Antigone, la nuova libreria LGBTQI a Milano

Ha aperto a Milano il 13 giugno la libreria Antigone, specializzata in titoli LGBTQI. Mauro e Veronica ne sono i giovani proprietari e qui si raccontano un po’.

‘Molte sono le cose mirabili, ma nessuna è più mirabile dell’uomo’.                                                      

Ecco, secondo me, ai nostri giorni nulla è più mirabile di un uomo che trova il coraggio di fare una follia. Quella di Mauro e Veronica si chiama Antigone ed è una libreria specializzata in titoli LGBTQ che da qualche giorno ha aperto i suoi battenti e che festeggerà la propria inaugurazione ufficiale il 23 giugno, in occasione della Pride Week milanese. Indirizzo: Via Antonio Kramer 20, a Milano, in zona Porta Venezia. Nel quartiere più gay della città, in una via poco lontana da quello che è il centro notturno gay per eccellenza, la sfida sarà duplice: sopravvivere al mercato e diventare nucleo fondante della ricerca di un’identità LGBT.

La prima non sarà per niente facile considerati gli attuali dati di mercato: la non lettura è sempre più una scelta consapevole che si svincola dai vecchi limiti legati alla posizione geografica e al reperimento di un titolo. Le librerie cambiano la propria struttura divenendo un punto di riferimento non solo culturale ma anche sociale e lo fanno prendendo in prestito le forme di luoghi più quotidiani e ‘di massa’: caffè, spazi di co-working, aule studio. Anche l’idea di Antigone nasceva su questa scia, come quella di un caffè letterario, ma è stata ridimensionata a causa degli eccessivi costi da sostenere.

‘Tutti mi chiedono dove abbia trovato il coraggio di aprire una libreria in un momento così difficile per il settore editoriale‘, dice Mauro, ‘ma io l’ho fatto perché ne sentivo il bisogno: è un posto che avrei voluto io in primis. Ho chiamato Veronica e abbiamo iniziato quest’impresa. Il fatto di essere giovani poi, ci permette di poter fallire e di far sì che non diventi un peso troppo grande’.

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La loro forza dovrà quindi essere trovata nella capacità di costituirsi come punto di riferimento per tutti coloro che necessitano di risposte, di aiuto o che semplicemente vogliono iniziare ad approdare su queste rive per imparare e confrontarsi in uno scambio bidirezionale. D’altronde il bravo libraio è un raccoglitore da riempire e a cui attingere: accetta di non sapere alcune cose e impara a chiederle.

‘Questo della libreria è un progetto bello e ambizioso. Un bisogno che andava concretizzato perché nel nostro mondo manca molta radicalità. Qui invece vogliamo iniziare a creare questo senso d’appartenenza attraverso incontri e una forte interazione, rispondendo alle domande ed essendo un punto di riferimento. O piuttosto, fungendo da ascoltatori per chi le risposte le ha già trovate’, dice Veronica che, insieme a Mauro, è attiva da anni sul fronte della battaglia per i diritti LGBT e delle donne.

Il catalogo si specializza sui temi LGBTQ affrontandolo in tutte le varianti: graphic novel, libri di musica, saggi, romanzi, poesie, illustrati, libri per bambini, in una ricerca super selezionata che spesso ha reso però difficile il reperimento di alcuni titoli. Lo scaffale per i bimbi contiene libri come ‘La dichiarazione dei diritti del maschio’ (come quello di non giocare a calcio) e il corrispettivo femminile (poter sognare di diventare astronauta). Le tematiche sono state scelte nella convinzione che si debba comunicare ai bambini di poter essere ciò che vogliono e di non omologarsi. ‘Ne avrebbe parlato qualcuno con me, forse sarebbe stato meno traumatico’, risponde Veronica. ‘Credo sia davvero uno strumento importante perché i ragazzi, oggigiorno, hanno una prontezza diversa’.

