All’Università di Napoli si studiano bullismo e omofobia

Intervista al Prof. Paolo Valerio, responsabile della piattaforma contro il bullismo omofobico promossa dall’Università di Napoli Federico II.

Se è vero, come è vero, che l’omofobia è figlia del pregiudizio e dell’ignoranza non c’è notizia migliore che vedere un’importante università italiana come quella di Napoli, con i suoi 90 mila studenti, dedicare un nuovo sito internet al tema del bullismo omofobico. dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, ed è dedicato a tutti coloro che sono interessati a comprendere ed approfondire la conoscenza di questo fenomeno.

Fra i responsabili del progetto probabilmente colui che può meglio rappresentare lo spirito che lo anima è il Prof. Paolo Valerio il quale, oltre ad essere Direttore Responsabile della piattaforma, è Professore Ordinario di Psicologia Clinica, Direttore della Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica, membro dell’pregiudizio nei confronti dell’omosessualità. 

Prof. Valerio, com’è nato il progetto?
È nato dall’esperienza di giovani psicologi che si erano confrontati con una tesi di laurea sull’omosessualità e avevano visto che era difficile trovare fonti scientifiche su questo tema. Soprattutto in Italia, che su questi temi si sta muovendo molto lentamente e finora soprattutto grazie alle associazioni LGBT. Abbiamo quindi pensato di unire la voglia di lavorare degli studenti all’istanza della nostra università, quella di istituire uno spazio scientifico dedicato allo studio su queste tematiche. Molti studiosi, sia italiani che esteri, hanno aderito all’iniziativa.  Vorremmo diventare un punto di riferimento per chiunque fosse interessato – adolescenti, studenti, insegnanti, operatori sociali, genitori – e per tutti coloro che possono sentire, aver subito o anche essere stati semplici spettatori di episodi di bullismo omofobico. Bisogna capire per poi sapere come intervenire e contrastare queste forme di prevaricazione.

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Che livello di attenzione c’è da parte di chi fa educazione?

Purtroppo rispetto agli atenei esteri c’è ancora molta poca formazione su questi temi. Questo porta anche a difficoltà ad affrontare tali tematiche. Spesso non se ne può parlare. Mi hanno colpito le reazioni alcuni dirigenti scolastici, che quando abbiamo proposto il bullismo erano interessati ma che sul bullismo omofobico si sono opposti dicendo che non andava bene… cose del tipo “questo non è un problema, nella nostra scuola non esiste”. I docenti dunque non sono preparati e per i ragazzi può essere umiliante e vergognoso esserne vittima, anche solo di etichettature e termini che diventano forme di offesa, che possono portare all’isolamento. Per questo ci tengo a ricordare che nel Dipartimento di Scienze Relazionali c’è uno sportello Bullismo Omofobico  dove si offre supporto, anche psicologico, a tutti coloro che avvertono la necessità di parlarne.

Per quanto riguarda gli ordini professionali?

L’Ordine degli Psicologi della Campania ha attivato le linee guida per gli psicologi che lavorano con persone omosessuali sia per dare risposte chiare sul piano scientifico su cosa s’intenda oggi per omosessualità, sfatare pregiudizi e fare anche chiarezza sulla cosiddetta terapia riparativa. L’Ordine si sta anche interrogando sull’atteggiamento che gli psicologi hanno rispetto all’omosessualità in modo di promuovere iniziative formative, ove fosse necessario. Dunque il sito rientra in tutta una serie di attività, che comprende anche il gruppo di lavoro Genere, Sesso e Cultura.

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Quali attività avete svolto e intendete svolgere?

Abbiamo molti progetti. Intanto ci stiamo impegnando per promuovere la piattaforma. Abbiamo fatto informazione in molte scuole e La Repubblica ha riportato la notizia del nostro sito, ci proponiamo di andare nelle discoteche con un piccolo video, stiamo tessendo contatti con altre associazioni del territorio campano per cominciare un lavoro di rete. Vorremmo fare anche nelle scuole dei progetti per il contrasto del bullismo omofobico e c’è in cantiere una ricerca in collaborazione con la Spagna, dove il livello è più avanzato. Certo che per fare tante iniziative ci sarebbe anche bisogno di finanziamenti e per quelli occorrerebbe anche volontà politica…

A proposito di quella, che ne pensa della campagna contro l’omofobia  promossa dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio?
Non ho ancora avuto modo di vederla.