Alfredo Cohen, l’Abruzzo riabbraccia il suo artista omosessuale: documentario e intitolazione al teatro di Lanciano

Artista, pedagogista e intellettuale, la figura di Alfredo Cohen in un documentario e nell’intitolazione del foyer del Teatro di Lanciano.

“I vecchi omosessuali vivono nei giardini
con fogli di giornali, giocano coi bambini
[…] I vecchi omosessuali, destini consumati
vanno a raggiungere, senza sorridere
i tuoi giardini dove un giorno
fecero pompini”

 

Alfredo Cohen (al secolo Alfredo D’Aloisio) così cantava nel 1977 in “I vecchi omosessuali“, contenuta nell’unico disco nel suo genere interamente dedicato e diretto alle persone omosessuali dell’Italia del tempo. Artista, di certo intellettuale e filosofo, Alfredo Cohen (che omaggiò Leonard Cohen ispirandosi a lui per il nome d’arte) è uscito dall’alveo della cultura di lotta LGBTQI+ ormai già dagli anni ’90. Ma oggi, grazie a un documentario dall’aspetto militante, possiamo riscoprire una figura importante per quegli anni di lotta.

Il 16 dicembre prossimo avverrà un evento dirompente: non per la sua grandezza oggettiva, ma per l’unicità.Alfredo D’Aloisio in Arte (e in politica) Cohen” è un documentario di Enrico Salvatori, autore e regista televisivo che si è occupato in passato delle presenze LGBT nella televisione italiana, e di Andrea Meroni, che abbiamo conosciuto per l’ottimo documentario “Ne avete di finocchi in casa?”, del quale abbiamo parlato a questo link. Il documentario su Cohen, realizzato nel 2018, verrà presentato in anteprima il 16 dicembre prossimo al Teatro Fenaroli di Lanciano. E cosa ci sarà, direte voi, di dirompente nel presentare in anteprima un documentario su Alfredo Cohen a Lanciano, in Abruzzo?

Lanciano è la terra natia di Cohen, dove in gioventù ha mosso i primi passi alla scoperta del mondo – come lui stesso si definì – da “cafone d’Abruzzo” che, grazie ai fotoromanzi letti di nascosto nella chiesa della città, riuscì a viaggiare lontano con la mente fin da giovanissimo. Nel documentario si ripercorre la storia di Cohen, dal teatro per ragazzi nel quartiere operaio delle Vallette a Torino, alla fondazione del FUORI! e le proteste ormai storiche di Sanremo del ’72 (la “Stonewall italiana”), fino alla carriera di cantautore e di attore. Definito da Giovanni Dall’Orto come “la Lady Gaga del movimento gay” italiano di quegli anni (inteso come massimo complimento), Cohen ha sempre avuto un rapporto complesso con la propria città natale. E la città di Lanciano stessa ha avuto negli anni un’immagine di Cohen discussa: quel ragazzo definito “antico” dai suoi amici, Alfredo era già ritornato nella sua città nel 1984 per rappresentare il proprio teatro, evento che divise il pubblico e smosse la quiete provinciale del luogo.

Dopo la presentazione del documentario di Salvatori e Meroni il 16 dicembre prossimo, il Teatro Fenaroli dedicherà il proprio foyer ad Alfredo D’Aloisio, in arte Alfredo Cohen, riconciliando definitivamente la figura dell’artista con la terra d’origine, senza più nascondere la storia di rivendicazione della sua omosessualità, della identità e militanza di Cohen. Una riunione della storia personale di D’Aloisio con la vita incredibilmente ricca di produzione culturale di Cohen. L’avvenimento, già speciale di per sé, si dimostra in aperta controtendenza rispetto alla attuale narrazione pubblica, dove si vuole l’Italia come un paese conservatore e oppressore delle identità non conformi. Che in una città abruzzese come Lanciano si decida di onorare una figura che è sempre stata in contrasto con la morale oppressiva, che ha fatto discutere i propri concittadini d’origine, e che rappresenta un pezzo di storia della lotta di liberazione omosessuale (e non solo), rappresenta una spinta in in direzione opposta rispetto ai venti fetidi provenienti dal governo italiano e dai movimenti europei omologhi di destra conservatrice e reazionaria (se non estrema).

