Arcigay, ecco come cambierà. Forse

Dallo spostamento di sede a Roma alle modalità di elezione del Presidente. In vista del Congresso di febbraio i dirigenti propongono alcune modifiche allo statuto. Di che si tratta? Ecco le proposte.

Dentro Arcigay si affilano le armi in vista del congresso di febbraio, quando la parola passerà ai delegati nominati o eletti nelle varie assemblee delle associazioni locali e provinciali. Starà a loro eleggere i nuovi dirigenti e decidere la linea politica, possibilmente più efficace, da portare avanti nei prossimi anni. Passato il termine del 30 novembre, ultimo giorno utile per presentare mozioni, candidati e proposte di modifiche allo statuto, è possibile fare un bilancio di quel che saranno gli argomenti sul tavolo a Perugia i prossimi 12, 13 e 14 febbraio.

Un uomo solo in corsa – Un primo dato riguarda le candidature alla presidenza. La mozione Essere Futuro è risultata l’unica a contenere anche il nome di un candidato, quello dell’attuale presidente di Arcigay Sicilia Paolo Patanè. Diverso per la mozione Inarrestabile Cambiamento: i promotori hanno deciso di ritirare la candidatura di Enrico Fusco in aperta polemica con il sistema di interessi che muoverebbero i dirigenti dell’associazione. A meno che non ci siano delle sorprese dell’ultimo minuto, Patanè – che di fatto è il candidato unico – si avvia così ad essere eletto alla poltrona più alta di Arcigay.

La sede da Bologna a Roma – Il secondo aspetto su cui vale la pena soffermarsi è il contenuto delle proposte di modifica statutaria. Si tratta in alcuni casi di cambiamenti tutt’altro che marginali. Maurizio Cecconi, ad esempio, consigliere nazionale di Arcigay oltre a proporre di trasferire la sede legale dell’associazione, che oggi è ospite dello storico Cassero di Bologna, nella più centrale Roma, propone anche un’inversione di rotta rispetto all’epoca dei rimborsi spese gonfiati e agli stipendi di presidente e segretario. "Tutte le cariche elettive – recita la proposta di modifica di Cecconi – sono da ritenersi svolte a titolo completamente gratuito ed economicamente non oneroso per l’Associazione".

L’abolizione dei presidenti onorari – C’è spazio anche per la proposta di abolizione della carica di Presidente Onorario, attualmente prevista dall’art.20 dello Statuto e riservata agli ex presidenti. A presentarla è stato l’attuale presidente Aurelio Mancuso, che già aveva manifestato la sua volontà di rinunciare a tale carica nonostante il Consiglio Nazionale, cioè l’organo eventualmente designato a conferirla, non si fosse ancora mai espresso in tal senso.

Il conflitto di interessi – Per marcare ancora di più la linea del "distinti e distanti dai partiti", Patanè ha presentato una proposta per evitare una sorta di conflitto di interessi fra chi ricopre una carica elettiva all’interno di Arcigay e il mondo della politica. In particolare non potranno essere eletti colo che già ricoprono le cariche "di consigliere comunale, provinciale, regionale o di parlamentare italiano o europeo" o più in generale di chi ricopre "incarichi esecutivi in partiti o Istituzioni". "Se durante il proprio mandato – si legge nella proposta di Patanè – il Presidente nazionale o il Segretario nazionale o un componente della segreteria nazionale accettano di candidarsi ad una delle suddette cariche devono preventivamente dimettersi, in caso contrario sono considerati decaduti al momento dell’accettazione della candidatura."

La modalità di elezione di Presidente e Segretario Nazionale – La modifica statutaria forse più radicale arriva da Riccardo Gottardi, segretario nazionale dell’era Mancuso. La proposta rivoluziona in questo caso la modalità di elezione delle due personalità più influenti di Arcigay: il segretario nazionale e il presidente. Eletti fino ad oggi tramite una votazione congressuale, proprio come avverrà durante l’assise di Perugia, le due alte cariche saranno scelte direttamente dal Consiglio Nazionale, l’organo più politico di Arcigay, in caso venisse approvata la modifica. A seconda dei punti di vista, con questa modifica ci sarà un indebolimento o un rafforzamento delle due cariche".

Se oggi la Segreteria non funziona in modo soddisfacente", scrive Gottardi, "si possono cambiare alcuni o tutti i suoi componenti". Ma nel caso del presidente dovrebbe essere riconvocato il congresso, "una situazione estrema che configura una forte crisi istituzionale non solo per il Consiglio nazionale ed il Presidente nazionale, ma per tutta l’associazione".

«È una proposta che non mi piace – dice Paolo Patanè -. Ho la sensazione che si rischi di indebolire e ridimensionare il ruolo del Congresso e di allontanare ulteriormente la base dal resto dell’associazione.»

Di parere simile anche Enrico Fusco: «In un momento dell’associazione come quello attuale – afferma Fusco -, approvare la nomina del presidente e del segretario da parte del Consiglio Nazionale esporrebbe queste due figure a una costante pressione da parte dei consiglieri e li renderebbe ostaggi della maggioranza espressa dal Consiglio Nazionale. Noi di Inarrestabile cambiamento abbiamo proposto l’introduzione della sfiducia da parte del Consiglio, che in questo modo dovrebbe riconvocare il congresso per nominare un nuovo segretario e un nuovo presidente. la sovranità rimarrebbe agli eletti nei comitati locali».

Giudizi duri da parte degli autori di Essere Futuro e Inarrestabile Cambiamento, che di sicuro non semplificano l’approvazione della proposta-Gottardi, che a molti appare come un ultimo colpo di reni di chi ha guidato l’associazione fino a ieri e che non vede di buon occhio entrambe le mozioni e soprattutto l’unico candidato presidente, Paolo Patanè, contro cui sembra essere diretto questo emendamento.