vasta problematica correlata al diffondersi del virus Hiv.
Se nei paesi asiatici e africani su questo tema non si è fatto e non si continua a fare niente (e anche in Italia per la verità si è molto poco) in molti paesi del centro e sud America sono state avviate coraggiose e innovative campagne contro l’omofobia come complemento delle campagne più generali d’informazione, educazione e dunque lotta all’Aids. In Brasile uno spot televisivo del ministero della salute trasmesso anche in prima serata mostrava due genitori che parlavano col figlio dopo che si era lasciato col suo ragazzo e si concludeva col messaggio: “Rispettare le differenze è importante tanto quanto usare il profilattico”. Per lottare contro le violenze a sfondo omofobo e per promuovere il rispetto della comunità GLBT (Gay, Lesbica, Bisessuale e Transgender) dall’ottobre 2003 in Brasile esiste un Fronte Misto Parlamentare per la libertà d’espressione sessuale e dal 2005 è stata avviata la campagna Brasile contro l’omofobia. In Messico una campagna di messaggi radiofonici contro l’omofobia è stata lanciata inizialmente in 17 stati facenti parte della federazione, quelli nei quali venivano denunciati casi di violenza contro i gay. Quest’anno la campagna è stata estesa a tutti i 31 stati e sono state intraprese anche altri tipi di campagne (come quella nella foto) per cambiare l’attitudine “macho” che spesso si traduce in comportamenti denigratori contro i gay più visibili.
In Colombia e in Cile messaggi contro l’omofobia sono stati inclusi nelle campagne informative per l’uso dei profilattici mentre in Argentina sono stati ancora più coraggiosi, visualizzando il messaggio con due uomini che si baciano appassionatamente. Plaude pubblicamente al coraggio di rompere certi tabù Paulo Lyra, della Pan American Health Organization, intervenuto anch’egli alla Conferenza di Toronto. «La più straordinaria caratteristica sta nell’impegno a cambiare la norma sociale. Per la prima volta i ministri della salute di tutta la regione, lavorando insieme alla società civile, si sono allontanati dalle campagne per modificare i comportamenti individuali per focalizzarsi invece su come cambiare la società nel suo insieme, in questo caso sull’atteggiamento vecchio di secoli verso gli omosessuali.»
(Roberto Taddeucci)

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