Arcigay: sì ai diritti gay da molti candidati alle primarie

La percentuale di chi si è detto favorevole ai matrimoni gay tra i candidati del PD alle primarie supera l’80% e il 90% tra quelli di SEL. I futuri parlamentari si trovano a disagio sui temi trans.

Leggi chi sono i candidati lgbt alle primarie del PD e di SEL

Arcigay ha chiesto, i candidati alle primarie per il parlamento di PD e SEL hanno risposto. "Hanno detto sì al matrimoni tra persone dello stesso sesso, all’adozione, a una legge contro omofobia e transfobia, alla distribuzione di condom nei luoghi pubblici e a interventi per migliorare la salute della comunità lgbt". La maggioranza dei candidati che hanno risposto ad un questionario diffuso dall’associazione nei giorni scorsi – primo tentativo di monitoraggio del rapporto tra politici italiani e diritti lgbt – "ha espresso il suo sostegno e impegno per garantire pieni diritti a omosessuali, lesbiche e trans".

"Fra le garanzie che Arcigay chiedeva per la prossima legislatura, su temi come matrimonio, salute, omogenitorialità, omofobia, problematiche legate ai diritti delle persone trans, il dato che emerge riguarda proprio il matrimonio per gay e lesbiche", fanno sapere dell’associazione. Supera l’80% dei consensi tra i candidati del PD e il 90% tra quelli di SeL "la percentuale di chi si è detto favorevole all’estensione dell’istituto del matrimonio alle persone omosessuali".

Un altro dato di indubbio rilievo è il 95% del consenso dei candidati all’estensione della Legge Mancino ai reati di omofobia e transfobia. Tra i dati raccolti spiccano poi, oltre all’interesse per dare finalmente una soluzione alle difficoltà di mamme e mamme e papà e papà omosessuali, anche il consenso unanime sulla abolizione della legge 40, sul ritorno all’informazione sessuale nelle scuole e su di una strategia nazionale di accesso al test hiv/aids, e molto altro.

Storie

Ricongiungimento familiare negato a coppia gay: cittadini di serie B anche ai tempi del Covid 19

Lontani da 3 mesi, a 2100 km di distanza, perché lo Stato non riconosce una coppia gay come famiglia che può riunirsi.

di Alessandro Bovo