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Accanto la porta di ingresso svetta una bandiera arcobaleno, alcuni passanti si fermano a guardare le vetrine. Un bambino gioca a volano lungo la strada. Mauro e Veronica si guardano spesso e sorridono, con gli occhi, in un’intesa che svela quel misto di timore e determinazione che caratterizza i grandi inizi, che nella vita dovremmo vivere così, con tanta voglia di farcela. Non a caso si sono legati ad un nome che rimanda alla fierezza di chi l’ha portato. Antigone, nata contro. ‘Un uccello desolato che trova il suo nido vuoto, predato dei pulcini’.

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Antigone è una donna, protagonista dell’omonima tragedia di Sofocle, che fa della propria esistenza il baluardo per combattere una legge ingiusta, umana. ‘Non mi piace classificarla in un solo aggettivo, per me è una figura aperta, che spazia nel tempo attraverso i secoli. La sua forza risiede nell’essere contro ed è un po’ il motivo per cui nascono i primi movimenti LGBT: essere un qualcosa di rivoluzionario che si scontra per chiedere il riconoscimento legale. Ci siamo, esistiamo‘. Quando però la legge viene riconosciuta, finiamo per omologarci e cade la ragion d’essere di questo attivismo: per cosa combattere ora che si è come tutti gli altri?

‘Il principale problema di noi omosessuali è quello di identificarci attraverso l’unica categoria dell’essere gay, non facendo attenzione a tutte le altre. Voti un politico che ti offre la possibilità di sposarti a discapito di una riduzione del servizio sanitario o dell’istruzione pubblica e lo fai perché credi che la tua battaglia sia quella: avere il matrimonio, poter adottare. Dobbiamo lottare per il riconoscimento dei diritti per i quali da anni lottiamo e allo stesso tempo lottare per quelle garanzie sociali ed economiche senza le quali non potremmo vivere una vita dignitosa. Il matrimonio è importante perché colma un vuoto legislativo e colpisce le forze reazionarie e omofobe, ma sanità, lavoro, istruzione e welfare sono diritti fondamentali. Ci ritroviamo a scegliere il meno peggio ed è solo colpa nostra. Sono battaglie giuste e importanti, soprattutto in Italia, ma per ottenere questi diritti dovremmo evitare di cadere nell’omologazione e nella normalizzazione‘. Antigone è un po’ questo, un po’ tutto il resto.

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Se c’è una cosa che amo fare quando parlo con persone che si occupano di libri è chiedere quali titoli abbiano segnato la loro vita. Scelgo sempre di farla sia per interesse personale sia perché credo (e sono sicuro) che dai libri si evinca molto dell’identità d’una persona, ti lasciano dentro un amabile resto che ti forma. Veronica prende due titoli dallo scaffale, ‘Femministe a parole’ di Sabrina Marchetti e ‘Femminismo senza frontiere‘ di Chandra Mohanty: ‘Entrambi mi hanno aiutato, mi hanno permesso di iniziare a riflettere sul femminismo e sull’essere donna secondo ottiche e concezioni molto più ampie rispetto alla prospettiva occidentale cui siamo abituate, e che ascoltare le pratiche e le voci di altre possa essere un arricchimento ed una possibilità di stringere nuove alleanze. Sono letture che ogni donna deve fare e che consiglierò ad ogni ragazza che entrerà da quella porta’. Mauro ci pensa un po’ su, poi prende l’autobiografia di Porpora Marcasciano, ‘AntoloGaia’: “Ero a Roma per un’assemblea di collettivi per l’EuroPride e lei era presente per il Mit di Bologna. Ci siamo conosciuti e abbiamo instaurato questo rapporto fatto di chiacchiere e politica che dura da anni. Per questo ci tenevo molto che ci fosse anche lei all’inaugurazione della libreria. Questo testo, la sua vita, mi hanno aperto gli occhi sul mondo. Racconta nei minimi dettagli di quanto non fosse apprezzata non solo dai fascisti, ma anche dalla sinistra, da quelli che dovevano essere i suoi compagni e che inneggiavano al cambiamento. E poi della peste gay, l’AIDS, quando un giorno sei ad un festival gay dove magari succedeva di far sesso di gruppo e il giorno dopo cammini a testa bassa con la paura di stringer la mano di chiunque perché ti hanno detto che è così che ci si contagia’.