Arcigay, aspettando un presidente…

In attesa del congresso di Arcigay Nazionale dal quale uscirà il nome del nuovo presidente, Gay.it e Gay.tv hanno intervistato il candidato PPaolo Patanè Nel frattempo, dicci cosa ti aspetti da lui.

Arcigay si avvia verso una nuova fase, e il futuro dell’associazione risiede nella volontà e nella forza partecipativa di tutti. Gay.it e Gay.tv hanno interrogato il candidato alla presidenza Paolo Patanè in merito alla sua mozione per una nuova Arcigay. "Essere Futuro" è il nome delle proposta di Patanè, che nelle sue risposte delinea un orizzonte di trasformazione per rafforzare l’associazione e per dare nuova linfa alle sue rivendicazioni. GAY.tv e Gay.it si propongono di seguire le campagne anche degli altri candidati alla carica, facendosi portavoce di tutte le proposte in un’ottica paritaria.

Ma non basta: il cambiamento ha bisogno della tua partecipazione, "essere futuro" significa anche "essere partecipi". E allora fai sentire la tua voce attraverso GAY.tv e Gay.it: manda una e-mail a [email protected] con oggetto "Patanè", o lascia un commento in questa pagina, e sottoponi le tue richieste, il tuo punto di vista, le tue rivendicazioni per il futuro di Arcigay e per il futuro che vorresti. Gay.it e Gay.tv faranno la tua voce, e porteranno  le tue idee all’attenzione del candidato Presidente. Il cambiamento passa anche attraverso il tuo contributo: chi non partecipa non cambia niente.

Quali sono gli errori che Arcigay non deve più ripetere e quel che c’è di buono da mantenere rispetto al passato, soprattutto recente?

Il primo errore assolutamente da evitare è quello di continuare a sottrarsi ad una rigorosa analisi politica di medio-lungo periodo. Non possiamo più permetterci di promuovere iniziative o manifestazioni  occasionali,senza ancorarle ad una visione strategica precisa e condivisa. Mai più  eventi annunciati e mai fatti,o iniziative dal solo valore mediatico. Arcigay deve produrre pratica politica autentica e senza analisi politica autentica non lo si fa. Mai più atteggiamenti aggressivi o autoreferenziali che sviliscano il ruolo e la storia di associazioni lgbt diverse da Arcigay,rendendoci semplicemente più soli e meno simpatici .Il panorama politico del Paese esige unità e l’apertura di una stagione di pacificazione tra le differenti realtà lgbt.  Rispetto al passato  mi sembra che l’associazione abbia sviluppato una capacità di elaborazione progettuale che non ha precedenti e che va salvaguardata e  migliorata non solo per l’opportunità di creare risorse,ma anche e soprattutto per il rigore che impone e per la possibilità di coinvolgere idee , intelligenze , competenze,e di aprire orizzonti concreti  ai territori.

Arcigay deve aprirsi alla società civile (media, altre associazioni, movimenti spontanei)? In che modo?
Intanto occorre cambiare metodi ed atteggiamenti .Poi bisogna sapere, e quindi prima decidere, dove si vuole andare. Sono necessarie  relazioni con i diversi attori della società civile che non siano sporadiche ma sistematiche e strutturate. Dobbiamo sfuggire ai "binari morti";ovvero evitare di ripercorrere sempre le stesse strade. Abbiamo interlocutori tradizionali a cui dobbiamo aggiungerne altri con molto più coraggio e creatività,anche coinvolgendo soggetti diversi ed "improbabili".Penso a tutti quei possibili referenti che operano in dimensioni  sociali ,culturali od economiche non esplorate,e  a tutti gli altri che abbiamo perduto per strada .I movimenti spontanei esigono rispetto perché sono un chiaro indicatore di un  nuovo protagonismo della comunità lgbt: ora spetta anche ad Arcigay affiancarsi a queste nuove realtà per ascoltare e comprendere le nuove sensibilità che ne  emergono.     

La gestione dei fondi dell’associazione è a suo parere efficiente ed efficace?
Non ancora. E’ difficile negare che i costi della struttura nazionale sono eccessivi,ma è pure vero che un  problema ulteriore è analizzare quanto rende,in rapporto ai costi, la struttura nazionale all’associazione in sé. "Essere futuro"dà un’indicazione precisa:  valutate le condizioni di praticabilità, consolidare un bilancio sociale vincolato (cioè parte del bilancio per mantenimento struttura quantificato in percentuale, e parte del bilancio quantificato da ridistribuire ai territori per formazione e radicamento oltre che sui progetti e accreditamenti) con l’individuazione di alcune priorità politiche sul bilancio (a favore ad esempio del benessere e della salute delle persone LGBT).Non si può nemmeno nascondere che la riorganizzazione economica dell’associazione richiederà tempo e sacrifici,e che non sarà semplice raggiungere certi obiettivi. Ma bisognerà dare segnali concreti e garantire una trasparenza reale delle spese ed un rigoroso sistema di controlli,oltre che una maggiore sobrietà complessiva .

