ALLA CONQUISTA DEI TEDESCHI

Tra politica e consumismo, ecco la doppia anima del Christopher Street Day, il Pride di Berlino. Dove tutti i partiti hanno sfilato: le elezioni sono vicine, la caccia al voto è sfacciata.

BERLINO – Quando si parla del Christopher Street Day berlinese è bene chiarire prima di tutto quale si intende. Sì perché a Berlino ce ne sono due, si tengono lo stesso giorno più o meno durante le stesse ore, ma sono diversi. Uno è quello di massa con una sfilata di carrozzoni che dal Ku’damm attraverso il Potsdamer Platz e la porta del Brandenburgo se ne va fino alla Colonna della Vittoria (per intendersi l’angelo dorato del Cielo sopra Berlino di Wenders), l’altro è invece quello alternativo con pochi carri fermi nella Oranienstraße, nel cuore di Kreuzberg.

La differenza è acuta e tende a crescere. Ormai si può definire come la differenza fra politica militante e cultura del divertimento. Questo non è nelle intenzioni, ma nei fatti. Il motto delle due manifestazioni è "Facciamo una Berlino diversa" nel caso del Christopher Street Day di massa e "siate terribili e moltiplicatevi" nel caso di quello alternativo (il tedesco gioca sull’ambiguità fonetica della parola furchtbar "terribile" che suona simile a fruchtbar "prolifico").

Fino a che punto si può parlare di una "degenerazione consumistica" che misconosce le radici politiche e di protesta del Christopher Street Day del lontano 1969? Basti pensare che quest’anno per la prima volta sono state introdotte delle misure restrittive riguardo la decorazione dei carrozzoni; è stato vietato che più di un terzo della superficie decorativa sia ricoperto da messaggi pubblicitari. I grandi padroni della manifestazione sono stati la marca di sigarette West, quella del caffè Krönung, e le varie birrerie e locations gay che hanno a disposizione i soldi non solo per noleggiare dei tir enormi, ma anche per assoldare truppe di culturisti e ballerini che fanno mostra continua del narcisismo edonistico ben noti nella cultura omosessuale. Con ciò fanno da ottimo ponte di congiuntura con la cultura consumistica eterosessuale le cui porte della tolleranza si aprono indistintamente ogniqualvolta si tratti di soldi.

Eppure mai come quest’anno si è trattato di una manifestazione politica. Tutti i partiti hanno partecipato, non solo quelli che da sempre come i verdi hanno lottato contro la discriminazione, ma anche quelli come l’unione cristiano democratica che costituiscono un fronte di opposizione per il riconoscimento dei diritti dei gay. Quasi tutti i partiti avevano un proprio carrozzone. Sul carrozzone di apertura si trovavano il ministro dell’agricoltura e della salvaguardia dei consumatori Renate Künast dei Verdi e l’attuale Presindente del Parlamento Wolfgang Thierse della SPD. Quest’anno ha ricevuto il premio per il coraggio civile non solo Claudia Roth del partito dei verdi, ma anche l’ex-presidente del Parlamento Rita Süssmuth del partito cristiano democratico. Le sue parole contro la discriminazione hanno suonato con un tono quantomeno ambiguo, se si pensa che sia il candidato alla posizione di Cancelliere Edmund Stoiber, già capo della frazione bavarese ultraconservatrice CSU, che il capo del suo partito Angela Merkel hanno promesso agli elettori di far ritirare la legge sulla registrazione delle coppie di fatto in caso di vittoria. Già, nessun partito si poteva permettere di non apparire ad una manifestazione così mediale a pochi mesi dalle elezioni federali.

Dunque anche la politica non è sembrata altro che una ben sfruttata occasione per conquistare voti. I Verdi hanno prodotto un adesivo con il motto "CSD invece di CSU" cercando di mettere i gay di fronte alla serietà dell’alternativa, al fatto che con un cancelliere reazionario come Stoiber anche il Christopher Street Day potrebbe essere messo in discussione. L’adesivo è andato a ruba come il mini-manifesto wir machen’s gleich che in tedesco significa sia "lo facciamo uguale" con allusione all’omosessualità, che "lo facciamo subito" con allusione ad un erotismo senza scrupoli. Ma il margine della politica è sempre più magro. Mentre le lussuose carrozze della marca West riempiono il pubblico di schiuma, i piccoli progetti sociali come "Kombi", che svolge propaganda di emancipazione nelle scuole, si vede tagliare dal senato in crisi economica i fondi necessari alla propria sussistenza. E così il sindaco gay di Berlino che un anno fa è divenuto popolare dopo aver dichiarato apertamente la propria omosessualità ed essere stato in parte anche eletto per questo è apparso in maglietta con due scritte: da una parte "Berlino è in bancarotta", dall’altra "ed io ne sono colpevole". Così mentre si gioca con le autoincriminazioni fittizie (tutti sanno che non è colpa sua, ma che lui è costretto a tagliare per risanare le casse), con i motti e gli slogan, fette consistenti del progresso sociale vengono demolite e nessuno né il caffè Krönung, né le sigarette West pensano a salvarlo. Quest’anno per la prima volta il Christopher Street Day della Oranienstraße è sembrato positivamente alternativo. Si è ballato, bevuto, cantato, ma non si è dimenticato il fatto che la politica non si lascia ridurre ad un fatto commerciale.

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di Emanuele Sgherri – da Berlino