AL PRIDE IN CRAVATTA!

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Non sapete con chi sfilare? Fatelo con i professionisti gay!

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Il momento di dare il via al Gay Pride 2001 di Milano si avvicina, e per chi non ha ancora deciso se sfilare e con chi, diamo qualche indicazione utile presentando alcuni gruppi con i quali si può tranquillamente marciare. Gruppi che, ovviamente, rappresentano un aspetto del mondo omosessuale italiano, e sta a voi scegliere quello con il quale sentite di identificarvi maggiormente.

Oggi parliamo con Alberto Eordegh, che abbiamo già intervistato su queste pagine, promotore dell’idea, rivoluzionaria nella sua "normalità", di raccogliere un gruppo di omosessuali che sfilassero al Pride vestiti in giacca e cravatta, con cartellini che indicano la loro professione. L’anno scorso, decine di persone hanno sfilato accanto a lui, rivelandosi, attraverso i loro cartellini, come "il tuo impiegato di banca" o "il tuo avvocato", e l’iniziativa ha attirato l’attenzione di alcuni media. Quest’anno Alberto rinnova la sua iniziativa, organizzandola anche meglio, e con uno spirito gioioso e incoraggiante.

Ma, Alberto, esiste un gruppo "Giacca e Cravatta"?

No, un gruppo vero e proprio non esiste, se non quando ci ritroviamo in occasioni come queste. In realtà tutto parte dalla mia iniziativa, anche se io sto cercando di coinvolgere nell’organizzazione un paio di persone, per rendere la cosa più democratica e sollevarmi da un po’ di lavoro. L’ultimo incontro l’abbiamo avuto pochi giorni fa, e abbiamo fissato l’appuntamento: visto che la partenza del corteo sarà da Porta Venezia, ci ritroveremo alle 14.00 in Porta Venezia davanti alla gelateria che si trova dando le spalle a C.so Buenos Aires sulla sinistra, dove si trova anche il negozio di piumini danesi e l’entrata dell’albergo Promessi Sposi.

Tutti in giacca e cravatta, ovviamente.

Ai più calorosi abbiamo concesso di non indossare la giacca, ma la cravatta è d’obbligo!

Hai raccolto molte adesioni finora?

Abbiamo raccolto finora almeno una ventina di persone, che vogliono sfilare con noi, molte anche da parte di persone eterosessuali che chiedono ingenuamente se ci sono dei problemi a sfilare con noi. Marceremo tutti con i cartellini (formato 7 cm. x 20 cm.) che indicano la loro professione: ci sarà "il tuo avvocato", "il tuo commercialista", "il tuo bancario", "il tuo operatore finanziario", "il tuo consulente informatico", "il tuo architetto", "il tuo negoziante", ma prepareremo anche molti cartellini in più per le adesioni dell’ultimo momento.

L’anno scorso molti cercavano un cartellino, ma io non mi ero organizzato abbastanza.

Sei stato anche al Pride di Verona?

Sì, e anche lì è stato molto bello. Ho incontrato persino molte persone che leggendo che faccio l’impiegato in banca, mi hanno chiesto consulenza sul loro conto in banca…

E hai già avuto anche contatti con gli organi di informazione?

Non recentemente. Qualche mese fa sono stato anche ospite della trasmissione Link, su Canale 5 in cui abbiamo parlato di matrimoni gay. Siamo stati in Comune a chiedere delle coppie di fatto e della possibilità di registrare due uomini come nucleo familiare, in più agenzie di viaggio chiedendo uno sconto per un ipotetico viaggio di nozze per un matrimonio gay, lo stesso in negozi per liste di nozze etc. La giornalista aveva la telecamera nascosta in un paio di occhiali, e io domandavo e poi con un minimo di provocazione dichiaravo che il matrimonio sarebbe stato con il mio compagno. Devo dire che le reazioni sono state del tutto positive: nessuno ha reagito con stupore, a parte forse solo uno. Quest’anno ho dei contatti con un giornalista del Corriere della Sera, che l’anno scorso non è riuscito a contattarmi.

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Qual è lo spirito dell’iniziativa?

Molti aderiscono a questa iniziativa o la appoggiano perché non amano gli eccessi e le stravaganze con cui vengono di solito identificati i gay, ma lo spirito non è quello di contrapporsi agli altri gay, alle lesbiche e ai trans che sfileranno accanto a noi. Se si aderisce al gruppo Giacca e Cravatta per "essere fuori dalla massa", beh, lo spirito non è proprio quello giusto. Noi marceremo accanto agli amici di Arcobaleno, tra le prime file, senza contrapposizioni.

Semplicemente è un modo per creare un passe-par-tout per entrare in contatto con la gente comune, e non c’è nessuna intenzione di prendere le distanze dagli altri partecipanti al Pride. Il messaggio che vorrei lanciare è di fare coming out con semplicità; sarebbe opportuno lo facesse soprattuto chi non rischia nulla, nella sua posizione lavorativa. Ritengo che sia importante dichiarare pubblicamente la propria omosessualità, soprattutto da parte delle persone che ricoprono posizioni particolarmente importanti, che dovrebbero avere l’obbligo morale di farlo, se non altro per dare sicurezza e appoggio morale a tutti gli omosessuali donne e uomini che tutti i giorni, sulla propria pelle, "combattono" la battaglia per l’uguaglianza dei diritti. Tutto ciò sarà utile per le prossime generazioni, come sono state utili per noi le importanti manifestazioni di protesta degli anni 60 e 70. Tra qualche anno non sarà nemmeno più necessario dichiarare la propria omosessualità!

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