ARCIGAY ED ELEZIONI

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Intervista a Sergio Lo Giudice presidente nazionale.

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Incontriamo Sergio Lo Giudice a Bologna nel giorno del suo compleanno. Quarantenne, insegnante, è da 3 anni Presidente Nazionale di Arcigay, successore di quel Franco Grillini che dopo alcuni momenti di empasse sembra avviato ad essere il primo leader del movimento gay italiano a diventare deputato della Repubblica Italiana.

Sergio, parlaci un pò di questa candidatura di Franco. Perchè è così importante e perchè vi siete schierati in maniera così forte come Arcigay?

La candidatura di Franco apre una prospettiva nuova nei rapporti fra il movimento omosessuale italiano e la politica. Finora i nostri punti di riferimento in Parlamento erano deputati e senatori (per lo piu’ deputate e senatrici, a dire il vero) che, al di la’ del loro orientamento sessuale e della maggiore o minore condivisione delle nostre lotte consideravano la questione omosessuale, nel migliore dei casi, un tema rilevante in mezzo a tanti altri. L’elezione di Grillini in Parlamento rappresenterà, per la prima volta, uno strumento dell’intero movimento per intrevenire dal di dentro nelle dinamiche parlamentari, esercitando quell’azione di pressione per il riconoscimento dei nostri diritti che oggi risulta assai difficoltosa,

Quale sarà l’atteggiamento di Arcigay durante la campagna elettorale? Chi sosterrete?

Sosterremo in primo luogo i candidati espressione del movimento: al proporzionale, oltre a Grillini in Emilia Romagna epr i DS, la presidente di Arcilesbica Titti De Simone in Toscana, Campania ed Emilia col PRC , e il leader storico del movimento Giampaolo Silvestri, in Lombardia per il Girasole. Ma anche Nichi Vendola, Ezio Menzione a Pisa, Roberto Aere a Verona, tutti e tre candidati con Rifondazione. Riguardo alle liste proporzionali, sosterremo i partiti che hanno dato risposte chiare alle nostre richieste programmatiche: Verdi, Comunisti Italiani, DS e Rifondazione.

Ma voglio spezzare una lancia anche in favore della candidatura di Luca Coscioni per la Lista Bonino: Coscioni, affetto da sclerosi laterale amiotrofica, è diventato simbolo della libertà della ricerca scientifica contro i veti oscurantisti del Vaticano che impediscono la ricerca scientifica sulle celluile embrionali. Una battaglia di libertà che è anche la nostra.

Domenica scorsa avete avuto Consiglio Nazionale di Arcigay. Come sta l’associazione?

Ottimamente, grazie. Domenica abbiamo ratificato la nascita di due nuovi circoli: Arcigay Ora di Roma e Arcigay Circo Massimo di Ferrara. Stiamo seguendo quattro progetti europei contro le discriminazioni e sulla prevenzione all’Aids. Le strutture ricreative affiliate hanno superato la cinquantina. L’unico problema (oltre a quello dei fondi, cronicamente pochi) è una carenza di militanza nei circoli, per cui approfitto per lanciare per l’ennesima volta un appello: dateci una mano a difendere le libertà di tutti. Tesseratevi ai nostri circoli politici e date qualche ora del vostro tempo per le nostre iniziative.

Sbaglio o è la prima volta che Arcigay lancia una vera e propria campagna nazionale di tesseramento?

Perlomeno è la prima da molti anni. vogliamo ridare senso all’adesionme all’associazione: spiegare che Arcigay è una casa comune in cui la voce di ognuno è ascoltata. Chi crede, come ogni tanto si sente dire in giro, che Arcigay è gestita da una specie di casta chiusa di professionisti della politica, sappia che si sbaglia. Per chi si impegna in asociazione il rischio, casomai, è di essere subito coinvolti in ruoli di responsabilità!

Dicevi della nascita di una nuova Arcigay a Roma, dopo le vicende dell’anno scorso con l’espulsione del circolo che aveva appoggiato Storace. Cosa ne pensi?

E’ un percorso durato molti mesi che ho seguito personalmente.oggi a Roma c’è un gruppo attivo e molto motivato che credo riuscirà a ridare il giusto significato alla presenza di un circolo politico Arcigay nella capitale.

A Roma nel Mario Mieli sono dimissionari Imma Battaglia e tutto il direttivo. Sono segnali in ogni caso non positivi. Pensi che siamo agli inizi di una nuova fase nei rapporti tra Arcigay e Mario Mieli?

Non lo so. Staremo a vedere. Per quanto mi riguarda, il mio atteggiamento nei confronti del Mieli e’ lo stesso di tre anni fa, quando ho assunto la presidenza dell’Arcigay: sono convinto che sarebbe utile per l’intero movimento un sereno rapporto di collaborazione attiva fra noi e il Mieli, e per questo ho lavorato, non sempre con successo, in questi tre anni. Spero che la prossima dirigenza del Mieli condivida finalmente questo obiettivo.

Concludiamo coi Gay Pride. Milano sembra avere rinunciato, almeno per quest’anno, a progetti ambiziosi di un Village e Roma sta vivendo questa crisi interna al Mieli. Avremo due Pride forti, o due debolissimi? E Arcigay dove andrà?

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