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Il documentario “Alfredo D’Aloisio in arte (e politica) Cohen”, presentato in versione provvisoria allo scorso Florence Queer Festival, è ricco di materiale video storico che rimanda al pubblico la complessità della vita di Cohen e la sua importanza nella battaglia del movimento di liberazione omosessuale italiano. È di Alfonso il pezzo più critico uscito sul FUORI! (rivista politica dell’omonimo e storico collettivo omosessuale) contro il congresso di psichiatria di Sanremo 1972. Articolo che criticava l’uso della psichiatria come strumento per opprimere e discriminare le persone omosessuali; prima, quindi, degli scritti di Maro Mieli, che si sarebbe ispirato proprio a Cohen secondo Enzo Cucco del FUORI!

Nel 1977 Cohen pubblica “Come barchette dentro un tram”, il primo LP in assoluto a parlare apertamente di omosessualità in ottica militante (e forse l’ultimo mai pubblicato), che si rivolgeva – per stessa ammissione dell’autore – proprio alle persone omosessuali del paese. Prodotto e arrangiato da Franco Battiato, il disco è stato una riconferma di come fosse giusto lottare per la libertà delle persone omosessuali, oltre che uno schiaffo alla morale repressiva, arrivando all’epoca nei dibattiti RAI. Con Battiato scriverà “Valery”, riarrangiata e adattata per Milva, diventando la stupenda “Alexander Platz“.


Nel documentario dedicato a Cohen ci si sofferma anche sugli amori di Alfredo e sul rapporto con la sua famiglia, che lo supportò sia negli studi, sia nel lavoro e nella produzione di cultura. Si racconta di quando presentò alle sue sorelle il suo compagno Angelo Pezzana – altra importante personalità di spicco e parlamentare per i Radicali negli utlimi anni ‘70 – e quando ufficializzò il suo rapporto con Bartolo Cuomo, suo compagno di vita.

Cohen porta nei teatri italiani la figura della mezzafemmena, il nome dato agli omosessuali in Abruzzo, contaminando e stimolando la scena teatrale di sinistra. Alfredo recita in alcuni film di Monicelli (“Il Marchese del Grillo” e “Rossini! Rossini!”), tenta di approcciare Fellini – anziano e disoccupato – con una lettera in cui si racconta, ma l’apice della sua carriera è “Parenti Serpenti” (girato nel 1991, uscito durante la Pasqua ‘92) che lo sceneggiatore costruisce in parte sulla sua storia, ma che alla fine lo vedra partecipare al film di culto nell’esile ruolo della Fendessa, che non restituisce dignità alla complessa figura di Cohen. Da lì a poco Alfredo Cohen si sarebbe ritirato dalla scena artistica, tentando una candidatura per la lista Pannella con le elezioni del 1992, per poi uscire dai radar della scena pubblica e da quelli dell’ambiente politicamente impegnato, come amaramente constatato nel documentario da Porpora Marcasciano del MIT.

Una vita incredibile e una storia da recuperare quelle di Alfredo Cohen, che ha vissuto intensamente ogni proprio progetto. Ha volato alto fino al 1992, per poi perdersi nella nebbia degli anni ’90, fino alla sua scomparsa a 72 anni causata da una caduta da un balcone di Tunisi quattro anni fa. Storia che, però, è proseguita oltre la sua scomparsa, per arrivare oggi all’intitolazione del foyer del Teatro di Lanciano, dove la sua favolosa vita ebbe inizio.

Per approfondire:
Enrico Salvatori parla di Cohen al TGLFF del 2016 (ex Torino Gay and Lesbian Film Festival, oggi Lovers FF)
Pagina di WikiPink su Cohen
Playlist da Youtube dell’album “Come barchette dentro un tram”
Il testo dell’immagine di copertina è tratto da Tremilalire” di Alfredo Cohen