ANCHE I GAY VOTANO

Ciampi e Berlusconi che concedono un’intervista a Gay.it? E che rispondono senza peli sulla lingua? In Francia succede, con Chirac e Jospin a caccia di voti sul mensile gay Tetu.

PARIGI. Ciampi e Berlusconi parlano di gay in un’intervista. Ciampi: "Da parte mia non posso che essere a favore dell’ufficializzazione delle coppie omosessuali";

Berlusconi: "Io non mi sono mai opposto ad una legge sulle unioni civili, ma mi consentano le coppie gay, per quel che riguarda l’adozione è necessario sia lanciato un dibattito". Immaginatevi la scena. Ciampi e Berlusconi che ci concedono un’intervista. Sarebbe probabilmente considerata come la conferma che la stampa inventa gran parte di quello che pubblica. E invece no. Non succede in Italia, ovviamente, ma altrove può succedere che un Presidente della Repubblica e un Primo Ministro, entrambi in carica, decidano di rispondere alle domande di un giornale gay.

Francia, Parigi, diversi anni luce e 1451 chilometri da Roma.

Chirac Jacques, gollista (destra), Presidente della Repubblica, candidato alla sua successione alle elezioni del prossimo 21 aprile (e 5 maggio).

Jospin Lionel, socialista (sinistra), Primo ministro, candidato alla Presidenza della Repubblica.

Rispondono entrambi alle domande di "Tetù" mensile gay francese che titola nel numero appena uscito in edicola: "Chirac/Jospin, duello per il voto gay". In prima pagina una foto di Jean-Baptiste Mondino (il fotografo che trasforma Britney Spears in una vergine): due uomini che si guardano dritti negli occhi con aria di sfida.

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Ma come mai in Francia per la prima volta un Presidente e un Primo ministro rilasciano un’intervista a un giornale gay? "Perché avrei dovuto rifiutare?" afferma Chirac, "La mancanza generale di rispetto che aumenta in Francia mi preoccupa. E per questo, io per principio non rifiuto di parlare a nessuno".

Ma queste interviste non saranno invece una conseguenza della valanga di accettazione dell’omosessualità scatenata dal Pacs (patto civile di solidarietà, unioni civili alla francese)?

"E’ probabile" risponde Jospin (nella foto) "considerato anche il fatto che l’opposizione (di destra, ndr) rimpiange i suoi eccessi nel momento dell’adozione della legge sulle unioni civili".

Ecco allora che l’intervista a Tetù diventa il tempo e il luogo ideale per calmare le acque, far vedere quanto si è aperti, democratici, belli, giovani, progressisti, moderni, branché (alla moda).

Ecco allora che Chirac rivela: "Ho sempre rifiutato di impegnarmi contro il Pacs" e Jospin si compiace: "Ho fatto approvare quella legge per contribuire al buon inserimento nella società dell’insieme delle coppie omosessuali (e non) che desideravano un riconoscimento".

Da quell’ottobre 1999 in Francia sono stati firmati 50 mila patti civili di solidarietà, i matrimoni non sono calati (anzi) e i divorzi sono stabili. Si fanno più figli, dentro e fuori dall’ufficialità delle carte.

Chirac (foto) ammette: "Il Pacs non costituisce un pericolo per il matrimonio. È una legge della Repubblica e in quanto tale va rispettata. E non va certo rivista o cancellata. Semmai migliorata". E Jospin specifica: "Il periodo dei tre anni di convivenza della coppia omosessuale che abbia sottoscritto un Pacs, prima dell’applicazione delle agevolazioni sull’imposizione fiscale comune oggi non serve più". Insomma, come per il matrimonio: firmo oggi e l’anno prossimo dichiariamo assieme al fisco di cosa viviamo.

Cosa vuol dire tutto questo? Che la vita di coppia dei gay francesi potrà essere, dopo le presidenziali di fine aprile-inizio maggio e dopo le legislative di giugno, ancora più rosea e facilitata dalla legge? Sì, ma no. Infatti appena si entra in argomento "adozioni" cominciano le opposizioni… "L’aspirazione a fondare una famiglia è legittima presso tutti gli esseri umani" lecca Chirac, ma "Per quel che riguarda la figliazione l’interesse che deve prevalere è quello del bambino. Ogni figlio, per costruire la sua identità, ha bisogno di una madre e di un padre, cioè di referenze maschili e femminili. Non sono quindi favorevole all’adozione omosessuale". Nulla di sconvolgente, in realtà. Abbiamo conosciuto reazioni più dure. E poi anche dall’altra parte sembra esserci una chiara reticenza: "Nei confronti del bambino, le coppie omosessuali ed eterosessuali si trovano in una situazione diversa" spiega Jospin "La non-discriminazione non si apparenta alla non-differenziazione. Il diritto di ogni persona ad avere la vita sessuale che vuole non deve essere confuso con un’ipotetico diritto ad avere un figlio. Un bambino ha il diritto di avere un padre e una madre". Tranne se il padre o la madre scopre "in corsa" di essere gay: "Un gay che ha avuto un figlio in un’altra relazione precedente e che ora vive una relazione omosessuale, ha il diritto di allevare suo figlio" afferma Jospin fingendo di non rendersi conto di quanto sta dicendo "come trovo inaccettabile che l’orientamento sessuale possa essere considerato motivo decisivo nell’attribuzione dell’affidamento del figlio in questione".

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Insomma: coppie gay sì, adozione no, figli e buoi dei paesi tuoi… Sia il Presidente che il Primo ministro fanno l’occhiolino ai gay: "Non è ammissibile che vi siano discriminazioni basate sull’orientamento sessuale di una persona" afferma Chirac; "Ho abbastanza amici omosessuali perché non abbia problemi di cultura personale nei loro confronti" conclude Jospin.

Dateci un’intervista e vi faremo pubblicità. Dateci i voti, pubblicitàveremo il mondo…

di Giacomo Leso – da Parigi