Con quali modalità cercherà di recuperare un rapporto con le migliaia di iscritti, specie quelli che non transitano nei circoli politici ma che frequentano i circoli ricreativi?
Molto dipenderà anche dal rilancio delle relazioni con il circuito ricreativo. In questi anni abbiamo sciupato delle opportunità gigantesche di dare a quel circuito il senso di voler costruire qualcosa insieme. Eppure è una tribuna straordinaria di incontro con la gente,e raccoglie grandi potenzialità politiche a cui dobbiamo dare ascolto e valore. Il circuito  ricreativo dovrà avere più solide certezze di coinvolgimento e di assistenza tecnica e giuridica,e allora sì che  su un rinnovato rapporto si apriranno nuove possibilità. Ancora una volta è un  problema di approccio,e questo lo dico anche pensando ai soci ed alle socie che sono lontani proprio da tutto,perché delusi;perché vorrebbero  ascoltare,osservare,e magari condividere una politica più bella ,più emozionante più limpida da parte di Arcigay. Per me è essenziale che la gente abbia un progetto di forte rinnovamento, lealtà ed onestà, di cui innamorarsi ,ed è questo quello a cui tengo di più: che le socie e i soci  sappiano che non sarò mai disposto a pasticci,compromessi o inganni . Arcigay senza un drastico  cambiamento nei metodi ha un  futuro difficile dinnanzi a sé.    

Come intende lavorare per far sì che le opportunità derivanti dalla presenza di sezioni locali sul territorio diventino per Arcigay opportunità di interesse nazionale?
Diventano opportunità di interesse  nazionale nella misura in cui le sezioni locali siano messe nella condizione di diventare protagoniste di progetti nazionali,eventi nazionali e di innovazione. Non abbiamo mai percorso la strada delle nuove idee per l’affermazione dei nuovi diritti. Non abbiamo mai lavorato con convinzione a strutture di accoglienza ,a cooperative sociali,a reti sociali che partano dai territori per allargarsi. Ma tutto questo significa investire non semplicemente perché i Comitati nascano,ma perché crescano:aiutandoli a radicarsi nei territori;offrendo formazione e la consapevolezza vera che abbia un senso stare in Arcigay. Deve passare l’idea che lo spessore politico di un’associazione nazionale meglio organizzata, più politica ,e più trasparente  passa attraverso Comitati provinciali più strutturati,più innovativi e più coinvolti .

Lei è per un gay pride itinerante o per uno stanziale a Roma?

Sono per un pride itinerante,perché credo che rimanga la formula più giusta per le caratteristiche geografiche e culturali del Paese,oltre che per la fase che viviamo. E’ chiaro che Roma rappresenta un luogo simbolo di eccezionale rilievo per infinite ragioni,com’è pure vero che la scelta del "dove" fare un pride deve potersi riservare anche valutazioni politiche legate alla contingenza e ad eventuali situazioni di emergenza. Aggiungo che per me il pride è patrimonio di tutto il Movimento: ha senso ed è correttamente organizzato solo se è davvero condiviso.  

Come si costruisce una lobby gay secondo il possibile nuovo presidente di Arcigay?

Intanto facendo alcune delle cose già dette prima,ma bisogna andare oltre. Abbiamo pubblicato una scheda tematica specifica sulle azioni di lobbying (è sul blog www.esserefuturo.wordpress.com ) perché  riteniamo che rappresenti uno degli obiettivi individuati dal XII Congresso,e mai realmente decifrati ed affrontati. Mi sembra interessante partire da un ragionamento:in un quadro politico asfittico come quello che viviamo ,con pochissimi o nulli spazi di agibilità politica,è evidente che bisogna puntare anche alla costruzione di alternative concrete di azione politica. Non lo si fa senza crearsi degli spazi nuovi,attraverso il consolidamento di reti fuori e dentro il movimento lgbt; attraverso iniziative di advocacy ed un modo molto  serio di fare comunicazione. L’azione parlamentare non è evidentemente l’unico orizzonte possibile:una nuova Arcigay dovrà cogliere l’enorme vantaggio dei tanti e molteplici approcci possibili :politico,ma anche sociale,culturale,economico e giuridico .  Mi viene da aggiungere che la volontà politica deve anche essere quella di invertire un certo trend di relazioni ,e dunque stop agli inseguimenti ai partiti soprattutto per sostenere questa o quella candidatura personale. Arcigay deve sapersi relazionare con tutti in modo autorevole,senza essere terreno di conquista di nessuno. Il tema del consolidamento della nostra autorevolezza attraverso il riposizionamento all’interno della società e della politica ,è molto sentito da "Essere futuro"e lo vogliamo affermare soprattutto distinguendoci dalle vecchie e logore modalità partitocratiche.       

