Anche Bologna archivia: nessun abuso nelle trascrizioni dei matrimoni

Milano, Livorno e ora Bologna. Per i pm nessun reato, neanche l’inosservanza di ordini.

Un’altra archiviazione. Dopo Milano e Livorno , oggi è il turno di Bologna dove la Procura ha stabilito che nel trascrivere (e poi non cancellare) i matrimoni gay celebrati all’estero nel registro comunale il sindaco di Bologna Virginio Merola non ha commesso nessun reato. Per questo, è stata chiesta l’archiviazione, come negli altri casi già conclusi. La richiesta di archiviazione, secondo quanto riporta l’agenzia Dire, è firmata dal pm Luca Tampieri con la supervisione del procuratore aggiunto Valter Giovannini. Il reato ipotizzato nei confronti dell’amministrazione bolognese era di abuso d’ufficio, ma per gli inquirenti il reato non c’è, né questo né altri eventualmente ipotizzabili.

La motivazione è semplice. Perché ci sia un abuso d’ufficio, è necessario che chi lo commette procuri un vantaggio o un danno a terzi. Una circostanza che non si verifica nel caso delle trascrizioni dei matrimoni egualitari perché non hanno valore giuridico (non essendo riconosciuti dallo stato), ma si limitano a riportare un atto avvenuto all’estero. Non si può neanche ipotizzare il reato di falso in atto pubblico, visto che il registro di stato civile non è stato falsificato perché i matrimoni trascritti sono stati effettivamente celebrati dove le leggi lo consentono. Infine, non è ipotizzabile nemmeno la contravvenzione prevista dall’articolo 650 del Codice penale, ovvero l’inosservanza a provvedimenti dell’autorità che si voleva ricondurre alla mancata osservanza della circolare del ministro Alfano e dei solleciti del prefetto. Atti che, per i pm, non sono classificabili come “atti dell’autorità” (in cui rientrano le sfere di giustizia, sicurezza pubblica o igiene pubblica), perché si tratta di rapporti tra diversi organi dello Stato.

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MEROLA: “UNA BUONA NOTIZIA. OR SI FACCIA LA LEGGE”

“Grazie per la buona notizia”, è stato il commento a caldo del sindaco Virginio Merola, interpellato dai cronisti a margine di una conferenza stampa a Palazzo D’Accursio. “Costringere la magistratura ad intervenire su questo tema, in contesti diversi a livello nazionale – ha aggiunto il primo cittadino – crea una situazione a macchia di leopardo che non produce diritti“. “Sono molto contento di non essere imputato – ha continuato -, così come sono contento che le trascrizioni non possono essere annullate dalla circolare del ministro, cosa che mi sembrava davvero abnorme”.

Il sindaco di Bologna torna poi a rivolgersi al Parlamento e al governo.”Siccome è un momento in cui mi dicono che bisogna controllare i toni – ha affermato – dico: per cortesia, approvate questa legge. È stato preso un impegno. Tra l’altro, la cosa sconcertante È che ci sono state dichiarazioni da parte delle principali forze politiche a favore di una soluzione. Credo che davvero sia arrivato il momento di approvare una legge sulle unioni civili“. Il rischio, senza una legge, è che non si risolva “il problema di fondo, cioè che ci sono persone come noi che come noi hanno dei diritti civili, riconosciuti già a livello europeo. Insomma, diamoci una mossa”.

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IL CASSERO: “SIAMO AL MOBBING ISTITUZIONALE”

“Siamo molto contenti per il sindaco Merola – commenta Vincenzo Branà, presidente del Cassero di Bologna che era stato testimonial e promotore delle prime trascrizioni bolognesi -, ma il fatto incredibile è che un amministratore che già si deve trovare ad amministrare in una situazione di criticità e senza risorse, debba anche subire lo sgambetto di ministri, che sostengono battaglie ideologiche, e dei loro emissari. E lo fanno ad ogni livello perché questo non è altro che un ulteriore modo di operare di una certa parte politica, siamo al mobbing istituzionale”.

“A Merola e a tutti gli altri sindaci – conclude Branà -, la nostra più totale solidarietà perché il contesto in cui avviene questa battaglia è delirante, fatto di scontri istituzionali e di una vera e propria jungla”.

LO GIUDICE: “ALFANO SFRUTTA UN RUOLO ISTITUZIONALE PER FARE IL SEGRETARIO DI PARTITO”

“Sono soddisfatto anche perché il gesto compiuto da Merola merita una medaglia e non un procedimento giudiziario – commenta il senatore del bolognese Sergio Lo Giudice (Pd) che con il marito aveva ottenuto la

trascrizione del matrimonio celebrato all’estero -. Era evidente, dopo Milano che sarebbe andata così dato che si tratta di esposti presentato da associazioni di integralisti cattolici per creare confusione”. “La cosa grave – continua Lo Giudice – è che il ministro degli Interni che, come ha stabilito il Tar del Lazio ha compiuto un atto fuori dalla legge, mandi allo sbaraglio i suoi prefetti in nome di una battaglia anti-gay che non ha niente a che vedere con i compiti di un prefetto o di un ministro”. Un ministro che, nonostante le sentenze, non intende indietreggiare dalle sue posizioni. “Ritengo grave che Alfano utilizzi il suo ruolo istituzionale per svolgere la sua funzione di segretario di un partito – conclude Lo Giudice -. Un partito che, per altro, è cattolico integralsita ed è schiacciato a sinistra dal renzismo e a destra dall’ascesa della Lega. Evidentemente pensa di trovare spazio solo nell’attacco ai diritti delle persone lgbt, cosa di per sé deprecabile, ancora di più se lo si fa sfruttando una carica istituzionale”.