“ARCIGAY NON È TUTTI I GAY”

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Il Sindaco di Grosseto Alessandro Antichi torna sulla polemica suscitata dal voto in Comune contro la legge antidiscriminazione. E attacca: "è solo un provvedimento di facciata". Intervista esclusiva.

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GROSSETO – La polemica tra Arcigay, sinistra toscana e centrodestra in merito al “no” del Consiglio comunale di Grosseto al disegno di legge antidiscriminazione aveva infiammato la discussione politica a gennaio. Il sindaco di Grosseto Alessandro Antichi, bersaglio di dure critiche da parte dell’On. Franco Grillini, di Claudio Martini e di Giuliano Amato, risponde ora “a bocce ferme”, bacchettando il Governatore della Toscana, il centrosinistra e aprendo al mondo gay. Ma dice, “Attenti, è solo un’operazione di facciata”. L’intervista in esclusiva.
Patrocinio nella giornata della memoria, sua presenza alle iniziative dell’Arcigay. Crisi superata tra il Comune di Grosseto e il mondo gay?
Tra il Comune di Grosseto ed il “mondo gay” non c’è mai stata crisi. O meglio, se c’è stata, essa è stata del tutto unilaterale, nel senso che è dipesa unicamente dall’atteggiamento assunto dall’Arcigay nei miei confronti. Per quanto mi riguarda ho ritenuto giusto continuare ad assicurare il sostegno dell’Amministrazione alle iniziative culturali dell’associazione.
Chi sono per lei gli omosessuali?
Cittadini che, come chiunque altro, hanno il diritto di perseguire la propria ed altrui felicità ed il dovere di contribuire al benessere della comunità in cui vivono.

Considera la comunità GLBT interlocutrice affidabile delle istituzioni pubbliche?
Certamente. Il problema, semmai, è: chi rappresenta la comunità GLBT? Chi ne può interpretare le esigenze e farsene portatore nei confronti delle istituzioni? In termini politici: può una singola associazione (l’Arcigay) attribuirsi il diritto di rappresentanza esclusiva di un mondo tanto esteso e disomogeneo?
Qual è il suo giudizio sulla proposta di legge regionale contro le discriminazioni er orientamento sessuale e identità di genere?
Il più delle volte si tratta di mere petizioni di principio, senza alcuna seria misura concreta. In alcuni casi basterebbero semplici misure amministrative, che avrebbero potuto essere adottate da tempo – se solo ve ne fosse stata la volontà – da parte della burocrazia regionale. Una operazione di facciata, insomma.
Lei ha accusato la sinistra e l’Arcigay della Toscana di arroganza nei suoi confronti. La loro polemica nasceva dalla sua assenza in consiglio comunale al momento della votazione della legge. Non ha pensato che ciò potesse dare adito a molti equivoci?
Per prima cosa, il Consiglio Comunale non ha espresso alcun voto sulla “legge antidiscriminazione” da tempo annunziata – ma non ancora discussa – in Consiglio Regionale. Infatti il Comune non ha alcuna competenza in materia né alcuna influenza sul processo decisionale. Il Consiglio si è limitato a discutere una mozione di sostegno al progetto di legge e si è espresso negativamente non già per contrarietà al principio di pari opportunità in relazione alle diverse scelte di vita, che non è in discussione, ma perché ha ritenuto non idonee le misure proposte per assicurare in concreto l’effettività di tale diritto. Solo chi si pone in una prospettiva non istituzionale, ma squisitamente politica, ha difficoltà a comprendere la mia scelta di non partecipare a qualsiasi discussione consiliare che non investa questioni di carattere amministrativo. Il Sindaco non rappresenta una parte politica o la maggioranza che lo sostiene in Consiglio Comunale, ma la Città e quindi tutti i cittadini: ha il preciso dovere di tenere l’Istituzione fuori dalle questioni di parte, in ordine alle quali siano ammissibili e legittimi diversi punti di vista.
E’ sorpreso del fatto che il “caso” di Grosseto – con le dichiarazioni di Franco Grillini e Giuliano Amato – abbia avuto tanta risonanza nei media?
Non esiste alcun “caso Grosseto”, bensì un’evidente volontà della sinistra toscana di accreditarsi come paladina dei diritti civili screditando il centro-destra. L’attacco frontale di cui sono stato oggetto serve solo a distogliere l’attenzione dai ritardi nell’approvazione del progetto di legge in Regione e a mascherare l’insufficienza delle misure di tutela ivi contenute. Credo del resto che vi sia una sostanziale differenza tra affermare e condividere un principio che non è in discussione e consentire su uno specifico mezzo di tutela. E’ ammessa una discussione al riguardo? E’ ammesso dissentire, porre dubbi? Oppure si tratta di materia oggetto di dogma, da accettare in blocco (con la dovuta deferenza), pena l’esecrazione dei nuovi benpensanti e l’apposizione del marchio d’infamia di “fascisti”? Invidio quelli pronti a giurare “in verba magistri” e alla indignazione a senso unico; d’altra parte invidio le loro ingenue certezze e la semplicità con cui dividono il mondo in buoni e cattivi. Conservo il dubbio che gli eredi di una delle esperienze storiche più illiberali del novecento abbiano partorito questa proposta di legge solo per propaganda, senza convinzione e senza una adeguata riflessione sulle conseguenze di un ipertrofico apparato di tutele spesso solo formali. Credo che sia lecito discutere su ciò che è meglio fare senza delegittimare l’interlocutore.
Una proposta concreta dell’Amministrazione di Grosseto alla comunità GLBT, dalla quale ripartire per migliorare la qualità di vita delle persone gay.
Individuiamo insieme singoli problemi concreti in ordine ai quali il Comune abbia una reale possibilità di fare qualcosa di positivo per la qualità della vita delle persone omosessuali: apriamo un tavolo di dialogo e confronto; i risultati non mancheranno. Credo fermamente che ogni pubblica amministrazione abbia non tanto il dovere, quanto la necessità di assumere direttamente dai cittadini ogni possibile input (informazioni, suggerimenti, critiche ecc.) che possa meglio orientare l’attività amministrativa. Spero a questo punto nella disponibilità dell’Arcigay.

di Dario Remigi

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