Ancora violenza in Iran: due giovani gay rischiano di morire

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Hamzeh e Loghman, poco più che maggiorenni, sono accusati di 'sodomia' e di essere 'nemici di Allah'. L'appello per salvare loro e anche Pegah alla quale l'Uk potrebbe...

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Due giovani iraniani, Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour di 18 e 19 anni, sono stati arrestati a causa della loro relazione sentimentale, costretti a confessare di amarsi dopo torture fisiche e psicologiche, e rischiano per questo di essere impiccati. A denunciare il fatto è, ancora una volta, il Gruppo EveryOne, che già si è occupato in passato della vicenda della lesbica iraniana Pegah Emambakhsh, rifugiatasi a Sheffield, nel Regno Unito, dove le è stato negato l’asilo come rifugiata, e dove è ancora in attesa della decisione della sentenza d’appello della corte britannica."Il Gruppo EveryOne ha ricevuto notizie poco confortanti dal Regno Unito, dove la Corte d’Appello è orientata a non concedere asilo all’iraniana, in spregio a tutte le Convenzioni internazionali" fanno sapere dall’associazione, non ultima la disposizione dell’Unione Europea in tema di richiedenti asilo che rischiano la persecuzione nel loro Paese a causa dell’orientamento sessuale.

Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour sono stati arrestati il 23 gennaio a Sardasht, nell’Azerbaijan iraniano: "Le autorità usano metodi di tortura fisica e psicologica per ottenere le confessioni delle persone che cadono nelle loro mani, e i due giovani hanno ammesso di amarsi, di avere una relazione sentimentale", afferma EveryOne.

L’avere ammesso l’esistenza di una relazione sentimentale, secondo il Gruppo, è bastata perché il tribunale islamico li rinviasse a giudizio con due accuse gravissime per la legislazione locale basata sulla Sharia: ‘Mohareb’, il reato di chi è ‘nemico di Allah’ e ‘Lavat’, sodomia. Il gruppo EveryOne ha lanciato una petizione che è possibile firmare sul loro sito, per tentare di salvare le vite dei due ragazzi.

Il codice penale iraniano prevede la forca per gli omosessuali, che sono considerati "nemici di Allah". Ne sia conferma il caso del giovane Makwan per salvare il quale si erano mobilitate migliaia di persone in tutto il mondo: islamici, cristiani, buddisti, induisti e laici avevano inviato fiori bianchi (per chiedere di risparmiare la vita) e rossi (contro lo spargimento di sangue), al governo iraniano. Inutilmente. Il 5 dicembre Makwan venne giustiziato, diventando così simbolo della barbarie dello stato iraniano contro gli omosessuali.

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