AIUTI: IL VACCINO E’ LONTANO

Aids, conferenza di Barcellona: preservativo anche per le coppie infette, effetti collaterali dei farmaci, una terapia con le erbe. Barbara Ensoli: "Basta burocrazia". Ue e Coca Cola sotto accusa.

BARCELLONA – Inviti alla prudenza sui vaccini, raccomandazioni sull’uso del preservativo anche tra partner infetti, e analisi dei nuovi effetti collaterali delle terapie. Questi, in sintesi, alcuni dei temi scientifici emersi alla Conferenza Internazionale sull’Aids in corso a Barcellona. Mentre, sul fronte politico, si registrano ancora proteste da parte di alcuni attivisti, e un deficit di 10 miliardi di dollari per sanare il divario tra paesi ricchi e paesi poveri nella lotta alla malattia.

Si moltiplicano gli inviti all’uso del preservativo, ad oggi unica barriera contro il contagio: anche le coppie già contagiate dall’Hiv, dovrebbero praticare il sesso sicuro. Il pericolo, secondo Anthony Fauci, direttore dell’Istituto nazionale statunitense per le allergie e le malattie infettive, sta nell’esistenza di diversi tipi di virus. Un paziente che tolleri relativamente bene un tipo di Hiv potrebbe reagire in maniera completamente diversa al virus del partner, di ceppo diverso, e ammalarsi.

Sulla possibilità di trovare in tempi brevi un vaccino anti-Aids è intervenuto ieri l’immunologo Fernando Aiuti, presidente dell’Anlaids, con un invito a non creare illusioni annunciando vaccini a 5-10 anni quando ormai è noto che la via del vaccino è complessa e molto più lunga.

Aiuti è critico anche sulla possibilità di ritardare l’inizio del trattamento anti-Aids, emerso nel congresso di Barcellona. "Il ritardo rende più difficile e lontano il recupero immunologico dei pazienti – dice Aiuti – Inoltre è dimostrato che chi assume farmaci non trasmette il virus".

Aiuti invita inoltre l’Istituto superiore di sanità ad interrompere la sperimentazione sulla terapia intermittente: secondo l’immunologo si tratta di una terapia "inutile" e che "può creare addirittura problemi".

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Nella corsa degli scienziati verso un vaccino efficace contro l’Aids "è necessario accelerare i tempi morti e la burocrazia che rallentano le sperimentazioni". Ne e’ convinta la ricercatrice italiana Barbara Ensoli, riportando anche la voce di molti scienziati che hanno partecipato ad un simposio dedicato ai vaccini, alla conferenza mondiale di Barcellona. La Ensoli conferma che "in autunno dovrebbero partire i primi test sull’uomo del vaccino ‘made in Italy’, senza fornire però una data precisa. L’avvio della sperimentazione è stato finora rinviato più volte, per la mancanza, in Italia, di un’azienda che producesse la proteina Tat alla base del vaccino. "Ovviamente una altro grosso problema sono i fondi, perché – dice – quando ci sono soldi, tutto va più veloce".

Il congresso mondiale di Barcellona ha anche sollevato l’attenzione sui nuovi problemi che si trovano a incontrare le persone in terapia, nell’ambito di una sessione interamente dedicata agli effetti collaterali dei farmaci. I problemi cardiovascolari sono gli "ultimi arrivati" tra questi sgraditi compagni delle terapie anti Aids, che includono lipodistrofia, neuropatie e reazioni allergiche. "Accanto agli effetti propri delle terapie, vanno considerati altri problemi che non dipendono dalle terapie ma direttamente dal virus", ha osservato il presidente dell’European Aids Treatment Group (Eatg), Filippo von Schlosser, riferendosi anche alla presenza di un’infiammazione costante, che comporta un forte stress fisico e che può provocare un’alterazione del tessuto osseo dovuto alla perdita di calcio.

Ma a Barcellona c’è stato anche chi ha parlato di un nuovo modo di trattare l’infezione. Il senegalese Erick Gbodossou, fondatore del Centro sperimentale per la medicina tradizionale, e presidente dell’Ong ‘Prometra’, nata proprio per promuovere le ‘terapie dei padri’, ha illustrato i risultati degli studi che hanno portato addirittura a brevettare un farmaco a base di 5 erbe, per il quale ora "cerca partner per la produzione in larga scala". "Il 90% dei nostri malati ha come primo riferimento il guaritore – dice – che lo assiste, lo cura e lo segue". E le terapie sono tutte a base di erbe. "Le erbe funzionano, e gli studi lo dimostrano" si fa serio Erick e snocciola dati scientifici. "Abbiamo appena terminato una sperimentazione con un farmaco a base di cinque erbe, su 62 pazienti, seguiti per tre anni. Ebbene, i risultati hanno dimostrato nel 54% di essi un abbassamento della carica virale di oltre il 66%. Mentre il 71% dei pazienti ha visto risalire il suo numero di Cd4 di oltre il 70% durante la terapia".

Sul fronte delle proteste, c’è da segnalare quella inscenata ieri dai gruppi di attivisti Health Gap e Act-up, contro la Coca Cola, alla quale si contesta di non dare le cure a tutti i suoi dipendenti sieropositivi in Africa: gli attivisti hanno innalzato una bottiglia nera gonfiabile con una fascia rossa e alta quasi sette metri sulla quale ci sono le scritte: "cura i tuoi lavoratori sieropositivi" e "fine all’apartheid delle cure".

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Act-up Parigi ha invece guidato la protesta allo stand dell’Unione Europea, accusata di non avere pagato la sua quota dei 10 miliardi di dollari l’anno al Fondo globale delle Nazioni Unite per la lotta ad Aids, malarie e tubercolosi. Proteste anche contro il Dipartimento della Sanità della Catalogna per chiedere misure preventive contro l’Aids nelle carceri, e fischi anche nello stand di Canada, Germania Spagna e dell’Usaid, l’agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo.

Mentre le multinazionali e le superpotenze ricevono critiche per il loro scarso impegno, la Comunità Sant’Egidio ha oggi annunciato il varo di un progetto di lotta all’Aids in Mozambico: l’associazione, presente oggi in 60 paesi al mondo, ha scelto, per il suo progetto in Mozambico, il binomio ‘prevenzione-cure’, "perché la prevenzione da sola ha fallito. E lo dimostrano i 28 milioni e mezzo di africani contagiati, su un totale di 40 mln nel mondo", commenta il professor Leonardo Palombi, epidemiologo dell’Università di Tor Vergata, a Roma, fra i responsabili del progetto, partito da poco, che terminerà nel 2007. Entro ottobre, la Comunità di Sant’Egidio conta di siglare un accordo con la Farmindustria per la fornitura dei farmaci antiretrovirali.

Infine, è stato quantificato a più di 10 miliardi di dollari all’anno, la cifra necessaria per condurre la lotta al virus dell’Aids nei Paesi dell’Africa sub-sahariana. Ma chi deve sostenere l’onere dell’impegno finanziario? A Barcellona emergono opinioni contrastanti: alcuni delegati sostengono tocchi ai paesi industrializzati, su cui grava un debito ‘morale’ nei confronti di quelli del terzo e quarto mondo; altri indicano le industrie farmaceutiche, che dovrebbero distribuire sottocosto i farmaci generici; altri ancora ritengono che gli stessi governi africani dovrebbero provvedere con una maggiore spesa ad aiutare le popolazioni locali.