Applicazione per convertire i gay: è ancora disponibile nel Play Store

Molti i commenti che hanno abbattuto il punteggio della app.

Living Hope Ministries ospita i più grandi gruppi di supporto online a livello mondiale per uomini e donne colpiti dall’attrazione dello stesso sesso“. Questo quello che compare nel sito dell’applicazione. Un aiuto per convertire le persone omosessuali, facendoli diventare etero. Living Hope Ministries prende il nome da un gruppo religioso fondato nel 1989, che da anni è diventata una applicazione con la mission di curare i gay. A fine dicembre 2018, dopo una petizione, l‘App Store e Amazon avevano eliminato l’applicazione dalla piattaforma, che però è ancora presente sul Play Store dei dispositivi Android.

Per questo motivo, l’associazione Truth Wins Out ha lanciato una nuova petizione, affinché l’applicazione scompaia completamente. Hanno già raggiunto oltre 45.000 firme, e manca poco al traguardo delle 50.000. Google non ha ancora rilasciato dichiarazioni, ma vista l’enorme mobilitazione non mancherà molto alla sua eliminazione. Il direttore esecutivo di Living Hope Ministries ha affermato: “Ci sono tonnellate di app pro-gay. Siamo semplicemente qui per aiutare coloro che non vogliono essere gay. Presumo che le persone che si identificano felicemente come gay non cerchino l’app“.

I commenti relativi all’applicazione

Nel Play Store l’applicazione ha un punteggio pari a 3 su 5, e sta lentamente scendendo grazie alle valutazioni negative che sta ricevendo. Molti i commenti critici, soprattutto quelli italiani. Se i voti a cinque stelle sono 178, quelli da una stella sono 177, pochissimi quelli intermedi. E tra i commenti, ad un utente che loda l’applicazione…

Ne corrispondono molti altre che invece la criticano:

E alcuni, anche ironicamente:

 

La Apple ha impiegato 3 anni prima di comprendere l’obbiettivo di questa applicazione, provvedendo a eliminarla dal proprio store. In quell’occasione, Truth Wins Out aveva espresso una grande soddisfazione, poiché tale app consigliava l’astinenza dal sesso e anche dalla masturbazione, oltre all’affidamento a Dio. Ma cosa più importante, si rifaceva alle terapia riparative, le quali sono delle vere e proprie torture psicologiche, che talvolta spingono anche al suicidio.