Arcigay: presenti in Italia associazioni che utilizzano le terapie riparative

Occorre riproporre la legge che vieta queste terapie, ma con l’attuale maggioranza sarebbe impossibile.

A lanciare l’allarme è il presidente onorario di Arcigay, Sergio Lo Giudice. Secondo l’ex senatore PD, in Italia ci sarebbero della associazioni legate alla Chiesa che sosterrebbero le terapie riparative, adottandole per trattare le persone omosessuali. Tali terapie, come già detto, sono dannose in quanto possono portare stati d’ansia, depressione e tentativi di suicidio, inoltre non godono di nessuna dimostrazione scientifica. E per questo motivo, diversi Stati in tutto il mondo hanno approvato delle leggi ad hoc per vietare a questi metodi. Ultimo Stato è quello di New York. In quell’occasione, il governatore democratico Andrew Cuomo, aveva parlato di una “pratica infondata e dannosa“.

In Italia una legge che bandisce le terapie riparative non è presente, anche per il fatto che non si sono mai registrate associazioni che le mettono in pratica. Nonostante questo, Sergio Lo Giudice, allora senatore, aveva proposto un ddl che però non è mai stato discusso. Secondo l’attivista LGBT, non era possibile approvare un testo simile con quella maggioranza. Con quella odierna, invece, il tempo delle riforme sarebbe addirittura finito.

L’associazione Courage torna nel mirino

Quando si parla di terapie riparative in Italia, si parla sempre di Courage. Si tratta di un apostolato della Chiesa Cattolica, la quale “offre accompagnamento spirituale alle persone con attrazione per lo stesso sesso“. Ma nel sito, oltre a questo si specifica anche che si punta ad “andare oltre i confini dell’identità omosessuale” seguendo “una vita interiore di castità“. L’associazione ha ribadito nel corso dello scorso anno che loro offrono solamente un aiuto spirituale, ma non utilizzano né consigliano le terapie riparative per “corregge” una persona omosessuale.

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Inoltre, lanciano un consiglio: “Per le terapie rivolgetevi ai medici cattolici“. Quest’ultimi, però, hanno già negato ogni coinvolgimento, rifiutando l’uso di tali pratiche. Tornando sul sito di Courage, invece, si può trovare una sezione intitolata “Un’Appropriata terapia” (visitabile a questo link). Qui troviamo le affermazioni del vescovo Reig Pla:la particolare inclinazione della persona omosessuale è oggettivamente disordinata“. E’ “moralmente obbligatorio disporre tutti i mezzi legittimi per correggere tale inclinazione“.

Una parte della pagina del sito di Courage Italia
Una parte della pagina del sito di Courage Italia

Le distanze delle 2 associazioni citate sulle terapie riparative

L’Agi ha intervistato il presidente dell’Atc Francesco Bungaro in merito al link della sua associazione sul sito di Courage Italia. Ha immediatamente preso le distanze da queste pratiche. “Non ritengo valida la terapia di conversione. Se una persona ha un disturbo conclamato è un discorso diverso, sia che sia omosessuale che eterosessuale” ha spiegato. Dello stesso parere anche Tonino Cantelmi, psichiatra e presidente dell’Aippc. Cantelmi ha ribadito il suo no alle terapie riparative, confermando la posizione dell’associazione, presa ancora nel 2010.

Courage Italia non ha mai voluto rispondere ad alcuna domanda, e nonostante abbia confermato che non promuove le terapie, rimangono molti dubbi su quale sia la sua “modalità” per convertire un omosessuale. Silenzio anche dal ministero della Salute e dalla sua ministra Giulia Grillo, che non si è mai espressa in merito.