Allarme HIV: cresce tra i gay nei paesi omofobi

L’agenzia dell’agenzia UNAIDS speiga che la diffusione del virus è maggiore dove i gay hanno paura di chiedere aiuto perché temono di essere perseguiti per il loro orientamento sessuale.

I livelli di infezione da HIV tra i gay stanno crescendo nei paesi le cui società hanno attitudini omofobe. A diffondere la notizia è stato il capo dell’agenzia dell’Onu  UNAIDS.

Michel Sidibe ha spiegato ai giornalisti, durant eun pranzo di lavoro svoltosi ieri, che in aree come l’Africa, dove molti stati hanno leggi che condannano l’omosessualità, il numero di gay che contraggono il virus dell’HIV sta rapidamente crescendo.

In Africa e in Cina, ha dichiarato Sidibe, il 33 per cento delle nuove infezioni riguarda i gay ed è un aumento significativo.

"C’è anche una crescente tendenza conservatrice che mi preoccupa molto – ha aggiunto  Sidibe -. Dobbiamo insistere affinché i diritti delle minoranze siano incoraggiati e sostenuti. Se non lo facciamo, penso che l’epidemia si allargerà di nuovo. Non possiamo accettare la tirannia della maggioranza".

Per avvalorare la sua tesi, Mr. Sidibe ha fatto il confronto con i Caraibi dove le leggi contro gli omosessuali sono di meno e dove le infezioni da HIV ai danni dei gay sono cresciute solo di una percentuale che va dal 6 al 9 per cento.

L’aumento del numero dei gay contagiati è dovuto soprattutto al fatto che i gay hanno troppa paura per chiedere aiuto e farsi curare perché temono di essere perseguiti per il loro orientamento sessuale.

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Lo stesso meccanismo vale per chi si prostituisce e per i tossicodipendenti nei paesi in cui ci sono leggi molto severe contro la prostituzione e l’uso di droghe: anche tra gli appartenenti a queste due categorie, in quei contesti specifici, si registra un aumento dei casi di infezione.