ANCORA SULLA PROF: UN NOSTRO PARERE

La vicenda della prof che ha difeso un ragazzo (forse) gay fa ancora discutere. Certo, fa discutere il metodo, non il motivo della punizione. Sicuri che al sopruso sia giusto rispondere col sopruso?

Scuola siciliana. Un ragazzo, probabilmente gay, viene deriso da un suo compagno: non devi andare nel bagno degli uomini, ma in quello delle donne. Situazione tipica di bullismo. Una insegnante evidentemente sensibile a queste tematiche – una delle non molte in Italia che si attivano in queste circostanze – decide la punizione: costringere il bullo a scrivere "sono un deficiente" 100 volte sul suo quaderno. I genitori del bullo la denunciano e il caso finisce in tribunale. La sentenza è favorevole all’insegnante ma il Pubblico Ministero ricorre: la condotta dell’insegnante, secondo il PM, sarebbe “inammissibile e penalmente rilevante", addirittura “un metodo da ‘rivoluzione culturale’ cinese del ’66.”

Ma c’è qualcuno che mi riesce a spiegare perchè una insegnante che ricorre a metodi assolutamente discutibili, da anni ’30 più che da ’66, sia da difendere? Certo, è una delle poche insegnanti in Italia sensibili su questa tematica: che non abbassano mai la guardia, che sanno cosa è l’omofobia, che si indignano di fronte a forme di bullismo così "scusabili" (perchè, si sa, in questa società l’omofobia si può comprendere). E’ una brava insegnante, probabilmente. Ma perchè col sopruso si risponde col sopruso? Crediamo davvero che sia questo il miglior metodo educativo? E cosa vogliamo fare con gli omofobi violenti? Usare la garotta?

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Il fondamentalismo a me dà sempre fastidio. Quando lo leggo negli interventi del Vaticano o dell’islamico di turno, ma anche quando una certa ideologia fondamentalista porta ad accettare un atto che in sè è intrinsecamente violento, come costringere un ragazzo a definirsi deficiente per cento volte, sul suo quaderno di scuola. Giusto e condivisibile l’obiettivo, quindi, ma completamente sbagliato il metodo.

Mio padre era mancino e nella scuola di Genova Nervi, negli anni ’30, gli legavano la mano sinistra dietro la schiena e sul suo quaderno era costretto a scrivere il dettato con quella destra, quella che le persone "normali" usava. Sicuri che siano passati ben 80 anni?