Arcigay e LIFF: le lacune del DDL sulle coppie di fatto

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Molte le critiche di Arcigay e LIFF al Decreto di Legge approvato dai ministri, lanciando iniziative di supporto perché il Parlamento cambi la legge.

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BOLOGNA – “Questa non è la legge che il movimento omosessuale italiano chiede da vent’anni. Nel paese del Vaticano l’uguaglianza della dignità e dei diritti per le coppie dello stesso sesso rimane una misura di civiltà ancora negata”. Così Arcigay, tramite il presidente nazionale Sergio Lo Giudice (nella foto), commenta il disegno di legge approvato questa sera dal Consiglio dei ministri. “La possibilità di una registrazione volontaria tramite atto pubblico per le coppie di fatto gay, lesbiche o eterosessuali è un punto di partenza. – spiega Lo Giudice -. Ma i diritti che avevamo richiesto rischiano di essere negati. Infatti reversibilità della pensione, successione, permesso di soggiorno per il partner extracomunitario, diritti sul lavoro sono previsti in una modalità che non corrisponde alle esigenze reali delle famiglie di fatto: tempi troppo lunghi e meccanismi complicati rischiano di produrre una vera e propria gimkana per le coppie e di rendere la legge inapplicabile. I bizantinismi linguistici e procedurali siano sostituiti dalla certezza dei diritti e delle responsabilità.”.
“Da domani – annuncia il presidente di Arcigay – saremo in piazza per spingere il parlamento a cambiare profondamente questa proposta. Il 14 febbraio Arcigay manifesterà in tutte le città italiane, in preparazione della grande manifestazione nazionale sulle unioni civili, “Diritti Ora”, che si terrà a Roma in piazza Farnese sabato 10 marzo. Chiediamo a chi crede che tutte le donne e gli uomini nascono liberi ed uguali in dignità e diritti di partecipare con noi a quella iniziativa per una legge sulle unioni civili che riconosca pienamente il valore sociale dell’amore, anche quello di lesbiche e gay”. Ecco alcuni dei punti critici della proposta del governo secondo Arcigay: le coppie con un partner extracomunitario, in forte aumento nel nostro paese, sono fortemente penalizzate: se quelle eterosessuali possono sanare col matrimonio situazioni spesso difficilissime, quelle lesbiche e gay rischiano costantemente la separazione. La successione nel contratto d’affitto dopo tre anni è in palese contrasto con la sentenza della corte Costituzionale del 1988 che ha sancito che il partner more uxorio può subentrare immediatamente nel contratto. I tempi previsti per i trattamenti previdenziali e per i diritti successori sono enormi se commisurati alla durata media dei matrimoni in Italia. Impedire che si possa dichiarare una convivenza con l’amministratore di sostegno significa chiudere gli occhi di fronte alla realtà, dato che spesso l’amministratore di sostegno è proprio il coniuge o il convivente.
Poco entusiasmo anche da parte di Aurelio Mancuso, Presidente della Lega Italiana delle Famiglie di Fatto (LIFF) che parla di “Un provvedimento confuso, preoccupato di non riconoscere la dignità sociale delle coppie di fatto, composto da un articolato che in alcuni casi rimanda a scelte successive (pensione di reversibilità della pensione) per altri introduce evidenti tratti discriminatori (ben 9 anni di convivenza per accedere alla successione, assistenza sanitaria non garantita, ricongiungimento del patner straniero solo se in possesso di permesso di soggiorno), Si potrà valutare meglio l’intero impianto, quando finalmente verrà reso pubblico, ma fin da ora è chiaro che è necessario scendere in piazza affinché in Parlamento, questo mostriciattolo venga profondamente cambiato.
Grazie alla caparbietà della ministra Barbara Pollastrini, Francesco Rutelli non ha potuto far saltare il tavolo, imponendo di non discutere mai più della materia. Ma ora, le proposte iniziali della ministra, di tanta parte delle forze politiche di maggioranza e, di una fetta dell’opposizione, devono poter determinare un vistoso rimaneggiamento del disegno di legge. Perché è inutile elencare dei diritti e poi non dare la possibilità concreta di potevi accedere. La Liff – continua Mancuso – insieme a tutto il movimento lgbt italiano, le cittadine e i cittadini laici e libertari, invita a partecipare alla grande manifestazione nazionale prevista per il 10 marzo a Roma dal titolo “Sveglia è l’ora dei diritti”.

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