Secondo lei cosa ha fatto fino ad ora e concretamente Arcigay per i diritti della comunità lgbt in merito all’accesso al matrimonio, all’adozione, alla fecondazione assistita o alla stesura di una legge contro l’omofobia? E come si comporterà in futuro se lei sarà eletto Presidente? 

Storicamente credo che Arcigay abbia costruito le basi perché questi temi entrassero nell’agenda politica,ed animassero il dibattito culturale,sociale e politico nel Paese. E’ onesto riconoscere che da questo dibattito e da queste iniziative,Arcigay è quasi scomparsa negli ultimi due anni per tutta una serie di difficoltà,ma anche di errori. Oggi temo che gli spazi sul piano parlamentare siano molto stretti e che rimarranno tali ,tuttavia penso che ci siano degli obiettivi che debbono apparirci nitidi. Non arretreremo rispetto alla questione del matrimonio civile come unico strumento di reale eguaglianza tra le persone,e d’altra parte,accanto al matrimonio andrà contemporaneamente rilanciata la questione della diversificazione degli istituti familiari ,avendo l’accortezza di non porla come un’alternativa al primo,ma come un obiettivo differente,comunque importante e che deve essere altrettanto perseguito. Sui temi dell’adozione e della fecondazione assistita si aprono delle prospettive di relazione e coordinamento anche con altre associazioni,perché abbiamo il dovere di portarli all’interno di un dibattito rilanciato. Questo vale anche per una legge contro l’omofobia ,rispetto alla quale l’estensione della Legge Mancino è l’obiettivo. Detto questo poi occorrono molte altre cose. Prima di tutto un’estesa campagna culturale in grado di affermare il principio costituzionale di eguaglianza e insieme promuovere il valore delle differenze.  Occorre poi che Arcigay partecipi alla nuova stagione della strategia giudiziaria per l’affermazione dei diritti;occorre che Arcigay riporti all’attenzione dell’opinione pubblica , con campagne mirate, l’idea  che siamo famiglie, che abbiamo già ora figli e che siamo portatori e portatrici di affetti e di reciproche solidarietà con pieno diritto alla visibilità. Occorre che Arcigay  stimoli le Istituzioni a coinvolgere le associazioni nelle realizzazione delle future campagne sull’omofobia ,perché è  sui metodi che bisogna lavorare. Dico infine che avere a cuore i diritti ed il futuro delle  persone lgbt significa che dobbiamo fare molto di più nel contrasto alle MTS ed in particolare  nella prevenzione e nella lotta all’hiv/aids.      

La riduzione dei poteri della Segreteria e l’ampliamento di quelli del Consiglio che vengono proposti nella sua mozione è democraticamente apprezzabile: ma c’è anche bisogno di una figura carismatica, di un volto mediaticamente autorevole, capace di sedersi a Porta a Porta e controbattere all’offensiva di ignoranza che viene quotidianamente riversata sui cittadini LGBT di questo paese: lei sente di poter affrontare personalmente questa sfida?
Non è propriamente vero che i poteri della Segreteria vengano ridotti. E’ più vero che vengono esplicitati e differenziati da quelli di un  Consiglio nazionale certamente rafforzato. La separazione tra la funzione deliberativa e quella esecutiva all’interno dei meccanismi di Arcigay si inserisce in un disegno più ampio di produzione  di una prassi  politica  alta ed autorevole.  Detto questo, io auspico che Arcigay crei le condizioni per poter avere un gruppo dirigente  in grado di affrontare le sfide che ci attendono: creando una scuola politica ed un meccanismo capace di produrre pensiero e di valorizzare ruoli e capacità. Io personalmente mi sento pronto:diversamente non mi sarei assunto questa responsabilità. L’obiettivo di una mia presidenza sarà di riuscire ad apparire autorevole. Non mi interessa essere autoritario;vorrei assolutamente  contribuire a restituire all’azione di Arcigay cultura,eleganza e sostanza politica. Sono convinto che i forti possano assumere decisioni importanti rispettando regole ,idee e persone.            

Quali sono le sue simpatie politiche e quali secondo lei le aree politiche a cui Arcigay potrebbe rivolgersi per avanzare le proprie richieste?

La mia formazione è di sinistra ma ho sempre avuto un dialogo franco ed utile anche  con la destra  . Quanto alle aree politiche vale ciò che ho detto prima:Arcigay deve accuratamente evitare tutti i possibili apparentamenti esclusivi. Noi dobbiamo ragionare con tutti ,senza privarci di criticare chiunque sbagli o di elogiare chiunque meriti rispetto ai nostri temi,indipendentemente dallo schieramento di partito. Guai se Arcigay tornasse ad essere in modo esplicito o implicito una sorta di consulta di partito:sarebbe distruttivo per la nostra credibilità,autonomia e capacità politica.

di Alessio De Giorgi e Giuliano Federico