Amnesty, il report sui discorsi d’odio in campagna elettorale: quanta omofobia?

Il barometro dell’odio ha monitorato le parole dei candidati alle elezioni dello scorso 4 marzo.

Una campagna elettorale brutta e cattiva, in cui non sono mancati tanti discorsi d’odio: tra le loro vittime anche la comunità LGBT.

Amnesty International ha pubblicato il “Barometro dell’Odio”, un report sulle parole discriminatorie e talvolta violente pronunciate da un campione rappresentativo dei candidati alle elezioni tenutesi ormai un mese e mezzo fa. In 23 giorni sono state raccolte 787 segnalazioni: più di un messaggio offensivo, razzista e discriminatorio all’ora.

Ma cosa è stato classificato come discorso d’odio? Dal sito di Amnesty si legge che si tratta di “Un tipo di discorso pubblico, che incita o cerca di incitare al pregiudizio, all’odio, alla paura, alle discriminazioni o persino alla violenza contro una persona o gruppo di persone sulla base dell’appartenenza, vera o presunta, ad un gruppo sociale, all’identificazione basata sull’etnia, la religione, la lingua, l’orientamento sessuale, l’identità di genere o particolari condizioni fisiche o psichiche”.

Seicento volontari della Ong hanno monitorato pagine, profili e siti riferibili ai politici nostrani a caccia dei discorsi d’odio. Ben il 43,5% di questi è arrivata dai leader dei rispettivi partiti, a testimoniare purtroppo come questa tendenza all’imbarbarimento della politica sia il frutto consapevole di un calcolo elettorale, in barba alle conseguenze per le persone incolpevolmente utilizzate come target delle frustrazioni e dell’odio dei cittadini.

Su 129 candidati che hanno pronunciato discorsi d’odio, 77 sono poi risultati eletti. Ecco il report completo.

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Se il principale obiettivo dell’odio a fini elettorali di quest’ultima tornata alle urne sono stati i migranti e le persone di fede islamica, anche la comunità LGBT è stata messa più volte nel mirino. Le dichiarazioni omofobiche si collocano infatti al terzo posto nel “Barometro d’Odio” con il 6%, dopo il 91% delle parole discriminatorie con bersaglio i migranti e l’11% invece legato a dichirazioni islamofobiche.

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Le segnalazioni dei discorsi d’odio omofobico sono tutte all’interno del centrodestra. Un derby a quattro vinto da Fratelli d’Italia, la formazione guidata da Giorgia Meloni: suo è il 41% delle affermazioni omofobiche emerse durante la campagna elettorale, battendo di poco i candidati della Lega.