Anche il Maine potrebbe avere la sua Proposition 8

L’incubo californiano rivive nel Maine. Domani, infatti, i cittadini del piccolo Stato saranno chiamati a votare un referendum che deciderà se mantenere o abolire la legge che consente le nozze gay.

Anche il Maine potrebbe avere la sua Proposition 8. Domani, infatti, nello stato americano si svolgerà un referendum che chiede ai cittadini se confermare o bocciare i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Il governatore, un democratico, aveva firmato una legge che consentiva le nozze tra gay e tra lesbiche lo scorso maggio, ma adesso è il popolo a doversi esprimere e i precedenti certo non fanno ben sperare, primo fra tutti, appunto, quello californiano.

Fiducioso il governatore John Baldacci. "C’è qualcosa nell’aria e nell’acqua di questo stato che porta al riconoscimento dei diritti individuali e ad atteggiamenti anti discriminatori. Questo è uno stato di tipo libertario, ancora prima di essere repubblicano o democratico", ha detto Baldacci in un’intervista rilasciata al Washington Post. A guidare la campagna contro i matrimoni gay è il gruppo "Stand for Marriage Maine" che ha riproposto spot televisivi molto simili a quelli che hanno avuto un effetto decisivo in California: vi si vedono genitori che raccontano come ai loro bambini a scuola venga insegnato che il matrimonio fra due uomini o due donne è normale. Il ministro locale della Giustizia, Janet Mills, ha contestato la natura ingannevole degli spot  dicendo che i divorzi non vengono insegnati a scuola anche se sono legali e accadono quotidianamente tra le coppie etero.

I sondaggi indicano un testa a testa fra i due schieramenti, e molto dipenderà dall’affluenza alle urne delle diverse componenti della popolazione di questo stato abitato da poco più di un milione di persone. A differenza della California vi sono pochi afroamericani e latinos, che solitamente risultano essere più conservatori su questi temi. Ma bisognerà fare i conti con un 20% di cattolici il cui voto potrebbe essere determinante per la bocciatura della legge, soprattutto dopo i ripetuti interventi a favore del "no" (ovvero contro le nozze gay) dell’arcidiocesi di Portland.

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